Lo scoccare della stagione invernale è avvenuto alla mezzanotte del 1° dicembre 2025. Nonostante le previsioni non siano destinate a dare l’avvio di un vero e proprio inverno entro l’Immacolata, tutto sommato questo è abbastanza normale, perché, se volessimo ricordare il meteo del passato, quello degli inverni che non ci sono più, solitamente in questo periodo di dicembre non si verificavano ondate di gelo né neve a bassa quota. Spesso questo primo pezzo di dicembre aveva sembianze autunnali, un autunno però acuto, dove quindi vedevamo cadere le prime nevicate abbondanti sull’Arco Alpino, perché quelle di novembre non erano state così decise.
Tutto il contrario quest’anno, perché a novembre abbiamo invece avuto sulle Alpi gran neve anche in Appennino. In effetti la stagione invernale quest’anno ha avuto un suo barlume durato alcuni giorni a novembre, cosa che non succede molto spesso, anzi negli ultimi 10-12 anni possiamo dire che non si è mai visto niente del genere. E allora significa che ci sono delle novità. Queste novità sono che c’è una certa tendenza nel nostro emisfero ad avere forti scambi secondo i meridiani, e questo vuol dire che il Vortice Polare è piuttosto debole e li favorisce, spingendo verso sud aria fredda. Però, allo stesso tempo, quando giunge aria fredda verso sud, a est di essa risale aria calda. È normalissimo: questo si chiama, praticamente, una condizione a onde atmosferiche.
Quindi abbiamo un’alternanza di periodi miti e di periodi più freddi e, in questi giorni, un’eruzione d’aria fredda sta agendo sul Nord America. Tutto sommato è abbastanza normale che in Europa si calmi la fase di freddo. In genere, quando non ci sono altri fattori che modificano la circolazione atmosferica, dopo che l’onda fredda interessa gli Stati Uniti, successivamente questa, di origine artica, discende verso l’Europa. Quindi è presumibile che, verso il periodo dopo il 10 dicembre, se non prima, discenda aria fredda verso l’Europa con una nuova irruzione probabilmente similare a quella che abbiamo avuto alla fine di novembre, che però in dicembre potrebbe avere valori termici inferiori, perché tra dicembre e gennaio la temperatura media scende parecchio a causa della riduzione della radiazione solare.
Dopo il Solstizio d’Inverno, che avverrà tra circa tre settimane, questa radiazione tende pian pianino ad aumentare, perché le giornate tornano a diventare più lunghe e quindi abbiamo una maggiore energia solare. Ma la Terra perde calore, e questa perdita prosegue per gran parte del mese di gennaio: in genere il periodo più freddo dell’anno è ovunque alla fine del mese, addirittura prossimo. Quindi l’inverno è lunghissimo ancora, e soprattutto trarre conclusioni sull’inverno che “non ci sarà” o che “sarà uguale a quello degli anni passati” dal 1 dicembre o dai primi giorni di questo mese è ben più che avventato.
Possiamo parlare, come tante volte – e ormai mi sono anche stancato di ripeterlo -, che abbiamo l’indice di comportamento del CAMA favorevole. Avremo la Niña, e la Niña, secondo le medie climatiche che sono state estratte dal sito del NOAA, tende a portare stagioni invernali più fredde rispetto alle altre sia nell’America settentrionale che anche in Europa, un pochino meno in Italia. Questo bisogna dirlo, ma noi siamo influenzati pesantemente dal Mar Mediterraneo.
C’è ancora altro da dire: c’è sempre quel famoso Stratwarming in ballo che non vuole spegnersi. Diciamo che potrebbe farci compagnia parecchio tempo ancora, ma se non ci sarà un fortissimo riscaldamento improvviso – una sorta di turbolenza in alta quota -, non ci sarà poi l’inversione dei venti zonali, che sono quelli che portano il gran freddo addirittura dalle pianure Sarmatiche, cioè quelle della Russia, verso l’Europa. In questo caso si hanno le ondate di gelo importanti. Ondate di gelo importanti che in passato avvenivano con molta frequenza, mentre negli ultimi 10-12 anni si sono estremamente diradate: possiamo citare quelle che abbiamo avuto nel 2017, nel 2018 e poi quelle capitate addirittura all’inizio dell’autunno del 2024 e in questo 2025. Segno che, comunque, anche senza forti riscaldamenti della stratosfera, il vento freddo dalla Russia può giungere lo stesso: magari non il grandissimo gelo storico, però tuttavia un freddo che, una volta insinuatosi sulle nostre regioni, al primo scorrimento di aria più mite da ovest provoca le nevicate sui settori occidentali italiani e sulla Pianura Padana, mentre è durante l’irruzione di aria fredda che cade la neve sul settore Adriatico.
Insomma, stiamo lì ad attendere: l’inverno non è finito. C’è sempre il Riscaldamento Globale, ma ancora questo non è in grado di toglierci la neve, e ce lo dicono gli Americani, che hanno visto lo scorso gennaio la neve cadere addirittura nella Florida settentrionale con quantitativi veramente considerevoli. Alcune città importanti sono state coperte da oltre 20 metri di neve, con temperature pesantemente sotto lo zero. Il Texas, uno Stato dal clima invernale decisamente mite, ha vissuto negli ultimi anni repentine ondate di gelo con danni ingentissimi. Sulle ondate di gelo avvenute in Texas sono stati svolti molti studi che poi hanno fatto emergere gli effetti di quella che viene chiamata Amplificazione Artica.
Insomma, l’inverno è tutto da fare ancora, nonostante alcune proiezioni non favorevoli ad avere ondate di freddo, ma neanche ondate di caldo particolari. Quindi, a differenza di altri anni, probabilmente avremo una stagione più prossima alla media climatica. Difficile, però, averla “a norma”, secondo quello che era il tempo invernale di un tempo.
Fonti e crediti
NOAA – ECMWF – WMO