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Home A La notizia del Giorno

Empatia in crisi con 40 gradi? Come il Meteo ci rende meno gentili

Antonio Romano di Antonio Romano
28 Giu 2025 - 18:40
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
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Quando l’aria è ferma, il sudore scorre e la testa pulsa sotto il sole, anche il più paziente degli individui può trasformarsi. Il caldo non colpisce solo il corpo, ma penetra nei gesti, nei toni di voce, nelle relazioni. Diversi studi internazionali indicano che le ondate di calore possono indebolire l’empatia, rendendoci più scontrosi, meno disponibili, e in certi casi anche più aggressivi.

E non si tratta solo di fastidio passeggero: le alte temperature alterano concretamente il modo in cui valutiamo le emozioni altrui, e quindi il modo in cui trattiamo le persone attorno a noi. Il tutto, senza nemmeno rendercene conto.

 

Caldo e stress: una chimica che cambia i rapporti umani

Con temperature superiori ai 30-32°C, il corpo umano entra in una condizione di stress termico. In questo stato, aumenta la produzione di cortisolo, l’ormone della tensione, mentre calano i livelli di ossitocina, la molecola associata alla fiducia e all’affetto. Si crea così una condizione biologica che ostacola l’apertura emotiva.

Un’indagine condotta dalla American Psychological Association ha evidenziato che, durante le estati particolarmente calde, i livelli di cortesia urbana scendono: più clacson, meno sorrisi, meno aiuti spontanei, più discussioni nei luoghi pubblici. Anche piccoli gesti, come cedere il posto sull’autobus o lasciare passare qualcuno nel traffico, diventano meno frequenti.

 

Il caldo ci rende più concentrati su noi stessi

Secondo i ricercatori della University of Cambridge, il caldo costante riduce la disponibilità cognitiva necessaria per preoccuparsi degli altri. Quando siamo accaldati, il nostro cervello si concentra su sé stesso, sulla ricerca di sollievo, sulla gestione del disagio fisico. Questo effetto porta a una sorta di chiusura temporanea dell’empatia, come se fosse troppo faticoso anche solo immaginare come si sente qualcun altro.

Anche il linguaggio si modifica: frasi più brevi, tono più secco, meno contatto visivo. Tutto contribuisce a una sensazione di distanza sociale, anche tra persone che normalmente hanno una relazione serena.

 

Ma è davvero colpa del caldo o solo una scusa?

Il caldo, però, non giustifica tutto. Le condizioni ambientali amplificano predisposizioni già esistenti. Se siamo già stressati, stanchi o poco propensi alla pazienza, il caldo ci spingerà oltre il limite. Ma se ci troviamo in un ambiente sereno, ventilato, ben organizzato, anche con 35°C possiamo restare gentili. In fondo, l’empatia è un muscolo: se lo alleniamo, resiste anche alle temperature estreme.

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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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