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Meteo: ecco dove si superano 60°C! È il luogo più frequentato dagli Italiani!

Antonio Romano di Antonio Romano
15 Giu 2025 - 18:10
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
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Nel cuore dell’Estate italiana, con le temperature che spesso superano i 35°C all’ombra, salire in auto parcheggiata sotto il sole può diventare un’esperienza insopportabile, se non addirittura pericolosa. Quello che molti sottovalutano è la rapidità con cui l’abitacolo di un veicolo si trasforma in una sorta di forno chiuso, capace di raggiungere livelli termici ben oltre i limiti tollerabili dal corpo umano.

 

Bastano 10 minuti, anche in una giornata di sole, per innescare un’escalation termica impressionante. Quando la temperatura esterna si attesta sui 30°C, all’interno dell’abitacolo si possono già superare i 40°C nel tempo di una pausa caffè. E non è raro, soprattutto nelle grandi città, che i valori interni salgano fino a 60°C o più, anche a veicolo spento e in sosta da poco.

Il fenomeno è fisico e inesorabile: i raggi solari colpiscono parabrezza e finestrini, attraversano il vetro e riscaldano le superfici interne – cruscotto, sedili, volante – che a loro volta irradiano calore. In pochi minuti, il processo di accumulo trasforma l’auto in un ambiente chiuso dove l’aria calda resta intrappolata, impossibilitata a fuoriuscire. Il risultato è un innalzamento continuo della temperatura, che non si stabilizza mai davvero, ma continua a crescere finché il sole batte.

 

Numerosi esperimenti e test di laboratorio eseguiti da università statunitensi in collaborazione con i centri di previsioni meteorologiche, hanno dimostrato come il tasso di riscaldamento dell’abitacolo sia ancora più rapido del previsto, specialmente nei veicoli di colore scuro o con tappezzeria sintetica. Non basta quindi abbassare il finestrino di qualche centimetro: l’aria fresca non entra a sufficienza per ridurre la temperatura interna, né per renderla tollerabile.

 

Una delle conseguenze più gravi riguarda la sopravvivenza di neonati, bambini e animali domestici lasciati anche solo per pochi minuti all’interno del veicolo. I loro organismi, molto più sensibili alla disidratazione e all’ipertermia, possono accusare sintomi gravi già entro i primi 5-7 minuti di esposizione. Nei casi peggiori, si arriva al collasso termico. È per questo che in molti Paesi europei, e da anni anche in Italia, lasciare un bambino in auto sotto il sole è considerato un reato.

 

Ma anche per un adulto, rientrare in macchina dopo averla lasciata in pieno sole può comportare una brusca variazione termica che il corpo fatica a gestire. Aumentano le possibilità di malori improvvisi, abbassamenti di pressione, tachicardia e senso di soffocamento. Chi soffre di ipertensione, patologie cardiovascolari o problemi respiratori deve evitare con cura qualsiasi sosta prolungata in queste condizioni.

 

Il consiglio più efficace resta prevenire. Quando si parcheggia l’auto, specie nelle ore più calde, è fondamentale scegliere zone d’ombra, utilizzare parasole riflettenti e, se possibile, lasciare i finestrini leggermente abbassati, ma solo in contesti sicuri. Inoltre, appena si entra in macchina, è bene aprire subito tutti i finestrini o le portiere per creare un veloce ricambio d’aria, prima di accendere l’aria condizionata o partire.

 

Per chi ha bambini, è utile abituarsi a controllare sempre i sedili posteriori, anche se si pensa di averli lasciati altrove. Non mancano dispositivi d’allarme che segnalano la presenza di passeggeri nel seggiolino dopo la chiusura dell’auto: in ITALIA sono ormai obbligatori per i piccoli sotto i 4 anni.

Questo effetto serra da abitacolo rappresenta una delle manifestazioni più dirette e quotidiane del riscaldamento atmosferico, tanto da essere oggi oggetto di studi anche in ambito urbano. Con l’aumento dei picchi di calore legati al cambiamento climatico, gli impatti sulle nostre abitudini quotidiane si fanno sempre più visibili e concreti, e l’automobile è ormai un punto critico da considerare con attenzione.

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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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