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Ipotesi di super eruzione planetaria

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
20 Apr 2025 - 08:54
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Magazine
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Immaginiamo che nel cuore di NORD AMERICA, sotto la caldera di YELLOWSTONE, si accumuli un volume di MAGMA pari a oltre mille chilometri cubi. Questa massa silicea, surriscaldata a più di 850 °C, esercita una pressione crescente sulle rocce di copertura. All’improvviso la volta cede: nasce una SUPERERUZIONE di indice VEI 8, cioè mille volte più potente dell’evento del MOUNT ST. HELENS nel 1980. La colonna eruttiva, alta 35 km, spinge CENERE e gas solforati nella STRATOSFERA, uno strato dove i venti a getto abbracciano l’intero globo. Confesso che, da geologo, il solo pensiero di un simile cataclisma mi genera un misto di timore e fascinazione.

 

Dinamica geologica di un evento VEI 8

Una SUPERERUZIONE nasce da un serbatoio magmatico lungo decine di chilometri. Il degassamento rapidissimo provoca un’espansione esplosiva: rocce, pomici e gas accelerano a centinaia di metri al secondo. In pochi minuti si sviluppa un ombrello eruttivo che copre un’area vasta come TEXAS. I flussi piroclastici inceneriscono ogni forma di vita nel raggio di 200 km, mentre la caldera collassa generando fosse profonde centinaia di metri. Studi del RAND CORPORATION mostrano che il tasso d’emissione può superare 10⁹ kg/s, un vero “fiume” incandescente proiettato verso il cielo.

 

Trasporto di cenere nella stratosfera

Una volta in quota, le particelle di ASH e gli aerosol di SO₂ iniziano un viaggio circumpolare. Venti occidentali spingono la nube verso EUROPA, AFRICA e infine ASIA in due settimane. Sulle città di PARIGI, LONDRA e BERLINO cadono 3 mm di tefra vitrea, sufficiente a graffiare turbine a reazione e oscurare i pannelli solari. Dopo un mese, la cappa raggiunge OCEANIA e si chiude l’anello attorno al Pianeta. Gli scienziati del USGS precisano che perfino un’eruzione meno estrema potrebbe imbiancare buona parte del continente nord‑americano e l’alta atmosfera dell’emisfero settentrionale.

 

Impatto climatico globale

Gli aerosol di acido solforico riflettono la radiazione solare. Modelli pubblicati sul Journal of Climate suggeriscono che il raffreddamento massimo, pur in presenza di decine di gigatonnellate di SO₂, difficilmente supererebbe 1,5 °C, ma questa soglia basterebbe a decimare raccolti di mais e riso in SUD‑EST ASIATICO e MIDWEST statunitense. L’innesco di feedback marini – aumento del ghiaccio marino e indebolimento della circolazione atlantica – prolungherebbe l’inverno vulcanico per cinque anni, con ripercussioni su monsoni e correnti a getto. Mi sorprende sempre come i processi atmosferici fungano da sistema di ventilazione planetaria: basta un plume equatoriale per modulare l’energia che scalda la troposfera.

 

Conseguenze socio‑economiche e sanitarie

La CENERE finissima, tagliente come vetro, penetra negli alveoli polmonari, irrita le congiuntive e compromette la fotosintesi delle colture. Gli aeroporti di NEW YORK, TOKYO, DUBAI e SYDNEY restano a terra per settimane; le catene logistiche globali collassano, con ripercussioni sui mercati di semiconduttori e grano. Nei primi dodici mesi i modelli macro‑economici stimano una contrazione del PIL mondiale superiore al 10 %. Sul piano umanitario, si contano decine di milioni di sfollati “climatici”, costretti a cercare nuove terre coltivabili in SUD AMERICA e nelle steppe d’alta quota dell’AFRICA ORIENTALE.

 

Capacità di previsione e mitigazione

Fortunatamente la tecnologia offre margini di allerta. Il YELLOWSTONE VOLCANO OBSERVATORY dispone di GPS millimetrici e radar satellitari che rilevano rigonfiamenti inferiori a 2 cm. Gli studiosi stimano che segnali precursori – sciami sismici intensi, deformazioni accelerate, aumento di GAS magmatici – darebbero una finestra di settimane o mesi. Tuttavia predisporre evacuazioni di massa da WYOMING, MONTANA e IDAHO richiederebbe una logistica senza precedenti. Personalmente credo che occorra un coordinamento sovranazionale, sul modello dell’IPCC, dedicato ai rischi vulcanici: la minaccia non conosce frontiere, come insegna l’ash cloud del EYJAFJALLAJÖKULL nel 2010.

 

Scenari alternativi e riflessioni personali

Non è detto che la prossima SUPERERUZIONE avvenga a YELLOWSTONE. Il sistema dei CAMPI FLEGREI in ITALIA MERIDIONALE, il LAGO TAUPŌ in NUOVA ZELANDA o la caldera di TOBA in INDONESIA mostrano cicatrici di eventi analoghi. I ricercatori di NATURE COMMUNICATIONS hanno documentato deformazioni crescenti nella piana campana, segnale che la litosfera può ancora generare fenomeni cluster di magnitudo 7.

 

Se la prossima esplosione avvenisse ai tropici, la distribuzione delle polveri riguarderebbe entrambi gli emisferi, con un impatto climatico forse più esteso ma più breve, grazie alla circolazione di Hadley.

 

Concludendo, l’ipotesi di un’eruzione capace di oscurare quasi l’intero cielo terrestre non è fantascienza: la geologia custodisce prove di cataclismi avvenuti 74 000 anni fa con TOBA e 26 000 anni fa con TAUPŌ. Ma la probabilità annua resta bassa, circa 6,7 × 10⁻⁵, l’equivalente di un colpo di dadi su 15 000 lanci. Sapere che il rischio esiste mi spinge, come cittadino, a sostenere la ricerca e le reti di monitoraggio. Viviamo su un pianeta dinamico: le sue meraviglie geotermiche ci offrono energia e paesaggi incredibili, ma ci ricordano anche che la nostra civiltà dipende da un sottile equilibrio di temperatura, luce e aria pulita. Prepararsi alla prossima SUPER ERUZIONE, per quanto remota, significa rendere più resiliente tutto il sistema terrestre che chiamiamo casa.

 

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Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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