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Yellowstone sotto continuo monitoraggio, qualcosa non convince

Yellowstone: allerta bassa, ma segnali geologici ambigui

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
15 Mag 2025 - 12:50
in A La notizia del Giorno, Magazine
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Il Parco di Yellowstone continua a essere monitorato con attenzione dagli scienziati dello USGS, che nel report aggiornato al 1 Maggio 2025 mantengono il livello di allerta a “normale”, senza segnalare anomalie preoccupanti. I dati principali confermano un’attività stabile. Durante il mese di Aprile, sono stati rilevati 46 eventi sismici, nessuno dei quali superiore a magnitudo 1.8 e nessun sciame sismico. Le misurazioni geodetiche mostrano una subsidenza regolare di 3 centimetri nell’area della caldera, un comportamento ormai tipico dal 2015.

Anche l’attività geotermica è nei parametri previsti, con l’eruzione minore dello Steamboat Geyser il 14 aprile, e nessuna anomalia nei gas emessi né nelle temperature rilevate. Tutti questi elementi rafforzano la posizione dell’USGS, che ribadisce: “Yellowstone è stabile e rientra nella variabilità storica”.

 

Tuttavia, alcuni ricercatori indipendenti e esperti accademici stanno osservando con crescente interesse fenomeni geofisici su scala continentale che potrebbero influenzare Yellowstone in modi ancora non completamente compresi.

Uno degli aspetti più discussi è il cosiddetto “stress migrante” proveniente dal rimbalzo post-glaciale della Baia di Hudson, in Canada. Secondo modelli geodinamici avanzati, il sollevamento della crosta terrestre in quelle aree, in seguito al ritiro dei ghiacci, potrebbe propagare vettori di stress verso il sud, passando per antichi sistemi di faglia fino a raggiungere il bacino tettonico dello Yellowstone Plateau. Alcune microfratture e tremori a bassa frequenza rilevati tra Febbraio e Marzo 2025 coincidono sospettosamente con la direzione di questi stress, sollevando ipotesi ancora speculative ma supportate da dati regionali.

 

Oltre alla componente tettonica, anche l’idrodinamica profonda del parco offre spunti di riflessione. L’aumento del rumore sismico di fondo in alcune zone geotermiche — specialmente attorno al Biscuit Basin, dove nel 2024 si era verificata un’esplosione idrotermale — è stato associato a un’intensa circolazione di gas profondi o movimenti di fluidi caldi in profondità. Questi segnali, difficili da decifrare, non indicano necessariamente un’attività magmatica in crescita, ma mostrano una complessità idrotermale in espansione, forse legata anche a variazioni nella permeabilità delle rocce o all’interazione con nuove sacche di gas.

Per questo, nuove reti di sensori avanzati sono in fase di sperimentazione e installazione, proprio per migliorare la capacità di distinguere tra segnali idrotermici e magmatici, una sfida ancora aperta per il monitoraggio vulcanico moderno.

 

Nonostante l’importanza globale del sito, fino a tempi recenti la rete sismica e geotermica era considerata insufficiente. Fino al 2022, solo un sismometro era operativo in aree strategiche ad alta attività geotermica. Il piano decennale 2022–2032 ha avviato un potenziamento tecnologico, ma la copertura rimane incompleta. In particolare, l’interpretazione del rumore geotermico — cruciale per prevenire eventi improvvisi — dipende ancora da modelli parziali e da dati frammentari.

 

Mentre lo USGS insiste sulla stabilità della situazione, alcuni esperti forniscono letture alternative. Il biologo Eric Wexler, ad esempio, sottolinea che alcuni animali reagiscono a stimoli sottili, come vibrazioni sotto i 20 Hz o variazioni elettromagnetiche che non rientrano nei protocolli di monitoraggio umano. Ken Sims, geochimico dell’Università del Wyoming, ridimensiona invece il rischio del supervulcano, puntando piuttosto l’attenzione su terremoti superiori a magnitudo 7 e esplosioni idrotermali localizzate, fenomeni che avrebbero comunque un forte impatto regionale.

 

A oggi, nessun parametro ufficiale indica un’imminente eruzione o un’escalation vulcanica. Tuttavia, le interconnessioni geodinamiche tra regioni distanti, i limiti tecnologici del monitoraggio e l’evoluzione dei segnali idrotermali alimentano un dibattito acceso nella comunità scientifica. Yellowstone continua a essere un laboratorio naturale, dove ogni variazione viene analizzata con scrupolo, proprio perché anche i segnali più ambigui potrebbero, in futuro, fare la differenza.

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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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