(TEMPOITALIA.IT) Dopo il transito della perturbazione legata all’Epifania, che ha colpito duramente il Sud Italia portando la neve fino alle quote collinari tra Puglia, Basilicata, Molise e Campania, il focus meteorologico si è spostato repentinamente verso il Nord Italia. Qui, il ritorno di condizioni di stabilità atmosferica ha coinciso con cieli limpidi, assenza di ventilazione e un drastico raffreddamento durante le ore notturne. La conseguenza diretta è stata un gelo diffuso e pungente. In vaste porzioni della Pianura Padana, l’atmosfera ha subito una metamorfosi durante la notte, regalando al risveglio paesaggi totalmente imbiancati. Attenzione però: non si tratta di neve.
Val Padana nel freezer, minime polari
Durante le ultime notti, gran parte della Val Padana centro-orientale ha fatto registrare temperature scese abbondantemente sotto lo zero. Nelle zone di campagna e nei piccoli centri urbani si sono toccati valori compresi tra -7°C e -10°C, mentre diverse città del Nord hanno segnato minime attorno ai -5°C. Si tratta di valori molto bassi, anche se lontano dai record, giustificati da un violento raffreddamento radiativo, amplificato dall’effetto albedo della copertura nevosa che disperde il calore verso lo spazio.
La fisica del freddo: il raffreddamento radiativo
Il meccanismo è noto ai meteorologi. Quando i cieli sono sereni e il vento è calmo, il terreno perde calore molto velocemente durante la notte. Se a questo aggiungiamo la presenza di neve, il processo diventa ancora più efficiente. La temperatura crolla verticalmente, l’aria nei bassi strati si raffredda e l’umidità presente tende a condensare. È in questo contesto che si manifesta un fenomeno tipicamente invernale, divenuto ormai raro negli ultimi anni: la galaverna.
Cos’è la galaverna e come trasforma il paesaggio
La galaverna è un deposito di ghiaccio che si genera quando minuscole goccioline di nebbia, sospese in un’aria satura di umidità e con temperature sotto gli 0°C, congelano istantaneamente al contatto con le superfici solide. Alberi, fili d’erba, automobili, recinzioni e infrastrutture vengono così avvolti da uno strato bianco, spesso e irregolare, che ricorda la neve ma ha una consistenza diversa. Scientificamente, il processo differisce dalla brina. La brina nasce dalla sublimazione del vapore acqueo (passaggio diretto da gas a solido), mentre la galaverna scaturisce dal congelamento dell’acqua liquida presente nella nebbia. Per questo il deposito appare molto più ruvido, compatto e onnipresente, capace di aderire a qualsiasi oggetto.
Le zone più colpite dal fenomeno
La galaverna ha interessato in maniera massiccia l’Emilia-Romagna, il Veneto e la bassa Lombardia, con una frequenza maggiore nelle aree rurali e nelle periferie delle grandi città. In queste condizioni l’imbiancata è spesso totale, creando un effetto ottico identico a quello di una nevicata, pur senza che nulla sia caduto dal cielo. È l’aria stessa che gela sugli oggetti. Le superfici esposte anche a bave di vento impercettibili tendono ad accumulare più ghiaccio, creando sculture naturali irregolari. Un fenomeno suggestivo che testimonia la presenza di un freddo intenso nei bassi strati.
Un evento divenuto raro con il clima che cambia
Un tempo, la galaverna era una compagna abituale delle notti invernali padane. Oggi la sua frequenza è diminuita drasticamente. Il Riscaldamento Globale e la riduzione delle ondate di freddo severe rendono sempre più sporadiche queste configurazioni, che necessitano di un incastro perfetto tra gelo, altissima umidità e stabilità atmosferica prolungata.
Evoluzione: quanto durerà il gelo
Nelle prossime ore la galaverna tenderà a dissolversi. L’avvicinamento di una nuova perturbazione proveniente dal Nord Atlantico andrà infatti a scardinare la stabilità atmosferica, inibendo la formazione della nebbia e, di conseguenza, del fenomeno stesso. Un possibile ritorno potrebbe verificarsi solo in presenza di una nuova fase anticiclonica fredda, ipotizzabile per l’inizio della prossima settimana.
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