(TEMPOITALIA.IT) Negli ultimi trent’anni, l’ITALIA ha assistito a un aumento impressionante nella frequenza e nell’intensità delle ondate di calore, trasformando il caldo estivo in una presenza continua e sempre più anticipata nel calendario meteo nazionale. A confermarlo sono le più recenti analisi del Copernicus Climate Change Service e i modelli elaborati dal Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF).
L’Italia si scalda più della media europea
Secondo i dati raccolti da Copernicus, l’area del MEDITERRANEO – e in particolare l’ITALIA – si sta riscaldando più rapidamente della media globale. Nel periodo compreso tra il 1991 e il 2020, le temperature estive italiane sono aumentate di circa +1,4°C, con picchi ancora maggiori nelle aree urbane e nelle regioni del SUD. Questo significa che le estati italiane attuali sono sensibilmente più calde rispetto a quelle vissute nella seconda metà del Novecento.
Lo stesso centro europeo, nel suo ultimo bollettino climatico annuale, ha sottolineato come l’estate 2023 sia stata, per il secondo anno consecutivo, tra le più calde mai registrate in Europa, e l’ITALIA si è collocata stabilmente tra i Paesi più colpiti da episodi estremi di caldo prolungato.
Ondate di calore: da evento raro a normalità climatica
Un tempo considerate eventi eccezionali, le ondate di calore sono oggi una componente strutturale del clima estivo italiano. In alcune città del CENTRO-NORD, come BOLOGNA, FIRENZE, MILANO e VERONA, si sono registrati fino a sei o sette ondate di calore ogni estate, contro le una o due tipiche degli anni Ottanta e Novanta. Il Copernicus Heatwave Index, che tiene conto della durata, dell’intensità e dell’estensione geografica del fenomeno, mostra un trend in costante crescita dal 1995 in avanti.
Non è solo una questione di temperatura assoluta, ma anche di persistenza: le ondate oggi durano più a lungo, spesso per oltre una settimana, e le temperature minime notturne non scendono più sotto soglie critiche, contribuendo a un incremento dei rischi sanitari legati al caldo, in particolare tra le fasce più vulnerabili della popolazione.
I dati ECMWF: le proiezioni verso il 2050 sono allarmanti
I modelli previsionali sviluppati da ECMWF indicano che, se le emissioni di gas serra non verranno significativamente ridotte, l’ITALIA potrebbe affrontare, entro il 2050, estati in cui i giorni di ondata di calore supereranno i 60 l’anno, soprattutto nelle regioni di pianura e nel bacino del PO. Anche le aree montane, tradizionalmente più fresche, stanno mostrando una crescente esposizione a eventi estremi, con effetti sull’ecosistema alpino, sull’agricoltura e sulla disponibilità di acqua.
Uno studio congiunto condotto da Copernicus e dall’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts mostra che le temperature a 850 hPa – un riferimento chiave per valutare le masse d’aria – sono aumentate mediamente di +2°C in estate nell’arco alpino tra il 1991 e il 2020. Questo si traduce, al suolo, in temperature che facilmente superano i 35°C anche nei fondovalle.
Impatto su salute, economia e ambiente
Le conseguenze di questa trasformazione meteo-climatica sono molteplici. In ambito sanitario, si registra un incremento dei ricoveri legati a colpi di calore e disidratazione, mentre nei centri urbani si diffonde il fenomeno delle notti tropicali, che ostacola il recupero termico del corpo e peggiora la qualità del sonno.
Anche l’agricoltura subisce gravi ripercussioni: evapotraspirazione elevata, stress idrico, calo della produttività e, in alcuni casi, perdita totale dei raccolti.
Fonti:
https://climate.copernicus.eu/copernicus-european-state-climate-2023
https://www.ecmwf.int/en/about/media-centre/news/2023/copernicus-2023-second-warmest-year-record-europe (TEMPOITALIA.IT)






