(TEMPOITALIA.IT) Come è noto, l’AMOC, ovvero la Circolazione Meridionale Atlantica, rappresenta una delle più importanti e complesse correnti oceaniche del pianeta. Essa costituisce uno dei principali motori della corrente del Golfo, il cui ruolo è fondamentale nella regolazione del clima globale. Tuttavia, a causa degli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici, questa struttura sta attraversando una fase di forte criticità. Si stanno infatti registrando ondate di calore oceanico anomalo anche nell’emisfero meridionale, dove vaste estensioni marine, pari a milioni di chilometri quadrati, mostrano temperature significativamente superiori alla media trentennale, in certi casi anche di oltre 4 °C. Si tratta di circostanze straordinarie, al limite dell’eccezionale, che sono potenzialmente in grado di modificare profondamente il percorso delle correnti oceaniche, influenzando di conseguenza l’intero equilibrio climatico del pianeta.
È un fatto ben noto che, nel corso degli ultimi anni, si sia parlato con particolare intensità della corrente del Golfo e dei pericoli connessi alla sua possibile attenuazione o, nel peggiore dei casi, al suo completo blocco.
In particolare, nei Paesi del Nord Europa, solo qualche mese fa, si è svolto un importante convegno che ha affrontato con grande serietà e rigore scientifico il tema della progressiva riduzione dell’intensità della corrente del Golfo. I relatori hanno discusso delle potenziali conseguenze climatiche che un tale scenario determinerebbe soprattutto nei territori dell’Europa settentrionale, dove si ipotizza che le temperature durante i mesi invernali possano subire un calo significativo e repentino. Ma le ripercussioni di un simile cambiamento non si limiterebbero al Nord: anche l’Europa mediterranea verrebbe investita da alterazioni notevoli. In quest’area si assisterebbe, con ogni probabilità, a un incremento di confluenze tra masse d’aria di natura e temperatura molto differenti. A nord dell’arco alpino e nelle regioni più prossime all’Europa settentrionale, l’aria risulterebbe decisamente più fredda rispetto a quella che vi soffia attualmente. Nel contempo, dal deserto del Sahara, continuerebbero a salire, come già accade oggi, masse d’aria calda, persino durante i mesi più freddi. Il bacino del Mediterraneo, inoltre, rimarrebbe relativamente caldo, accentuando così le differenze termiche.
Ciò implica che, nel momento in cui giungessero perturbazioni di origine settentrionale, esse risulterebbero notevolmente potenziate nella loro intensità e nella capacità di colpire con forza le nostre regioni, generando fenomeni meteorologici estremi. Parallelamente, l’ingresso di masse d’aria gelida, ancora più fredde rispetto a quelle trasportate attualmente dalle correnti di provenienza nord-occidentale o settentrionale, potrebbe dare origine a ondate di freddo di intensità superiore. In queste condizioni, la neve potrebbe tornare a cadere a quote molto basse durante l’inverno, arrivando persino ad interessare aree pianeggianti come la Pianura Padana.
Queste sarebbero le probabili conseguenze, persino in uno scenario globale caratterizzato da un forte riscaldamento climatico, come prefigurato dai principali centri di ricerca meteorologica e da chi si occupa in modo specifico degli studi sui mutamenti climatici in atto. (TEMPOITALIA.IT)







