• Privacy
lunedì, 8 Giugno 2026
TEMPO ITALIA meteo news
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Chi Siamo
  • Contatti
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Chi Siamo
  • Contatti
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Tempo Italia
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Home Wiki Meteo

Burian, il vento che gela l’Europa. Cosa è, gli effetti, quando avviene

Andrea Meloni di Andrea Meloni
05 Ott 2025 - 19:40
in Wiki Meteo
Share on FacebookShare on Twitter

 

(TEMPOITALIA.IT) Il nome suona duro, come il colpo di un portone chiuso dal gelo. Burian indica quel flusso d’aria glaciale che d’inverno può piegare l’Europa con temperature sottozero, neve polverosa e una sensazione di freddo “tagliente”. Non è un vento locale qualunque: è l’arrivo in massa di aria continentale siberiana che attraversa migliaia di chilometri fino al cuore del Mediterraneo, dove spesso incontra umidità e rilievi, trasformando il freddo in nevicate diffuse. Capire da dove nasce, perché si attiva e quali effetti porta aiuta a leggere con lucidità le cronache meteo che, ciclicamente, tornano a evocarlo.

 

Cos’è, davvero, il Burian

Nel linguaggio popolare italiano, Burian o Buran è il vento freddissimo di origine siberiana che soffia da est o nord-est. Tecnicamente non è un singolo vento locale, ma il segnale al suolo dell’espansione dell’anticiclone termico eurasiatico, noto come Alta Siberiana, e dell’aria continentale artico-siberiana che scivola verso ovest. L’aria è molto secca, pesante, con temperature estremamente basse già in quota; in pianura si traduce in un vento che accentua la perdita di calore per convezione e porta wind chill marcato. Rispetto alla Bora, che è un vento catabatico tipico dell’Adriatico nord-orientale, il Burian ha scala sinottica: coinvolge l’intero continente e può persistere per giorni, a volte settimane, se sostenuto da una circolazione favorevole.

Quando arriva sul Mediterraneo, l’aria gelida scorre su mare più temperato. L’attrito con la superficie marina e l’apporto di umidità innescano nubi e precipitazioni: ne risultano nevicate a quote basse o in pianura, specialmente lungo il versante adriatico dell’Italia e sulle pianure dell’Europa centrale. L’impressione di freddo “che taglia” dipende dall’aria molto secca e dal vento teso, che asciuga la pelle e abbassa rapidamente la temperatura percepita.

 

Dove e come si origina

Il cuore del Burian nasce su Siberia e Asia centrale, in pieno inverno, quando la lunga notte e l’albedo della neve favoriscono un intenso irraggiamento notturno. L’aria a contatto con il suolo si raffredda per conduzione, diventa più densa e aumenta di pressione, formando un vasto anticiclone termico. Questo “serbatoio” di aria gelida si estende dalla Mongolia alla Pianura Siberiana Occidentale. Quando la disposizione delle grandi figure bariche europee offre una via di fuga—per esempio con una depressione sul Mar Nero, sui Balcani o sul Tirreno—la massa d’aria viene richiamata verso ovest. Il flusso prende velocità canalizzandosi tra gli Urali e il Caucaso, poi dilaga su Ucraina, Europa orientale e, in certe configurazioni, fino alla Penisola italiana e alla Spagna.

A innescare o potenziare questi episodi può contribuire anche la dinamica in quota. Quando la circolazione stratosferica subisce un forte riscaldamento anomalo, il cosiddetto Stratwarming o Riscaldamento Stratosferico Improvviso, il Vortice Polare può disturbarsi o frammentarsi. In alcune annate, questa perturbazione “filtra” verso la troposfera, indebolendo i venti occidentali e favorendo blocchi anticiclonici tra Groenlandia e Scandinavia. Il tappo di alta pressione sul Nord Atlantico costringe l’aria fredda a scivolare da Russia e Siberia verso l’Europa centro-meridionale. Non ogni Stratwarming produce un Burian, ma i grandi episodi invernali europei hanno spesso mostrato questo tipo di regia dall’alto.

