(TEMPOITALIA.IT) Le proiezioni per i prossimi mesi da parte dei modelli matematici sono numerose e spesso divergenti, ma abbiamo voluto analizzare specificamente le previsioni del modello americano GFS che presenta un trend particolare per le prossime settimane, in particolare per Luglio e la prima parte di Agosto. Il Global Forecast System (GFS), sviluppato dal National Weather Service degli Stati Uniti, rappresenta uno dei sistemi di previsione numerica più utilizzati al mondo, anche se generalmente considerato leggermente meno accurato del modello europeo ECMWF.
Nel breve termine, però, mi preoccupa l’immediatezza: il caldo e l’interferenza ormai imminente di aria oceanica che provocherà temporali con grandine e nubifragi a partire dal Nord Italia. Niente di diffuso, ma a macchia di leopardo, con tendenza a vedere qualche rovescio temporalesco verso il Centro Italia. Fenomeni intensi in Valle d’Aosta, Liguria, in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli quelli peggiori, con grandine anche di grosse dimensioni, e forse anche in Emilia e occasionalmente in Romagna. Chicchi di ghiaccio anche in Trentino Alto Adige. Qui nessuno si salva, ma la localizzazione della grandine, ovvero dove cadrà, è imprevedibile.
Seguo quotidianamente l’evoluzione tutti i sistemi di previsione, devo ammettere che questa estate mi sta riservando sorprese continue. Le dinamiche atmosferiche che si stanno delineando per le prossime settimane sembrano confermare una tendenza che osservo con crescente preoccupazione: il Mediterraneo sta diventando sempre più il motore principale dei fenomeni meteorologici estremi in Europa.
Dalle cartine di analisi emerge che nelle settimane prese in esame le condizioni termiche continueranno a essere superiori alla media, proprio come abbiamo vissuto nelle ultime settimane. È importante sottolineare che i vari colori nelle mappe che osservate indicano esclusivamente le anomalie termiche rispetto alla norma, non i valori assoluti di temperatura prevista. Tuttavia, secondo studi di accuratezza comparativa, entrambi i modelli principali (GFS ed ECMWF) mantengono una precisione del 95-96% per le previsioni fino a 12 ore, 85-95% per tre giorni, e 65-80% per 10 giorni.
Continua a essere curioso osservare quella zona blu sulla Russia che indica temperature sotto la norma, un elemento che si ripete in diverse configurazioni meteorologiche e che potrebbe essere collegato a pattern di circolazione atmosferica specifici del continente eurasiatico durante l’estate. La persistenza di queste anomalie fredde in Siberia è spesso correlata con l’intensificazione delle heat dome sull’Europa occidentale attraverso meccanismi di telecomunicazione atmosferica.
Questo fenomeno mi affascina particolarmente perché dimostra come il nostro pianeta sia un sistema interconnesso in modo molto più complesso di quanto spesso realizziamo. Quando le temperature scendono drammaticamente in Siberia, l’effetto domino può amplificare il calore torrido che stiamo vivendo sulle coste mediterranee. È la dimostrazione pratica di come la meteorologia moderna non possa più limitarsi a guardare fenomeni locali, ma debba abbracciare una visione globale.
Le anomalie sulle precipitazioni mostrano pattern interessanti e complessi. Si prevede una generale scarsità pluviometrica iniziale, seguita da una sorta di ripresa delle precipitazioni verso Agosto. Questo elemento è confermato anche dalle analisi del Centro Meteo Europeo, suggerendo una convergenza tra diversi modelli di previsione. Studi scientifici pubblicati su Pure and Applied Geophysics documentano come le temperature superficiali del Mar Mediterraneo abbiano mostrato un trend di riscaldamento consistente dal 1982 al 2016, influenzando significativamente i pattern precipitativi regionali.
Ma cosa potrebbe realmente succedere? Più che il semplice passaggio di perturbazioni tradizionali, ci potrebbe essere una risposta diretta del Mediterraneo molto caldo attraverso sistemi temporaleschi innescati dai forti contrasti termici. Ricerche pubblicate su Scientific Reports hanno dimostrato che anche variazioni di temperatura superficiale del mare di soli ±1°C possono causare cambiamenti drammatici e non lineari nell’intensità delle supercelle temporalesche mediterranee.
