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Il Vesuvio: future eruzioni del “vulcano” tra i più cattivi al Mondo

Il Vesuvio: storia delle eruzioni e valutazioni scientifiche attuali

Giovanni De Laurentis di Giovanni De Laurentis
13 Mag 2025 - 11:50
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Magazine
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Un gigante dormiente alle porte di Napoli

(TEMPOITALIA.IT) Il Vesuvio, maestoso e inquietante al tempo stesso, domina il paesaggio della Campania e dell’intera area metropolitana di Napoli. È uno dei pochi vulcani attivi dell’Europa continentale e tra i più pericolosi del pianeta, non solo per la sua potenza distruttiva, ma anche per l’elevatissima densità abitativa che lo circonda. La sua attività ha segnato profondamente la storia geologica e culturale del bacino del Mediterraneo, rendendolo uno dei soggetti più studiati dalla vulcanologia moderna.

L’eruzione del 79 d.C.

L’evento che ha cristallizzato il Vesuvio nell’immaginario collettivo mondiale è senza dubbio l’eruzione del 79 d.C., narrata con drammatica precisione dallo scrittore romano Plinio il Giovane. In quell’occasione, una colonna eruttiva alta oltre 30 chilometri si innalzò nel cielo, riversando su Pompei, Ercolano e Stabiae una pioggia letale di cenere e lapilli, seguita da ondate piroclastiche incandescenti che cancellarono intere comunità. Questo evento ha dato origine al termine “eruzione pliniana”, oggi usato in vulcanologia per descrivere eruzioni esplosive di simile intensità (https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0377027308003290).

 

Attività eruttiva tra XVII e XX secolo

Dopo un lungo periodo di quiescenza durato più di un millennio, il Vesuvio si risvegliò nel 1631, dando vita a un’eruzione devastante che causò la morte di circa 4000 persone e la distruzione di numerosi centri abitati. Da quell’anno e fino al 1944, il vulcano ha vissuto una fase di attività persistente, con eruzioni di intensità variabile quasi ogni decennio.

L’ultima eruzione risale al marzo 1944. In pieno contesto bellico, mentre gli alleati erano presenti nella regione, il Vesuvio emise lava e ceneri che distrussero i paesi di San Sebastiano, Massa di Somma e Cercola. Morirono 26 persone e diversi aerei dell’aviazione americana furono danneggiati dalla caduta di materiale vulcanico sull’aeroporto di Capodichino.

Da allora, il Vesuvio è entrato in uno stato di quiescenza che si protrae da oltre 80 anni: uno dei più lunghi nella sua storia documentata.

 

Monitoraggio e sorveglianza

Il Vesuvio è oggi uno dei vulcani più monitorati al mondo, grazie all’attività dell’Osservatorio Vesuviano, fondato nel 1841 e attualmente parte dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). La rete di sorveglianza utilizza una fitta maglia di strumenti che rilevano in tempo reale parametri geofisici e geochimici:

  • Sismicità locale e profonda
  • Deformazioni del suolo attraverso GPS e tiltmetri
  • Flussi di gas (CO₂, SO₂) dalle fumarole
  • Composizione chimica delle acque sotterranee
  • Variazioni gravitazionali e magnetiche

Secondo i bollettini periodici dell’INGV, il vulcano si trova in livello di allerta base, con attività sismica debole e sporadica, assenza di deformazioni significative, emissioni fumaroliche modeste e stabili, e assenza di variazioni critiche nella geochimica dei fluidi (https://www.ov.ingv.it/ov/it/).

 

Lungo silenzio: segnale di pericolo?

La letteratura scientifica è concorde nel considerare il lungo periodo di quiescenza come un possibile elemento di rischio. Secondo uno studio di Cioni et al. (2008), pubblicato sul Journal of Volcanology and Geothermal Research, il Vesuvio segue un ciclo di attività in cui lunghi intervalli di inattività possono precedere eruzioni particolarmente violente (https://doi.org/10.1016/j.jvolgeores.2008.11.015).

