Seguici su Google

meteo copertura nevosa record 1301

Le immagini satellitari trasmesse negli ultimi giorni mostrano un dato che salta immediatamente all’occhio. La copertura di neve e ghiaccio sull’Eurasia è cresciuta con una rapidità impressionante. Non siamo di fronte a record assoluti, ma a un’espansione che rappresenta un segnale climatico di estremo rilievo. In circa dieci giorni, la superficie ghiacciata è aumentata di oltre 2 milioni di chilometri quadrati, divorando vaste aree dell’Europa orientale e della Russia. Un’accelerazione brutale che merita la massima attenzione.

Il confronto con il Nord America è impietoso. Oltreoceano, la copertura nevosa risulta decisamente più limitata rispetto allo scorso anno, complice una continua alternanza tra fasi molto miti e improvvisi ritorni del freddo. Una variabilità estrema, ben più marcata rispetto a quella del nostro continente. Intanto, nel settore euroasiatico, i ghiacci marini si stanno consolidando rapidamente attorno alle Isole Svalbard, mentre il Golfo di Bothnia, quel braccio di mare tra Svezia e Finlandia, appare ormai completamente bloccato dalla banchisa. Gela anche il tratto tra la Finlandia e i Paesi Baltici, così come ampi settori dell’Artico russo.

 

Copertura nevosa in aumento: un serbatoio di freddo per l’Europa

La domanda sorge spontanea: cosa implica tutto questo freddo accumulato per il resto della stagione? L’inverno meteorologico ha ancora diverse settimane di vita e spesso prolunga i suoi effetti fino a Marzo. Una massa così estesa di neve e ghiaccio non rimane un fattore neutro nel sistema climatico globale; agisce come un enorme frigorifero a cielo aperto.

Nel breve termine, è vero, le correnti atlantiche stanno tornando protagoniste portando mitezza. È una fase normale, quasi fisiologica. Ma non rappresenta affatto la fine della stagione fredda. Anzi, le simulazioni numeriche iniziano a evidenziare la possibilità concreta di un nuovo raffreddamento significativo, potenzialmente in grado di interessare nuovamente l’Europa.

 

L’incognita del Vortice Polare e lo Stratwarming

Il nodo centrale resta il comportamento del Vortice Polare e il ruolo dello Stratwarming, ovvero il riscaldamento improvviso della stratosfera. Se il Vortice Polare dovesse indebolirsi o frammentarsi, le masse d’aria gelida potrebbero muoversi in modo caotico sull’emisfero, dando luogo a ondate di gelo distribuite in modo irregolare ma violento.

In questa fase stagionale, l’Europa appare decisamente più esposta rispetto agli Stati Uniti, dove negli ultimi venti giorni di Gennaio hanno prevalso condizioni relativamente miti, limitando l’estensione della neve al suolo. Una configurazione che rafforza il contrasto termico tra i due lati dell’emisfero.

 

Italia divisa: il paradosso della Pianura Padana

Anche in Italia la situazione mostra forti discrepanze regionali. L’Emilia-Romagna conserva ancora neve al suolo in Pianura Padana, con gelate notturne diffuse e paesaggi immobili, quasi siberiani. Al contrario, nella vicina Lombardia la neve è quasi assente e persino alcune aree montane del Trentino risultano meno innevate della norma.

Diverso il discorso per il Piemonte e la Valle d’Aosta, dove l’inverno si è mostrato più coerente e generoso. Una distribuzione a macchia di leopardo, tipica delle fasi dominate da scambi meridiani (nord-sud), in cui i fenomeni risultano intermittenti ma, quando colpiscono, possono essere estremi. È quanto accaduto ad esempio a Mosca, dove nevicate eccezionalmente abbondanti hanno superato la media stagionale in modo evidente.

 

Eventi estremi globali: dall’Alaska alle Canarie

Il quadro globale conferma un’elevata instabilità atmosferica. In Alaska, i cosiddetti “fiumi atmosferici” hanno scaricato quantità eccezionali di neve, innescando slavine e valanghe pericolose. In Islanda, dopo una fase insolitamente mite, una tempesta di neve ha paralizzato la circolazione stradale, riducendo la visibilità a zero.

Nel Mediterraneo, le irruzioni fredde più incisive si sono finora concentrate altrove. La Penisola Iberica ha visto la neve cadere fino a Madrid, mentre il freddo si è spinto fino al Marocco. Alle Isole Canarie, il vulcano Teide risulta innevato da oltre un mese, un evento poco comune a quelle latitudini. In Italia, solo segnali intermittenti: il Vesuvio imbiancato, neve sulle montagne della Sardegna e della Sicilia, con una successiva rapida fusione sull’isola sarda a causa dell’arrivo dei venti occidentali.

 

Previsioni difficili ma segnali chiari

Il dato di fondo resta inequivocabile. Una così vasta estensione di ghiacci in Eurasia avrà conseguenze, ma stabilire quando e dove colpirà il freddo è estremamente complesso. Le previsioni invernali sono intrinsecamente più difficili rispetto a quelle estive. Basta una piccola variazione nella circolazione atmosferica per cambiare radicalmente lo scenario, con effetti che vanno dalle semplici gelate urbane fino ai blackout causati da bufere di neve. Non va dimenticato l’evento che ha innescato questa fase: una violenta tempesta nel Canale della Manica, con venti superiori ai 220 km/h, ha destabilizzato l’assetto precedente, favorendo la discesa del freddo verso l’Europa centro-orientale. La partita resta aperta.

 

Fonti e approfondimenti (Credits):

Seguici su Google