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Meteo, come possiamo prevedere un temporale… con il naso!

Antonio Romano di Antonio Romano
05 Lug 2025 - 14:40
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Meteo News
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C’è qualcosa di profondamente evocativo nell’odore che si sprigiona dopo un temporale estivo. Appena l’ultima goccia tocca il suolo ancora caldo, l’aria si riempie di un profumo riconoscibile e quasi ancestrale: una miscela di terra bagnata, pietra, a volte ferro, a volte ozono. Ma da dove nasce davvero questa sensazione così potente e universale? Il meteo, ancora una volta, ha un ruolo decisivo.

 

Il mistero del “petricore”

Il termine scientifico che descrive questo odore è petricore, una parola che nasce negli ANNI ’60 dall’unione di due radici greche: petra, che significa pietra, e ichor, il fluido mitico che scorreva nelle vene degli dei. Il petricore si sviluppa quando la pioggia colpisce il suolo asciutto, liberando una serie di composti organici prodotti da microrganismi presenti nel terreno.

Tra questi c’è una molecola in particolare, la geosmina, prodotta da batteri del genere Streptomyces che vivono nel suolo. La geosmina ha un odore intensissimo, tanto che può essere percepita in quantità infinitesimali: bastano pochi nanogrammi per litro per stimolarne la percezione nell’essere umano. Quando la pioggia colpisce il terreno, le goccioline agiscono come micro-esplosioni che proiettano queste molecole nell’aria.

 

Quando la pioggia sa di ferro o di aria elettrica

Non tutti i temporali hanno però lo stesso profumo. In certe condizioni, l’aria dopo un forte temporale può avere un odore pungente, quasi metallico, simile a quello del ferro bagnato. Questo avviene per via della produzione di ozono, un gas formato dall’interazione tra la luce dei fulmini e l’ossigeno presente nell’atmosfera.

Durante un temporale, l’energia dei fulmini può rompere le molecole di ossigeno (O₂) nell’aria, facendo sì che alcuni atomi si ricombinino in molecole di ozono (O₃). Questo ozono viene trasportato dal vento al suolo, dove può essere percepito dal nostro olfatto come un odore fresco, “tagliente”, simile alla candeggina o al metallo. È lo stesso profumo che si avverte vicino a una fotocopiatrice in funzione.

 

Quando l’olfatto riconosce il meteo prima ancora che cambi

La cosa più affascinante di tutte è che questi odori ci parlano di ciò che sta succedendo nell’atmosfera ancora prima che il cielo scarichi la sua furia. In alcune situazioni, l’odore della pioggia può precedere di minuti o addirittura mezz’ora l’arrivo del temporale, perché i venti portano verso di noi queste molecole sospese nell’aria ben prima delle precipitazioni vere e proprie.

È un esempio concreto di come il nostro corpo, senza che ce ne accorgiamo, reagisca ai segnali del meteo in modo ancestrale. Quegli odori ci mettono in allerta, ci rassicurano o ci incuriosiscono, legandoci in modo quasi emotivo a un fenomeno naturale millenario.

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Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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