(TEMPOITALIA.IT) Non è più solo una questione di clima
Quando il termometro supera i 40 gradi già a GIUGNO, il problema non è più solo meteo. È economico, sociale e produttivo. L’anticiclone africano non schiaccia soltanto l’asfalto: comprime anche le giornate lavorative, distrugge i ritmi, scompagina gli orari, altera la sicurezza. E sta costringendo interi settori dell’economia italiana, soprattutto quelli esposti all’aperto, a ridefinire il concetto stesso di lavoro quotidiano.
Agricoltura: raccolti anticipati, turni dimezzati
Il primo comparto a soffrire è quello agricolo. Dalla PUGLIA alla SICILIA, passando per BASILICATA e SARDEGNA, il caldo improvviso e fuori scala di questi giorni anticipa le maturazioni, stressa le colture e obbliga a raccogliere all’alba, quando il sole è ancora basso. Gli operatori delle cooperative parlano già di campagne zootecniche ridotte e di giornate spezzate in due, con turni che saltano le ore centrali, perché semplicemente è impossibile stare sotto il sole tra le 11 e le 17.
Secondo i dati dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica (AIAB), gli agricoltori italiani stanno modificando i calendari operativi e accorciando le finestre di raccolta, con perdite di produttività superiori al 20% in alcune filiere. Non solo per la fatica fisica, ma anche per l’effetto devastante del calore sui macchinari: trattori, impianti di irrigazione e celle di conservazione vanno sotto stress prima ancora dell’alta stagione.
Cantieri e edilizia: lavoratori allo stremo, ma la sicurezza dov’è?
Anche nei cantieri il caldo cambia tutto. I muratori, i ponteggiatori, i tecnici dell’edilizia si trovano costretti a iniziare i turni all’alba e chiudere entro mezzogiorno, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia. In alcuni casi, come in CALABRIA e CAMPANIA, le imprese scelgono di sospendere del tutto le attività all’aperto, soprattutto se si lavora su coperture o impalcature metalliche. Le norme sulla sicurezza del lavoro esistono, ma non contemplano temperature come quelle attese nei prossimi giorni.
Il sindacato UILTEC ha già lanciato l’allarme, chiedendo al Governo una revisione del protocollo di emergenza climatica per i settori edili. Il rischio è che le ondate di calore sempre più precoci e violente diventino “il nuovo inverno del lavoro esterno”: periodi in cui, per motivi climatici, lavorare all’aperto non è più sostenibile.
Logistica e consegne: i rider nel forno d’asfalto
C’è poi il settore grigio, mobile, non regolato: quello dei rider, dei corrieri, dei fattorini. A differenza dei lavoratori agricoli o edili, non hanno pause contrattualizzate, non hanno turni anticipabili, non possono scegliere gli orari. Nei giorni in cui l’asfalto raggiunge i 50-55 gradi, le consegne continuano, ma con effetti devastanti: collassi da disidratazione, malori improvvisi, produttività azzerata e ritmi disumani.
Uno studio dell’European Trade Union Institute (ETUI) ha messo in evidenza come le condizioni di lavoro dei rider durante le ondate di calore siano tra le più precarie d’Europa, soprattutto nei Paesi mediterranei. In città come BARI, NAPOLI, ROMA, CATANIA, l’assenza di ombra, la densità del traffico e l’obbligo di rispettare tempi rigidi di consegna trasformano ogni pedalata in una corsa nel forno.
Lavoro ed economia al bivio climatico
Non si può più ignorare: il caldo modifica la produttività. Il Ministero del Lavoro spagnolo, in un documento recentemente condiviso con l’Agenzia Europea per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro (EU-OSHA), ha indicato che ogni grado sopra i 30 riduce la capacità di lavoro fisico del 10%. In Italia questi dati non sono ancora sistematici, ma le prime stime parlano già di danni economici a doppia cifra nei settori all’aperto, se si dovessero verificare le condizioni peggiori previste per questa estate. (TEMPOITALIA.IT)






