
(TEMPOITALIA.IT) A partire da oggi, domenica 20 luglio, l’Italia si troverà a fronteggiare una nuova ondata di caldo, e questa volta non si tratta di un semplice episodio estivo sopra le righe: le caratteristiche previste fanno pensare a un evento potenzialmente da record, per durata, intensità e qualità dell’aria calda in arrivo. Non parliamo solo di alte temperature, ma di una condizione atmosferica che si inserisce in un contesto già surriscaldato, rendendo l’impatto sul territorio e sulla popolazione ancora più critico.
Nell’ambito di un’estate che ha già mostrato il suo volto più estremo, la prossima settimana sarà dominata da un meccanismo ben noto ma sempre più potente: il richiamo di aria rovente dal Nord Africa, alimentato non tanto dall’espansione dell’anticiclone, quanto da una profonda depressione in discesa verso la Penisola Iberica. È proprio questa bassa pressione, posizionata tra le Isole Britanniche e la Spagna, a fungere da motore del peggioramento: aspira aria caldissima dalle zone più torride del Sahara e la convoglia, in quota, verso il Mediterraneo centrale, coinvolgendo in pieno anche l’Italia.
A preoccupare è soprattutto il fatto che questa nuova fiammata si innesti su una fase già calda, che va avanti da giorni. Il suolo è già arroventato, l’aria è satura di energia, le temperature minime notturne sono elevate e non permettono rinfreschi sufficienti. Quando una massa d’aria calda si sovrappone a condizioni simili, il rischio è quello di generare picchi non necessariamente inediti, ma estremi per vastità e resistenza nel tempo.
Secondo i dati elaborati dal modello europeo ECMWF, le aree più esposte saranno ancora una volta le regioni meridionali, le Isole Maggiori, ma anche parte del Centro e perfino il Nord Italia, notoriamente più vulnerabile al riscaldamento estivo per la sua natura continentale. In particolare, si segnala la probabilità di temperature molto elevate in Sicilia, con attenzione soprattutto alle coste settentrionali, dove lo scirocco caldo potrebbe spingere i valori ben oltre i 40°C, così come in Puglia, nella Basilicata e in alcune zone della Sardegna meridionale.
Eppure, nonostante l’intensità prevista, non è detto che vengano infranti i record assoluti storici. In luoghi come Olbia, dove nel luglio 2003 furono registrati 47,4°C, o nella provincia di Siracusa, che ha toccato i 48,8°C, superare quei livelli è difficile. Ma non impossibile. La soglia simbolica dei 50°C, più volte evocata, è ancora un limite teorico in Italia, ma il fatto che se ne parli con sempre maggiore insistenza è già di per sé significativo. Non serve, del resto, raggiungere questo numero tondo per parlare di evento estremo: basta pensare all’effetto combinato di aria calda, umidità e venti caldi di caduta, che può portare a condizioni insopportabili per l’organismo umano, soprattutto nei grandi centri urbani.
Il vero nodo, infatti, non è solo meteorologico, ma anche ambientale e sanitario. La persistenza di temperature elevate, specialmente nelle ore notturne, rende complicato il recupero fisiologico delle persone più fragili. E mentre si attende un refrigerio (previsto, forse, non prima di dieci giorni), bisogna fare i conti con le ricadute dirette sulla salute pubblica, sull’agricoltura, sui consumi energetici e sulla disponibilità idrica.
La domanda resta sospesa: siamo di fronte a un episodio isolato o a una nuova tappa nella trasformazione del nostro clima estivo? Il fatto che si parli sempre più spesso di ondate di calore a ripetizione, e non più di semplici “giorni caldi”, racconta molto di quanto stia cambiando la nostra relazione con le stagioni. Il caldo africano di oggi non è quello degli anni Novanta: è più ampio, più lungo, più capace di insinuarsi in ogni angolo della penisola.
Credit: l’articolo è stato redatto sull’analisi principalmente dei dati di ECMWF. (TEMPOITALIA.IT)









