(TEMPOITALIA.IT) Il ciclone che ha caratterizzato le festività natalizie ha finalmente abbandonato l’Italia, lasciandosi alle spalle una scia di nubifragi, allagamenti e criticità idrogeologiche che hanno colpito duramente soprattutto il Nord. Le ultime precipitazioni hanno bagnato la Sardegna nella giornata di sabato, ma il miglioramento delle condizioni è ormai un processo avviato e irreversibile. Con il progressivo scivolamento della struttura depressionaria verso la Penisola Iberica, lo scenario atmosferico sta subendo una rapida metamorfosi. A sostituire il maltempo avanza una alta pressione estremamente solida, in risalita decisa dai quadranti nord-occidentali.
Un anticiclone fuori norma per la stagione
Da diversi giorni, l’Anticiclone delle Azzorre sta dominando incontrastato l’Europa nord-occidentale, registrando valori barici al suolo davvero notevoli, superiori ai 1040 hPa. Si tratta di numeri eccezionali per la stagione invernale. In questo momento, complice il progressivo allontanamento delle perturbazioni dall’area del Mediterraneo, si apre un corridoio ideale che permette a questa vasta area di stabilità, centrata tra l’Atlantico orientale e la Gran Bretagna, di estendere la sua influenza verso il meridione.
Un promontorio di questa struttura si allungherà fino ad abbracciare l’intero Stivale, garantendo una stabilità atmosferica diffusa e, soprattutto, un marcato rialzo delle temperature in quota. Pur essendo una configurazione barica già osservata in passato, la sua intensità la rende decisamente anomala.
Caldo anomalo sui monti
L’aspetto più significativo di questa fase riguarda il fenomeno della subsidenza anticiclonica, che risulterà particolarmente efficace alle quote medio-alte. Al di sopra dei 1500 metri, l’aria tende a comprimersi verso il basso e a riscaldarsi in maniera evidente. Sul Nord-Ovest, nello specifico tra il Piemonte e la Liguria, le temperature a questa altitudine potranno toccare gli 11°C, mentre sulle regioni centrali e sulle Isole Maggiori la colonnina di mercurio salirà fino a 8°C.
Stiamo parlando di valori termici completamente fuori scala per il periodo, destinati a impattare direttamente sul manto nevoso alpino, che risulta abbondante dopo le recenti nevicate. La neve, specialmente sulle Alpi occidentali, subirà uno stress termico improvviso e violento, con conseguenze tangibili sulla sua stabilità e tenuta. Questa situazione problematica accompagnerà le nostre montagne almeno fino alla data del 30 Dicembre.
Nelle valli e pianure comanda l’inversione termica
Scendendo di quota, lo scenario cambia in modo radicale. Nelle pianure e all’interno delle grandi aree urbane, questa anomalia legata all’anticiclone sarà percepita in modo molto più attenuato. Al contrario, in queste zone entra in gioco l’inversione termica, un fenomeno classico delle fasi di alta pressione invernali.
L’aria fredda, essendo più pesante, ristagna nei bassi strati sia durante le ore notturne che in quelle diurne, mentre al di sopra si sviluppa il riscaldamento causato dalla subsidenza. Il risultato appare controintuitivo ma è scientificamente ben noto: farà più freddo in pianura e nelle valli incassate, mentre il clima sarà molto più mite in montagna. Si crea così un vero e proprio “coperchio atmosferico” che separa nettamente due mondi termici opposti.
Il cedimento della struttura è ormai prossimo
Tuttavia, questa alta pressione anomala non è destinata a perdurare a lungo. Le proiezioni modellistiche più aggiornate suggeriscono un cedimento netto della struttura proprio sul finire di Dicembre, quando una irruzione di aria fredda proveniente da nord-est riuscirà a scardinare il blocco anticiclonico.
Tra il 30 e il 31 Dicembre è atteso un crollo verticale delle temperature a tutte le quote, accompagnato da un ritorno dell’instabilità atmosferica. Nei primissimi giorni di Gennaio, l’anticiclone proverà nuovamente a riaffacciarsi sul Mediterraneo, ma dovrà scontrarsi con le correnti fredde orientali, pronte a mantenere il quadro meteorologico più dinamico e prettamente invernale. Si prospetta una fase di equilibrio precario, con sviluppi futuri tutti da monitorare.
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