Anche Scandone et al. (2008), nello stesso journal, sottolineano come il silenzio vulcanico non vada interpretato come una garanzia di sicurezza, bensì come un accumulo potenziale di energia magmatica in profondità.

Uno studio più avanzato condotto da Mastrolorenzo et al. (2006) e pubblicato su PNAS ha elaborato diversi scenari di eruzione, evidenziando la possibilità di flussi piroclastici ad alta velocità che potrebbero raggiungere la cintura urbana di Napoli in pochi minuti, con conseguenze devastanti (https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.0607477103).

 

La camera magmatica del Vesuvio

L’Università di Napoli Federico II e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) hanno individuato, mediante tecniche geofisiche, la probabile esistenza di una camera magmatica tra 8 e 10 chilometri di profondità sotto il cratere. Analisi condotte attraverso tomografia sismica e gravimetria suggeriscono un lento processo di ricarica magmatica, che tuttavia non ha ancora raggiunto soglie allarmanti.

 

Segnali precursori da osservare

I segnali che potrebbero anticipare una futura eruzione sono oggetto di studi costanti. Secondo De Natale et al. (2006) su Earth-Science Reviews, è possibile individuare una serie di fenomeni che, se osservati in simultanea o in rapida successione, potrebbero indicare un’imminente riattivazione del sistema eruttivo (https://doi.org/10.1016/j.earscirev.2006.05.002):

  • Incremento del numero e dell’energia dei terremoti locali
  • Sollevamento del suolo misurabile in centimetri o decimetri
  • Modificazioni nella composizione dei gas emessi
  • Aumento della temperatura delle acque termali
  • Formazione di nuove fratture e fumarole

In particolare, le simulazioni dell’INGV indicano che un’eruzione sarà molto probabilmente preceduta da settimane o mesi di attività anomala, rendendo potenzialmente possibile una evacuazione preventiva della popolazione.

 

Piano nazionale di emergenza

Il Dipartimento della Protezione Civile, in collaborazione con le autorità locali, ha elaborato un Piano Nazionale di Emergenza per il Vesuvio, aggiornato nel 2016. Questo prevede l’evacuazione della zona rossa, un’area che comprende 25 comuni e ospita oltre 600.000 persone.

La strategia si fonda sull’evacuazione cautelativa: in presenza di segnali precursori, la popolazione sarà allontanata prima dell’eruzione vera e propria. Ogni comune è stato gemellato con altre regioni italiane pronte ad accogliere i cittadini sfollati, e sono previste esercitazioni periodiche per testare i tempi e le modalità logistiche di evacuazione (https://rischi.protezionecivile.gov.it/it/vulcanico/vesuvio/piano-nazionale-emergenza/).

 

Contesto fragile

Il Vesuvio resta oggi silenzioso, ma non inattivo. Le sue fumarole, la lieve sismicità e il metabolismo geochimico delle sue acque rappresentano una finestra sul profondo, dove la materia magmatica continua a muoversi lentamente. In un’area tra le più urbanizzate d’Europa, la sfida della convivenza con il vulcano si gioca sull’anticipazione scientifica, sulla comunicazione del rischio e sull’organizzazione civile. (TEMPOITALIA.IT)

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Giovanni De Laurentis

Giovanni De Laurentis

Dopo aver frequentato il liceo scientifico, ha proseguito il proprio percorso accademico nel Regno Unito, dove si è laureato in Fisica presso l’University of Manchester all’età di 23 anni. Affascinato dalle dinamiche dell’atmosfera e dalle interazioni tra scienza e ambiente, ha poi conseguito un Dottorato (PhD) in Meteorologia presso l’University of Reading, uno dei principali poli di ricerca europei in questo ambito. Attualmente vive e lavora in Italia, dove si occupa di consulenza scientifica e supporto tecnico per applicazioni meteorologiche e fisiche nell’ambito industriale, collaborando con aziende e centri di ricerca per progetti che spaziano dalla modellistica ambientale alla progettazione di soluzioni innovative per l’industria.

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