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Giorni della Merla: tra nevicate al Nord e l’ombra del gelo siberiano

Antonio Romano di Antonio Romano
21 Gen 2026 - 13:30
in A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News
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L’inverno non è ancora finito, si attende il possibile gelo per fine gennaio

(TEMPOITALIA.IT) Il transito del ciclone Harry non sancirà affatto la fine delle ostilità atmosferiche, poiché il meteo dei prossimi giorni vedrà il passaggio di una serie ininterrotta di nuove perturbazioni. Ci troviamo immersi in un contesto tipicamente invernale, con la neve pronta a imbiancare nuovamente le zone a bassa quota del Settentrione. Il Mar Mediterraneo rimarrà un bersaglio sensibile per il maltempo, che in questa circostanza colpirà con vigore le regioni del Centro-Nord.

L’interesse degli esperti è tuttavia rivolto alla parte conclusiva di gennaio, nel tentativo di decifrare se si verificherà quell’evento eclatante capace di lasciare un segno indelebile sulla stagione. Per il momento non esistono certezze assolute, eppure si scorgono manovre bariche interessanti che potrebbero riservare colpi di scena inaspettati.

Come osservato in precedenza, l’attuale stagione fredda sta mettendo in mostra una dinamicità che sembrava smarrita negli anni scorsi, anche se manca ancora quel definitivo salto di qualità per renderla davvero memorabile. Il tempo a disposizione non manca, considerando che il mese di febbraio si rivela spesso il periodo più propizio per le grandi ondate di freddo e le nevicate estese sulla Penisola.

Non si tratta di una semplice speranza senza fondamento, soprattutto perché stiamo attraversando un periodo caratterizzato da un Vortice Polare estremamente disturbato e per nulla compatto. Tale configurazione agevola la discesa di masse d’aria di origine artica verso le latitudini più basse, proprio come accaduto nella prima decade del mese.

 

Nuovo gelo avanza verso le nazioni europee

Cosa dobbiamo aspettarci nel breve termine, Già verso la fine della settimana corrente, una robusta alta pressione di blocco si stabilizzerà tra il Mar di Norvegia e la Russia. Questa posizione permetterà lo scivolamento di correnti gelide di matrice siberiana verso il Mar Baltico e la Scandinavia. Contemporaneamente, l’area mediterranea dovrà fare i conti con diversi impulsi perturbati provenienti dall’Oceano Atlantico.

Allo stato attuale, non sembra configurarsi il cosiddetto ponte di Woeikoff, quella struttura di alta pressione che faciliterebbe l’arrivo diretto del gelo russo verso i Balcani e l’Italia. Di conseguenza, il freddo più intenso potrebbe restare confinato oltre le Alpi, lasciando le nostre regioni settentrionali in una delicata zona di confine tra le masse d’aria continentali e quelle più temperate.

Anche per i celebri giorni della Merla, ovvero il 29, 30 e 31 gennaio, non si prevedono scossoni estremi. Lo scenario resterà probabilmente invernale al Nord, ma con temperature più dolci sul resto del territorio nazionale. Il gelo crudo dovrebbe rimanere relegato all’Europa Centro-Orientale, senza riuscire a penetrare con decisione verso sud, escludendo parzialmente il nostro Paese.

Le probabilità di un’ondata di gelo epocale proprio a fine mese appaiono contenute, tuttavia la parte migliore dell’inverno potrebbe palesarsi a febbraio. Tale ipotesi è legata a un possibile cedimento strutturale del Vortice Polare, a partire dai piani alti della stratosfera, come suggerito dalle proiezioni a lungo termine dei centri di calcolo.

 

Credits:

  • ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts)
  • GFS – (Global Forecast System)
  • World Meteorological Organization (WMO)

  (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: aria articagelo siberianogiorni della merlameteo gennaioneve nordprevisioni invernovortice polare
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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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