 

Le cause che fanno la differenza

Tre ingredienti fanno la forza del Burian. Primo: la “qualità” della massa d’aria di partenza. Se il raffreddamento siberiano è stato precoce e persistente, l’aria al suolo risulta eccezionalmente fredda e secca. Secondo: il corridoio barico. Un canale da est libero, senza intrusioni di aria mite oceanica, consente al freddo di avanzare senza attenuarsi. Terzo: l’interazione con il Mediterraneo. Se, al passaggio del freddo, si approfondisce una depressione sul Tirreno o sull’Adriatico, l’apporto di umidità trasforma il gelo in nevicate anche in pianura. La presenza dell’Appennino e delle Alpi modula gli effetti: il lato adriatico e la Val Padana orientale tendono a essere più esposti, mentre il lato tirrenico può restare più asciutto o ricevere neve da ritorno quando il minimo di bassa pressione ruota con correnti da nord-est.

 

Effetti su città, campagne e infrastrutture

Gli effetti più immediati riguardano la salute e i servizi. Il vento rafforza il wind chill: a parità di temperatura, un raffreddamento percepito più intenso aumenta il rischio di ipotermia, assideramento e geloni per i soggetti fragili. L’aria secca e polverosa, spesso carica di cristalli di ghiaccio, può irritare le vie respiratorie. In città, il gelo prolungato mette a dura prova reti idriche e trasporti: tubazioni che ghiacciano, binari con brina, strade scivolose, interruzioni elettriche dovute a neve asciutta e venti tesi. Gli aeroporti dell’Europa centrale e dell’Italia orientale conoscono bene i rallentamenti causati dalla combinazione di visibilità ridotta e piste gelate.

In agricoltura, una fase di Burian nel cuore dell’inverno tende a essere gestibile, ma se arriva a fine febbraio o in marzo, dopo giornate miti che hanno anticipato la fioritura, può provocare danni severi a frutteti e vigneti. Il gelo brucia i tessuti vegetali, la neve secca, finissima, non fa da isolante come quella umida: la protezione naturale è minore. Nelle aree urbane costiere dell’Adriatico, la combinazione di spruzzi marini e gelate può danneggiare vegetazione ornamentale e infrastrutture esposte.

 

Quando il Burian porta la neve

La neve da Burian è peculiare: fiocchi piccoli, “farinosi”, trasportati dal vento in dune eoliche che possono seppellire strade e linee ferroviarie anche con accumuli modesti al suolo. I fenomeni di blowing snow rendono difficile la visibilità e spostano continuamente gli accumuli, creando disagi a ondate. Sulle coste adriatiche, irruzioni da nord-est possono innescare rovesci nevosi intensi da “effetto mare”, specie quando l’acqua è relativamente mite e il contrasto termico con l’aria in arrivo è molto forte. All’interno, l’interazione con l’Appennino genera stau sul versante orientale e neve da sconfinamento verso il lato tirrenico se si attivano minimi secondari.

 

Il Burian nella storia

Gli annali del meteo europeo ricordano più ondate di gelo attribuibili a pattern da Burian. Febbraio 1929 mise in ginocchio ampie porzioni dell’Europa: congelarono fiumi e lagune, la neve raggiunse la Pianura Padana e molte città del centro-sud italiano. Febbraio 1956 resta tra gli inverni simbolo del secolo breve: una lunga irruzione continentale investì la Penisola italiana con gelo persistente, nevicate estese e minime crollate in pianura. Gennaio 1985 è un’altra data scolpita nella memoria collettiva: aria siberiana in ingresso da nord-est, depressione sul Tirreno, rovesci nevosi fino sulle coste e città come Firenze, Bologna e Roma imbiancate, con accumuli che misero alla prova i servizi.

Più vicino nel tempo, febbraio 2012 vide una sequenza di impulsi freddi orientali che portarono neve record su parti dell’Appennino e del medio Adriatico. E tra febbraio e marzo 2018, il cosiddetto “Beast from the East” fu l’esempio moderno più citato: un marcato Stratwarming precedette la discesa di aria siberiana su Regno Unito, Paesi Bassi, Germania, Francia e Italia, con gelo diffuso, mareggiate ghiacciate sull’Europa del Nord e impatti significativi sul traffico. In alcuni settori la neve fu accompagnata da venti tempestosi, amplificando il disagio e creando dune di neve alte lungo linee ferroviarie e autostrade.

