
Un vortice polare fragile verso febbraio
Siamo ormai giunti verso la fine di Gennaio e, osservando le statistiche del passato, non appare affatto insolito che il Vortice Polare inizi a mostrare i primi evidenti segnali di cedimento, questa dinamica potrebbe spianare la strada a scenari meteorologici estremamente coinvolgenti per la seconda parte della stagione invernale. Fino a questo momento, il tempo ha seguito un andamento piuttosto altalenante, mostrandosi raramente statico o eccessivamente mite, ma la domanda che sorge spontanea riguarda ciò che ci attende nelle prossime settimane.
Per chi non avesse familiarità con questi termini, stiamo parlando di una imponente struttura ciclonica che ruota sopra il Polo Nord e che, in condizioni normali, ha il compito di trattenere le masse d’aria gelida alle alte latitudini. I dati attuali indicano un incremento termico estremamente rapido a circa 30 chilometri di quota, proprio all’interno della Stratosfera, un fenomeno tale da compromettere seriamente la stabilità della struttura stessa, in termini semplici, il vortice si sta sfaldando e le conseguenze per l’Europa potrebbero essere rilevanti.
È doveroso precisare che le previsioni a lungo termine richiedono sempre una buona dose di cautela, superate le due settimane, l’affidabilità dei modelli matematici cala in modo sensibile e la loro volatilità è ben nota a chi analizza quotidianamente le mappe.
Una carta da giocare per il finale d’inverno
Nonostante la necessaria prudenza, quando diverse proiezioni iniziano a convergere verso una medesima evoluzione, emerge un segnale piuttosto robusto che risulta difficile da trascurare, in questo caso specifico, l’allungamento del Vortice Polare e la sua potenziale frammentazione, definita spesso split, potrebbero rappresentare un vero jolly per il finale di stagione. Un riscaldamento stratosferico marcato tende infatti a rallentare i venti zonali, favorendo la divisione del sistema in più nuclei indipendenti, il vortice potrebbe addirittura rompersi in più pezzi, anche se per ora mancano gli spunti definitivi per confermare con certezza assoluta questo scenario.
Le analisi attuali sulla stabilità polare sono estremamente interessanti, poiché aumentano le probabilità di assistere a un periodo caratterizzato dall’inversione del moto delle correnti. Questo significa che le masse d’aria potrebbero muoversi da est verso ovest, incrementando sensibilmente le possibilità di vedere il freddo di matrice russa o siberiana dirigersi verso l’Italia, tuttavia, serviranno numerose conferme nei prossimi aggiornamenti.
Cosa dicono le mappe per metà febbraio
Le mappe previsionali che si spingono fino alla prima metà di Febbraio evidenziano anomalie termiche piuttosto elevate proprio sopra il Polo Nord, a livello di geopotenziale, in particolare alla quota di 10 hPa, emerge una chiara inversione dei venti. Questo è il segnale che la classica circolazione ciclonica polare sta cedendo il passo a un’area di alta pressione stratosferica, ne consegue che il getto diventa più lento e la possibilità che si verifichino inversioni del moto è più elevata.
In sostanza, le masse d’aria non si muoverebbero più da ovest verso est, ma seguirebbero il percorso inverso, non si tratta di un dettaglio trascurabile, bensì di una vera riorganizzazione della circolazione atmosferica su scala globale. In un contesto simile, gran parte dell’Europa potrebbe trovarsi coinvolta in condizioni pienamente invernali, ricordando in parte quanto già vissuto nella prima metà di Gennaio.
Quali sono i rischi reali per l’italia
Naturalmente, ciò che preme maggiormente sapere è quale sarà l’impatto sul nostro Paese, l’Italia si trova spesso in una posizione di confine, eppure stavolta non farà eccezione, una simile dinamica potrebbe tradursi in una fase di maltempo tipicamente invernale, a patto che l’aria artica o quella russa riescano a penetrare con decisione nel bacino del Mar Mediterraneo.
In tal caso, nonostante il riscaldamento globale in atto, non si potrebbero escludere nevicate fino a quote molto basse o persino in pianura, i lettori più attenti avranno però compreso che questo pattern meteo deve incastrare perfettamente molti tasselli che non sempre si verificano simultaneamente. Inoltre, in un Mar Mediterraneo perennemente più caldo della media, il contrasto con l’aria gelida in arrivo rappresenterebbe un potenziale detonatore per fenomeni meteorologici di grande intensità, non resta che monitorare costantemente le mappe del geopotenziale e delle temperature al suolo per capire se il grande serbatoio gelido dell’Europa Orientale riuscirà davvero a raggiungere lo Stivale.
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