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Stratwarming? L’Inverno si gioca tutto col possibile GELO di febbraio

Antonio Romano di Antonio Romano
22 Gen 2026 - 17:30
in A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News, Zoom
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(TEMPOITALIA.IT) Abbiamo attraversato un periodo decisamente rigido in questo gennaio, sebbene caratterizzato da dinamiche apparentemente contraddittorie. Si sono verificate condizioni meteo gelide per diversi giorni, ma è emersa una quasi totale assenza di neve. In effetti, i fiocchi sono caduti in modo significativo in Emilia Romagna, si sono osservate intense galaverne e qualche raro episodio di neve da nebbia.

Tuttavia, la Valle Padana non ha visto il classico accumulo bianco, e lo stesso è accaduto per le Alpi, rimaste in gran parte spoglie. Nonostante ciò, esiste ancora una possibilità per cambiare le sorti della stagione. Sappiamo che si sta avvicinando una fase piuttosto perturbata, la quale però non porterà un freddo estremo. Le temperature si manterranno su valori prettamente invernali, ma senza toccare punte così basse da assicurare il manto nevoso fino in pianura o lungo le zone costiere.

Il riscaldamento stratosferico e le speranze per la neve

Gli appassionati di meteorologia sono consapevoli dell’esistenza di un fenomeno atmosferico straordinario, denominato Riscaldamento Stratosferico Improvviso. Si tratta di un evento tecnico che avviene nella Stratosfera, lo strato gassoso situato tra i 10 e i 50 km sopra la crosta terrestre.

In questa regione, in modo del tutto occasionale durante il cuore della stagione fredda, si manifesta un episodio capace di influenzare il tempo per intere settimane in tutto il Continente Europeo. Il termine internazionale per definirlo è Sudden Stratospheric Warming, spesso abbreviato come SSW. Gli esperti analizzano questo evento da decenni, ma esso rimane uno dei temi più complessi della scienza del cielo. Sopra il Polo Nord, improvvisamente, si registra un’impennata termica spaventosa, in pochi giorni, la temperatura può salire di 40, 50 o addirittura 70 gradi Celsius. È fondamentale ricordare che questo riscaldamento non avviene al suolo, ma a quote altissime.

Le conseguenze dirette, la rottura del Vortice Polare

Questo sconquasso termico ha il potere di distruggere il celebre Vortice Polare. Questa espressione è ormai diventata comune anche per chi non mastica la materia, ma per comprenderne la natura bisogna immaginarlo come una sorta di trottola che ruota velocemente a circa 20 km di altezza, la quale può improvvisamente frammentarsi o sfaldarsi.

Finché questo sistema ruota in modo compatto e rapido, riesce a mantenere il gelo confinato nelle aree dell’Artico. Al contrario, alle medie latitudini dove si trova l’Italia, le correnti miti dell’Oceano Atlantico garantiscono un clima temperato. Non è detto che debba esserci necessariamente l’alta pressione sopra le nostre teste, potrebbero scorrere correnti occidentali portatrici di pioggia, ma senza la comparsa del manto bianco a quote basse.

L’arrivo dello Stratwarming e il cambio della circolazione

Quando si verifica uno Stratwarming, il senso di rotazione del vortice può addirittura invertirsi. I venti cominciano a soffiare da est verso ovest, aumentando considerevolmente le probabilità di assistere a una colata gelida proveniente dal nord est. Questa è la condizione imprescindibile per avere un freddo eccezionale sul bacino del Mar Mediterraneo.

Tuttavia, bisogna essere prudenti e non dare nulla per scontato. Come capita in molti rami scientifici, la situazione non è mai lineare. Possono verificarsi eventi di SSW molto potenti che non portano praticamente alcun effetto sul territorio italiano. A volte il gelo finisce sui Balcani, oppure si sposta troppo a ovest verso la Penisola Iberica, lasciando l’Italia sotto l’influenza di un anticiclone di matrice africana. Le variabili in gioco sono numerose e imprevedibili.

L’oscillazione Nord Atlantica e il ruolo dell’indice Nao

Esiste un altro fattore cruciale che regola l’inverno in Europa, ovvero l’Oscillazione Nord Atlantica, conosciuta con l’acronimo NAO. Quando un riscaldamento della Stratosfera riesce a propagarsi verso la bassa atmosfera, l’indice NAO subisce un crollo verticale. In questa circostanza si forma un blocco di alta pressione sull’Atlantico, costringendo l’aria artica a dirigersi verso l’Europa centrale e il nostro Paese.

Quando queste masse gelide incontrano le correnti umide del Mediterraneo, si creano le premesse ideali per nevicate diffuse a quote di pianura. Bisogna però ribadire che non si tratta di una certezza matematica. È sufficiente un minimo ritardo nel posizionamento dei centri di bassa pressione per trasformare i fiocchi in pioggia. Inoltre, nell’era del global warming, si nota come piova sempre più spesso in montagna e nevichi meno frequentemente nei bassi piani. Non stiamo formulando una previsione certa, poiché non ci sono ancora segnali definitivi, ma questo fenomeno rappresenta l’ultima carta che l’inverno può giocare in vista del mese di febbraio.

 

Credit

  • ECMWF (European Centre for Medium-Range Weather Forecasts): https://www.ecmwf.int
  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration: https://www.noaa.gov
  • Copernicus Climate Change Service (C3S): https://climate.copernicus.eu
  • NASA Goddard Institute for Space Studies: https://data.giss.nasa.gov

  (TEMPOITALIA.IT)

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Tags: freddo siberianoindice naometeo invernoneve pianuraprevisioni febbraioriscaldamento stratosfericoStratwarmingvortice polare
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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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