Dati del Copernicus Marine Service mostrano che le anomalie di temperatura superficiale del Mediterraneo hanno raggiunto picchi di +5-6°C sopra la media in alcune parti del mare al largo delle coste nord-occidentali italiane e sud-orientali francesi. Queste condizioni estreme forniscono “carburante di qualità” per lo sviluppo di fenomeni convettivi intensi.
Le precipitazioni superiori alla media sono previste sulle coste spagnole, francesi, sul Mar Tirreno, in Sardegna e Sicilia. Come osservatore di questi fenomeni, non posso fare a meno di notare come queste previsioni sembrino indicare un vero e proprio cambio di paradigma nella distribuzione delle precipitazioni estive europee.
La scarsità di precipitazioni prevista sul Nord Italia solleva interrogativi importanti. Questo pattern suggerisce la presenza di alte pressioni persistenti che potrebbero impedire il transito di impulsi atlantici instabili provenienti da ovest. Tale configurazione è tipica dei blocchi atmosferici estivi che, una volta stabiliti, tendono a auto-mantenersi per periodi prolungati.
È fondamentale tenere presente che queste mappe non entrano nel particolare e devono essere considerate come linee di tendenza estremamente sommarie. La letteratura scientifica conferma che le alte temperature superficiali del Mediterraneo sostengono la convezione fornendo calore e umidità all’atmosfera, particolarmente in autunno e inverno quando la superficie è più calda dell’aria soprastante.
La linea di tendenza generale che emerge dall’analisi di queste mappe crea effettivamente confusione, e questa perplessità è scientificamente giustificata. Non è semplice spiegare la prevista ripresa delle precipitazioni sull’area mediterranea a fronte di un deficit pluviometrico sulle aree continentali europee. Studi recenti sui fenomeni convettivi mediterranei suggeriscono che temperature marine di 25-26°C, come quelle attualmente misurate nel Golfo di Valencia e nel Mar Balearico, rappresentano valori altamente anomali per metà Giugno.
Il Mar Mediterraneo molto caldo potrebbe effettivamente produrre aree temporalesche significative, un fenomeno di cui abbiamo parlato ripetutamente e che trova solide basi scientifiche. Research published in Atmospheric Science Letters dimostra che una proporzione importante dell’attività di fulmini rilevata in tutto il Mediterraneo si verifica in associazione con cicloni mediterranei, e che ambienti convettivi severi sono più frequenti durante le stagioni di transizione e l’estate.
Il fenomeno dei “medicanes” – cicloni simil-tropicali del Mediterraneo – potrebbe giocare un ruolo importante negli sviluppi futuri. Studi pubblicati su ScienceDirect documentano che questi sistemi si sviluppano quando intrusioni di aria fredda in quota si combinano con mari caldi, favorendo lo sviluppo di cicloni con caratteristiche tropicali. La frequenza media è di 1,4 ± 1,3 eventi per anno, con massima attività in autunno.
Personalmente, ritengo che il tema dei medicanes sia sottovalutato nell’informazione meteorologica italiana. Questi fenomeni, pur essendo relativamente rari, possono sviluppare intensità devastanti e colpire coste densamente popolate. La loro capacità di formarsi con temperature marine relativamente basse (intorno ai 20-26°C) li rende particolarmente insidiosi nel contesto del Mediterraneo sempre più caldo.
L’incertezza nelle previsioni stagionali non è solo una limitazione tecnica, ma riflette la natura intrinsecamente caotica dell’atmosfera. Secondo il National Weather Service, i meteorologi professionali utilizzano oltre 30 diversi sistemi modellistici che offrono più di 150 soluzioni possibili, combinando tutte queste informazioni in una singola previsione probabilistica piuttosto che affidarsi a un singolo modello deterministico.
Tutto sarà da osservare attentamente nei prossimi aggiornamenti. Il commento rimane quindi aperto a nuovi sviluppi, perché la complessità dei sistemi atmosferici mediterranei durante l’estate richiede un monitoraggio continuo e l’integrazione di multiple fonti di informazione scientifica. La prudenza interpretativa non è segno di inadeguatezza, ma di rigore scientifico nell’affrontare uno dei sistemi più complessi del nostro pianeta. (TEMPOITALIA.IT)






