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Home A La notizia del Giorno

Cicloni esplosivi: quando ci riguardano da vicino

Luca Martini di Luca Martini
13 Ott 2025 - 08:45
in A La notizia del Giorno, A Scelta della Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(TEMPOITALIA.IT) Un ciclone esplosivo, conosciuto anche come bomb cyclone o bombogenesi, è una depressione extratropicale che cresce di intensità in modo eccezionalmente rapido. Questo accade quando la pressione atmosferica centrale del sistema scende di almeno 24 millibar in 24 ore (intorno ai 60° di latitudine). Un crollo così veloce della pressione produce un’accelerazione violenta della dinamica del ciclone, trasformando una comune perturbazione in una vera e propria tempesta capace di generare venti e precipitazioni estreme.

 

In sostanza, è come se una normale area di bassa pressione venisse “spinta” e “gonfiata” in poche ore, diventando più profonda e intensa. Si sviluppano così venti impetuosi, piogge torrenziali o nevicate eccezionali, accompagnate da un marcato gradiente barico, ossia una forte differenza di pressione tra il centro del ciclone e le aree circostanti.

 

La definizione di “esplosivo” cambia in base alla latitudine: più ci si sposta verso i tropici, minore è il valore di caduta di pressione necessario per definire un evento di questo tipo. Sebbene questi fenomeni siano più comuni nei mesi invernali, possono manifestarsi in qualunque periodo dell’anno se si verificano i giusti contrasti termici e dinamiche atmosferiche.

 

Un ciclone esplosivo può raggiungere venti di 120–155 km/h, comparabili a quelli di un uragano di categoria 1 sulla scala Saffir–Simpson. Quando si forma vicino alle coste, genera onde altissime e mareggiate, mentre all’interno dei continenti può provocare nubifragi o nevicate imponenti, a seconda delle temperature.

 

Un caso emblematico si è verificato nei primi giorni di ottobre nel nord dell’Europa, quando una ciclogenesi esplosiva ha colpito in modo particolare la Scozia. La depressione si è sviluppata dallo scontro tra aria artica fredda proveniente dal Nord Atlantico e aria più mite e umida sopra l’oceano.

 

Questo contrasto termico ha agito come un potente motore, favorendo la rapida intensificazione del sistema. Durante la fase evolutiva, l’ingresso di aria secca dagli strati superiori dell’atmosfera ha accentuato la risalita dell’aria e la rotazione ciclonica, mentre il rilascio di calore latente dovuto alla condensazione ha alimentato ulteriormente la depressione.

 

Gli effetti in Scozia sono stati immediati: raffiche di vento in grado di sradicare alberi e danneggiare edifici, piogge battenti e allagamenti, interruzioni nei trasporti e nella rete elettrica. Un quadro tipico delle tempeste nate da processi di ciclogenesi esplosiva, che spesso lasciano dietro di sé danni significativi anche in regioni abituate a condizioni meteorologiche avverse.

 

La struttura di un ciclone esplosivo è tanto affascinante quanto pericolosa. In poche ore il sistema può approfondirsi, con una pressione centrale in caduta libera, generando venti distruttivi, precipitazioni estreme e un rapido deterioramento delle condizioni del mare. È la combinazione di velocità di evoluzione e violenza atmosferica a renderlo uno degli eventi più temuti dai meteorologi.

 

Questi cicloni si sviluppano con maggiore frequenza nelle aree dove si incontrano grandi masse d’aria di natura diversa. Le zone più attive al mondo sono il Nord Atlantico, il Nordovest del Pacifico, il Sudovest del Pacifico e l’Atlantico meridionale. Nel Nord emisfero, le regioni lungo la Corrente del Golfo e la Kuroshio sono particolarmente predisposte, grazie ai forti contrasti termici tra oceano e atmosfera. Anche nell’Oceano del Sud, a sud dell’Australia, sono frequenti episodi di ciclogenesi esplosiva, alimentati da potenti correnti marine e flussi d’aria instabili.

 

Nel Mar Mediterraneo, pur essendo meno comuni, eventi di questo tipo non sono impossibili, specialmente quando masse d’aria calda e umida provenienti da sud si scontrano con correnti fredde di origine continentale.

 

Uno dei casi più drammatici nella storia recente è quello della tempesta di neve di Buffalo, nel nord-est degli Stati Uniti. Lì un ciclone esplosivo, interagendo con aria gelida artica e le acque relativamente calde del Lago Erie, diede origine a una bufera di neve eccezionale. La città fu letteralmente sepolta sotto oltre un metro e mezzo di neve, con raffiche di vento che spostavano la neve in enormi cumuli e temperature crollate ben sotto lo zero.

 

L’evento causò numerose vittime e danni gravissimi: molte persone rimasero intrappolate nei veicoli o nelle abitazioni, mentre i soccorsi faticavano a raggiungere le aree isolate. Le autorità furono costrette a bloccare la circolazione e a mobilitare mezzi speciali per il salvataggio.

 

Questo episodio dimostra come un ciclone esplosivo invernale possa trasformarsi in una tempesta di neve catastrofica, soprattutto quando combina vento estremo, neve abbondante e temperature glaciali.

 

Comprendere i meccanismi che portano alla formazione di questi sistemi, monitorare i contrasti termici e le interazioni tra aria e oceano, così come le dinamiche barocliniche e diabatiche, è essenziale per prevedere e mitigare gli impatti di uno dei fenomeni più violenti dell’atmosfera terrestre.

 

Credit: l’articolo è stato redatto su analisi scientifica principalmente dei dati di ECMWF e Global Forecast System del NOAA. (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: bomb cycloneBuffalociclogenesiciclogenesi esplosivaciclone esplosivodepressione extratropicalemareggiataScoziatempesta di nevevento forte
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Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

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