Questi episodi non seguono un calendario fisso. La climatologia europea mostra che le grandi irruzioni orientali sono più probabili tra gennaio e febbraio, quando il continente ha dissipato la maggior parte del calore accumulato in autunno. Ma la variabilità atmosferica può regalare sorprese a fine stagione, e proprio gli eventi tardivi sono spesso i più insidiosi per agricoltura e infrastrutture.

 

Burian, Burano e Bora: facciamo chiarezza sui nomi

Nel parlato circola confusione tra termini simili. Burian o Buran derivano dal russo “buran”, la bufera invernale delle steppe; non c’entrano con Burano, isola della Laguna di Venezia. La Bora, invece, è un vento catabatico di nord-est che scende freddo e rafficoso dai rilievi delle Dinariche verso l’Adriatico, iconico a Trieste. Può soffiare durante un episodio di Burian se la circolazione generale è orientale, ma non sono sinonimi: la Bora è un fenomeno locale; il Burian è l’irruzione continentale su scala europea. Anche il termine “gelicidio” entra spesso nelle cronache: indica la pioggia che congela al suolo quando uno strato d’aria mite scorre sopra un cuscinetto gelido vicino al terreno. È più probabile ai margini della massa siberiana, dove la stratificazione termica è complessa.

 

Come si riconosce che sta arrivando

I segnali premonitori combinano osservazioni e previsioni. In quota, una NAO negativa e un blocco anticiclonico tra Groenlandia e Scandinavia sono indizi che i westerlies stanno cedendo il passo. Al suolo, l’espansione verso ovest dell’alta termica siberiana con gradienti di pressione orientati est-ovest preannuncia il travaso di aria gelida. Sulle mappe, le isoterme a 850 hPa che scendono sotto −10 °C verso l’Europa centrale o l’Italia segnalano l’ingresso di aria continentale severa; quando compaiono minimi sul Tirreno o sull’Adriatico, cresce la probabilità di nevicate diffuse fino in pianura, specie sul versante adriatico e in Val Padana orientale.

 

Credits:

  • European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)
  • NOAA Climate.gov – Understanding the Arctic Polar Vortex
  • NASA Earth Observatory – Severe Cold in Southern Asia
  • Nature Communications – Weakening of the stratospheric polar vortex by Arctic sea-ice loss
  • NOAA National Weather Service – Sudden Stratospheric Warming
  • World Meteorological Organization – Sudden Stratospheric Warming
  • Geophysical Research Letters – Temperature Anomalies During Late Boreal Winters
  • International Arctic Science Committee – Polar Vortex Research
  • NASA Goddard Institute for Space Studies – Heat and Fire Scorches Siberia
  • University of Wisconsin-Madison – Atmospheric and Oceanic Sciences

  (TEMPOITALIA.IT)

Seguici su Google News
Tags: 1956198520122018anticiclone termicoaria continentaleBeast from the Eastboraburiancuscinetto freddoeffetto mare AdriaticoEuropagelo estremoinverno europeoisotermeItaliaMediterraneoneve in pianuraondata di gelosiberiaStratwarmingvento siberianovortice polarewind chill
CondividiTweet
Articolo precedente

