Le ragioni di un inverno che porta pioggia ma non i fiocchi
(TEMPOITALIA.IT) Stiamo attraversando una stagione invernale molto dinamica e ricca di precipitazioni, ma sulla Valle Padana le precipitazioni, eccetto alcuni casi circoscritti, sono quasi esclusivamente piovose. La neve sembra ormai un ricordo lontano, lasciando spazio a interrogativi profondi su cosa stia accadendo al nostro clima. Dove sono finite quelle perturbazioni capaci di imbiancare la Pianura Padana? Che fine hanno fatto le condizioni atmosferiche che garantivano un paesaggio candido per intere settimane? Cerchiamo di analizzare le cause di questo cambiamento.
Il contesto recente tra anomalie termiche e perturbazioni
Se analizziamo l’andamento degli ultimi mesi, escludendo una breve parentesi mite nella prima decade di dicembre, con temperature elevate soprattutto nelle zone montuose delle Alpi e degli Appennini, abbiamo assistito a una successione di fasi instabili. Dalla metà di novembre in poi, l’Italia è stata colpita da numerosi fronti perturbati che hanno portato piogge abbondanti. Paradossalmente, le precipitazioni non sono mancate, e in diverse occasioni sono durate per giorni interi, segnando un’anomalia rispetto alla siccità degli anni passati. Nonostante un mese di gennaio piuttosto rigido, la neve è rimasta una grande assente, limitandosi a qualche sporadica e inconsistente spolverata.
Il funzionamento del clima padano nei decenni passati
Fino all’inizio degli anni duemila, il meccanismo meteorologico era ben oliato, quando le masse d’aria gelida di origine continentale, provenienti dall’Europa dell’Est o dalla Russia, entravano nella Valle Padana, si creava un accumulo di freddo nei bassi strati. Questo fenomeno, noto come cuscino freddo, era particolarmente efficace nelle aree occidentali della pianura, tra il Piemonte e la Lombardia. Quando queste correnti incontravano l’aria umida e più temperata in arrivo dall’Oceano Atlantico, si generavano le condizioni perfette per nevicate copiose fino in città. In quel periodo, la neve era un appuntamento fisso, garantito almeno un paio di volte a stagione, con annate eccezionali che vedevano il suolo imbiancarsi ripetutamente. L’ultima di queste annate è datata 2013.
Un sistema atmosferico che non riesce più a produrre neve
Attualmente, quell’ingranaggio perfetto appare seriamente compromesso, e la stagione invernale che stiamo vivendo ne è la prova evidente. Si assiste a una sorta di sfasamento temporale, nei periodi in cui l’aria fredda è presente, come accaduto nella prima parte di gennaio, le precipitazioni risultano totalmente assenti. Al contrario, quando giungono le perturbazioni atlantiche cariche di pioggia, le temperature si mantengono costantemente di pochi gradi sopra lo zero. Questo scarto termico trasforma quella che dovrebbe essere una nevicata in una pioggia fredda o in fiocchi bagnati che si sciolgono prima di toccare il suolo. Non è dunque la mancanza di acqua il problema, anzi piove più di un tempo, ma la temperatura dell’aria non è quasi mai sufficientemente bassa per permettere la solidificazione.
Il riscaldamento dei mari e la fine del cuscinetto freddo
Un fattore determinante in questa metamorfosi climatica è il riscaldamento globale che coinvolge direttamente il Mar Ligure e il Mar Tirreno. Le masse d’aria che risalgono dai bacini meridionali sono oggi molto più miti rispetto al passato, e questo calore in eccesso agisce come un erosore naturale nei confronti del debole cuscino freddo della Pianura Padana. L’aria calda scivola sopra quella fredda e la scalda rapidamente, annullando ogni possibilità di veder cadere la neve. La combinazione tra richiami di vento meridionale più caldi e strati freddi al suolo sempre più sottili spiega perché il bianco invernale sia diventato un evento raro rispetto a un secolo fa, ma anche rispetto a soli vent’anni orsono. Il trend climatico attuale, purtroppo, non sembra invertire questa tendenza, confermando una crisi del clima invernale per il Nord Italia.
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