(TEMPOITALIA.IT) Il dispiegarsi dell’emergenza sulla spiaggia veneta
Una tranquilla giornata di agosto lungo il litorale di Cortellazzo, frazione di Jesolo in Provincia di Venezia, si è trasformata in un incubo quando alcuni bagnanti hanno udito il pianto insistente di una bimba di appena quindici giorni. La piccola, turisti provenienti da un Paese dell’Europa orientale, era rimasta esposta per parecchie ore ai raggi diretti, accumulando ustioni di primo grado su volto e torace e sviluppando un marcato edema palpebrale.
L’allarme lanciato da chi non è rimasto indifferente
Un bagnino, che fuori dal campo da gioco veste i colori dell’Omar Villorba Rugby, ha raggiunto a piedi nudi l’area segnalata. Con lui si trovavano due compagni di squadra, Dennis Silva e Alvise Bavaresco, nonché il medico specializzando in medicina dello sport Pierpaolo Serena dell’Università di Padova. Per via della barriera linguistica, la giovane madre non comprendeva la gravità della situazione e si è rifugiata con la neonata all’interno della tenda.

Il dialogo difficile e la decisione tempestiva
Serena, comprendendo che ogni minuto poteva aggravare le lesioni, ha contattato immediatamente la Polizia di Stato e il personale del Suem 118. Nel frattempo i rugbisti, con fermezza e tatto, hanno cercato di convincere la donna a consegnare la bambina alle cure mediche, spiegando a gesti i rischi di un’esposizione così prolungata.
L’arrivo dei soccorsi e il trasferimento in ospedale
Giunti in pochi istanti, gli operatori sanitari hanno provveduto a medicare le ustioni con impacchi raffreddanti, poi hanno trasportato la piccola prima al pronto soccorso di San Donà di Piave e successivamente al centro specialistico di Padova, dove è stata sottoposta a ulteriori accertamenti. Il quadro clinico, seppure serio, non è degenerato grazie alla rapidità dell’intervento.
Le parole di chi ha agito senza esitare
«Ho semplicemente fatto ciò che ritengo doveroso per chiunque abbia formazione sanitaria» ha spiegato Serena, sottolineando il lavoro di squadra fra forze dell’ordine, bagnini e personale d’emergenza. Dello stesso avviso i due atleti, che hanno parlato di un gesto istintivo, guidato dal desiderio di proteggere una vita fragile.
Il ringraziamento della comunità e l’appello alla prudenza
L’episodio, oltre a suscitare sdegno verso la distrazione dei genitori, ha acceso i riflettori sull’importanza di non sottovalutare mai l’intensità del sole estivo lungo le coste dell’Alto Adriatico. Gli specialisti ricordano che nei primi giorni di vita la pelle di un neonato è estremamente sensibile e può riportare danni irreversibili in tempi brevi senza adeguata protezione. (TEMPOITALIA.IT)