Cosa è un ciclone esplosivo, in specie quello di neve

Prossimo articolo

Che cosa significano contrasto termico e instabilità atmosferica

Andrea Meloni

Andrea Meloni

Sono un editore, imprenditore e appassionato studioso di meteorologia e climatologia. Nella mia carriera ho fondato e gestito numerosi portali meteo italiani e internazionali, affiancando a questa attività la creazione di blog di nicchia e piattaforme web dedicate al web marketing e alla visibilità digitale. La mia avventura nel digitale è iniziata nel 1995, agli albori di internet in Italia, quando pubblicavo i primi articoli meteo in lingua italiana su meteorologicando.it (recensito nel 1999 da La Repubblica "No Problem"), per poi dare vita, a fine 1999, a direttameteo.it, una delle prime piattaforme italiane complete di previsioni, dati satellitari e webcam. In assenza di percorsi accademici civili specifici in quegli anni, ho approfondito la materia privatamente su indicazione di un parente ufficiale dell'Aeronautica Militare. Questa solida preparazione mi ha permesso di fondare nel 2000 portali di riferimento storico come meteogiornale.it e tempoitalia.it (il primo in assoluto a offrire le previsioni meteo per tutti i comuni italiani), seguiti da meteosardegna.it. Da allora il mio lavoro si è diviso tra l'informazione al pubblico e i servizi B2B. Ho curato le sezioni meteo di grandi testate giornalistiche come meteo.corriere.it, meteo.gazzetta.it, Libero Quotidiano e Affari Italiani. L'emittente Rai 2 mi ha dedicato un servizio per l'innovazione: sono stato tra i primi a introdurre in Italia i video-meteo e il modello statunitense di una "meteorologia per tutti". Nel 1999, con il sostegno fondamentale di mia moglie, la professoressa Tonia Ivana Mereu, ho curato ed edito la pubblicazione del libro "Il grande gelo del 1985", scritto da Marco Rossi: un successo editoriale autoprodotto che ha superato le 10.000 copie vendute. Sul fronte aziendale, ho applicato i miei studi di marketing fornendo previsioni meteo alle piattaforme SMS di TIM e ai servizi 899. Ho ideato il primo "report della grandine" a livello globale, uno strumento fondamentale utilizzato da centinaia di aziende. Già nel 2001 abbiamo allestito un centro di calcolo per l'elaborazione di modelli matematici previsionali e software di post-elaborazione dati, collaborando con realtà di primo piano del calibro di ENI Italgas, Siemens, TIM, Eutelia, Milano Serravalle - Milano Tangenziali S.p.A. e molte altre compagnie nei settori delle energie rinnovabili, delle assicurazioni, dell'agricoltura e dei trasporti, esportando servizi meteo fino in Australia e Sud America. Questa fitta rete di servizi è supportata da un team storico di professionisti freelance attivi con me dal periodo 2000-2005. Negli anni ho integrato la passione per la meteorologia con uno studio imponente di SEO (Search Engine Optimization) e SEM, specializzandomi nelle dinamiche dell'ecosistema Google (Google Discover, Google Carousel). Oggi applico questa attitudine all'innovazione anche all'Intelligenza Artificiale avanzata, utilizzandola per ottimizzare i modelli matematici numerici e la precisione predittiva. Al contempo, sostengo attivamente la qualità dell'informazione contrastando l'editoria automatizzata e i contenuti a bassa affidabilità generati in massa dall'AI. Il mio focus principale resta la comprensione della nostra atmosfera. Ho cambiato città diverse volte per vivere in prima persona climi differenti e offrire una conoscenza diretta del tempo. Ho studiato e ricostruito i dati sulle due Piccole Ere Glaciali degli ultimi 2000 anni, sul Riscaldamento Medievale, sulle dinamiche del Vortice Polare Stratosferico e sull'impatto di El Niño e La Niña in Europa. Oggi mi concentro sul nowcasting e sui modelli a lungo termine di NOAA ed ECMWF, con l'obiettivo di creare prodotti di prevenzione efficaci a fronte di un clima che cambierà drammaticamente nei prossimi anni. Privilegio da sempre lo studio rigoroso, la ricerca sul campo e la direzione editoriale rispetto alla visibilità mediatica, scelta che mi ha portato a focalizzarmi sull'analisi approfondita di fenomeni complessi - come il ritiro dei ghiacciai o l'attenuazione della Corrente del Golfo - e a seguire da vicino i dibattiti internazionali, tra cui la Conferenza di Parigi sul Clima (COP21). Oggi esprimo questa autorevolezza coordinando in prima persona le redazioni di Meteo Giornale e Tempo Italia. Nella vita privata, che custodisco gelosamente, mi dedico al volontariato e alla promozione della cooperazione sociale.

Prossimo articolo

Che cosa significano contrasto termico e instabilità atmosferica

Perché l’Estate stenta a decollare: Giugno conferma le previsioni

7 Giugno 2026

Bolla d’aria fredda vagante di inizio Estate

7 Giugno 2026

Tra il 10 e l’11 Giugno perturbazione scatenerà temporali su parte d’Italia

7 Giugno 2026

Settimana: Italia divisa tra Sole, Caldo e Temporali al Nord

7 Giugno 2026

Dietrofront dei modelli meteo: meno caldo e più temporali, cosa è cambiato

7 Giugno 2026
Prossima settimana partirà più calda, poi nuove insidie

L’estate entra nel vivo, torna il caldo ma poi altri temporali e refrigerio

6 Giugno 2026
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Chi siamo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Contatti
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Chi siamo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Contatti
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.