
Bryan Johnson e la sfida all’invecchiamento: cosa possiamo imparare davvero
(TEMPOITALIA.IT) L’idea di immortalità accompagna l’umanità da millenni. Ma pochi l’hanno trasformata in un progetto di vita tanto radicale quanto Bryan Johnson, imprenditore tecnologico statunitense che dedica ogni giorno oltre sei ore a testare strategie per invertire il proprio orologio biologico. La sua routine è estrema, quasi atletica, ma offre anche spunti concreti per capire cosa la scienza sappia – e non sappia – sull’invecchiamento.
La routine da “atleta della longevità”
Quando ci si collega con Johnson via Zoom, come raccontano i giornalisti che lo hanno intervistato, spesso lo si trova nel pieno del suo rituale mattutino: 6 ore e mezza di pratiche che vanno dall’allenamento fisico all’uso di tecnologie sperimentali. Nella sua casa in California, circondata da piante tropicali, indossa talvolta un casco che emette luce infrarossa per stimolare alcune aree del cervello e “misurare gli effetti sulla cognizione”.
Il resto della mattina è scandito da attività come misurare la temperatura corporea, applicare sieri per la crescita dei capelli, svolgere un’ora di cardio, forza ed equilibrio, fare una sauna di 20 minuti, ricorrere alla terapia con luce rossa e persino alla ipossia controllata (respirare ossigeno a concentrazioni variabili).
La colazione, consumata rigorosamente entro le 11, è un concentrato di ingredienti funzionali: noci, semi, mirtilli, olio extravergine d’oliva, estratto di melograno, proteine vegetali, collagene, Omega-3 e Omega-6, spezie come la cannella. Un menù studiato per “seguire i dati” e spingere all’estremo il concetto di nutrizione preventiva.
Il progetto Blueprint e la “misurazione degli organi”
Nel 2021 Johnson ha lanciato Project Blueprint, un programma per monitorare in dettaglio gli organi e tentare di “invertire” l’età biologica di ciascuno. I suoi dati personali, diffusi sui social, descrivono una densità ossea al top dello 0,2% della popolazione, un fitness cardiovascolare superiore all’85% dei ventenni e indici di fertilità comparabili a quelli di un giovane adulto.
Accanto a Blueprint, Johnson gestisce anche una start-up che vende integratori e test del sangue. Ma qui i numeri si fanno più controversi: attribuire un’“età” a singoli organi o sistemi è più utile come strumento di comunicazione che come parametro clinico, osservano diversi esperti. Richard Siow, direttore del centro per l’invecchiamento del King’s College London, sottolinea che alcuni biomarcatori – come infiammazione, lipidi, capacità polmonare ed epigenetica – sono modificabili, ma mancano dataset di popolazione sufficientemente ampi per stabilire valori medi affidabili a ogni età.
Farmaci, esperimenti e limiti scientifici
La parte più controversa della routine di Johnson è forse l’uso di farmaci e trattamenti sperimentali. Tra questi c’è rapamicina, un immunosoppressore studiato anche per possibili effetti anti-ageing. I risultati negli animali sono promettenti, ma gli effetti nell’uomo restano incerti. Johnson stesso ha interrotto l’assunzione dopo aver riscontrato effetti collaterali e aver letto uno studio che ipotizzava un potenziale effetto opposto: accelerare l’invecchiamento.
Il suo approccio solleva così una domanda: fino a che punto è sicuro “auto-sperimentare”? Johnson ribalta l’argomento: chi mangia fast food, dorme poco e consuma alcol starebbe “sperimentando su di sé” con rischi maggiori dei suoi. Una provocazione che mette in luce il cuore del dibattito: prevenzione e stile di vita restano, a oggi, le strategie più solide e scientificamente supportate.
I consigli pratici che la scienza conferma
Pur nel suo estremismo, Johnson non manca di dare indicazioni semplici e fondate. La sua “regola d’oro” per vivere meglio e più a lungo è abbassare la frequenza cardiaca a riposo prima di dormire. Un sonno migliore favorisce esercizio fisico regolare, alimentazione equilibrata e un circolo virtuoso di salute.
Per riuscirci, suggerisce di smettere di mangiare almeno quattro ore prima di andare a letto, di concedersi un’ora di “decompressione” senza schermi e di limitare stimolanti come la caffeina. Un altro nemico da non sottovalutare è la ruminazione mentale: rimuginare su problemi e preoccupazioni può aumentare la frequenza cardiaca fino a 25 battiti al minuto.
Immortalità digitale e ruolo dell’intelligenza artificiale
A sorprendere, però, è che Johnson sembri meno interessato a stimare la propria aspettativa di vita che a “caricare” la propria mente su un modello di intelligenza artificiale. Secondo lui, siamo all’inizio di una nuova era in cui l’“immortalità” potrebbe significare esistere in forma digitale. Un’idea che va oltre la scienza biomedica e apre interrogativi etici e tecnologici ancora tutti da esplorare.
Cosa possiamo davvero imparare da Bryan Johnson
Al di là delle sperimentazioni più estreme, alcuni principi della routine di Bryan Johnson trovano solide basi nella ricerca scientifica e possono essere applicati da chiunque desideri migliorare salute e longevità.
1. Dormire bene è una terapia quotidiana
La qualità del sonno è uno dei fattori più predittivi della salute a lungo termine. Per favorirla, è utile smettere di mangiare almeno 4 ore prima di coricarsi, ridurre l’uso di schermi e praticare tecniche di rilassamento come la meditazione o una breve passeggiata serale.
2. Mantenere bassa la frequenza cardiaca a riposo
Una frequenza cardiaca notturna più bassa è associata a una maggiore efficienza del sistema cardiovascolare. Ridurre lo stress, limitare caffeina e alcol e curare l’attività fisica costante sono strategie che migliorano questo parametro nel tempo.
3. Muoversi ogni giorno, non solo in palestra
Allenamenti equilibrati che combinano forza, resistenza e flessibilità sono più efficaci di sforzi sporadici o eccessivi. Anche una camminata quotidiana o il lavoro in piedi possono contribuire al benessere metabolico.
4. Nutrizione consapevole, non ossessiva
Non serve una colazione “da laboratorio”, ma una dieta ricca di frutta, verdura, fibre, grassi insaturi e proteine di qualità è alla base di ogni approccio anti-invecchiamento serio. Le evidenze più forti restano a favore del modello mediterraneo.
5. Gestire i pensieri, non solo il corpo
Lo stress cronico e la ruminazione mentale aumentano i livelli di infiammazione e possono incidere sull’invecchiamento cellulare. Tecniche di mindfulness, respirazione e un ritmo di vita più lento sono strumenti tanto semplici quanto potenti.
Credit
New Scientist, King’s College London – Centre for Human Ageing, National Institute on Aging, American Heart Association, Nature Aging






