L’evoluzione della circolazione atmosferica globale
(TEMPOITALIA.IT) Nelle prossime settimane la circolazione emisferica entrerà in una fase potenzialmente molto interessante, non tanto per un singolo evento estremo, quanto per la possibile transizione da un pattern più zonalizzato a uno più ondulato. Si tratta di uno di quei passaggi che, in meteorologia operativa, spesso decide se il finale dell’inverno resterà su binari miti e atlantici oppure se tornerà a riaccendersi una dinamica più invernale, fatta di scambi meridiani e irruzioni a ondate. Il cuore di questo cambiamento è atteso tra circa sette o dieci giorni, un periodo cruciale per capire come si muoveranno le masse d’aria su scala planetaria.
La fase iniziale con indici positivi e clima mite
Nel breve termine, il segnale è abbastanza chiaro, le anomalie di geopotenziale sull’Artico tendono a disporsi su valori prevalentemente negativi, un assetto che statisticamente favorisce una AO positiva. Parallelamente, l’Atlantico settentrionale mostra una configurazione coerente con una NAO positiva, anche per via della presenza di geopotenziali più bassi del normale nell’area della Groenlandia.
Tradotto in effetti concreti, sull’Europa ci aspettiamo un flusso più teso e occidentale, con la parte centro, meridionale del continente frequentemente sotto un’influenza più mite, mentre il raffreddamento resta confinato alle alte latitudini, in particolare su Scandinavia e settori artico, continentali. È la classica situazione in cui il freddo vero esiste, ma resta lontano dall’Italia, poiché non sparisce ma rimane semplicemente intrappolato nella fascia polare.
Asia e Nord America, due risposte diverse allo stesso schema
Su scala globale, lo schema non produce gli stessi effetti ovunque. In Asia la tendenza rimane dominata da un ampio campo di geopotenziali positivi sul settore euro, asiatico occidentale, con una risposta ciclonica più evidente sulla Siberia. In pratica, gran parte del continente resta su temperature in media o sopra media, mentre i raffreddamenti più significativi si concentrano nel cuore del territorio siberiano.
Sul Nord America, invece, la dinamica appare più nervosa, si profila una saccatura più incisiva tra Alaska, Canada occidentale e l’Ovest degli Stati Uniti, contrapposta a una dorsale più stabile sui settori orientali. Ne consegue un continente diviso in due, con un clima decisamente più freddo a Ovest e più mite a Est.
Il possibile colpo di scena della terza settimana di febbraio
Nel medio termine, la situazione diventa meno lineare. Le anomalie di geopotenziale si fanno più miste e, con esse, anche gli indici teleconnettivi, poiché AO e NAO tendono verso valori prossimi alla neutralità. È un passaggio importante, quando il segnale perde la sua spinta predominante, aumenta lo spazio per geometrie più complesse, con onde planetarie più marcate e una maggiore variabilità del getto. In Europa ciò potrebbe tradursi in una saccatura più incisiva verso il Settentrione, mentre l’Europa occidentale e meridionale resterebbero ancora in un contesto relativamente mite. Tuttavia, in questo tipo di pattern, basta un piccolo spostamento delle onde per cambiare radicalmente la traiettoria delle masse d’aria verso l’Italia.
L’accoppiamento tra stratosfera e troposfera
Il dato più interessante emerge nella proiezione a più lungo termine, le anomalie del Polar Cap Geopotential Height, conosciuto come PCH, suggeriscono una possibile fase di coupling tra stratosfera e troposfera nella terza settimana di febbraio. In parole semplici, segnali caldi in stratosfera potrebbero progressivamente propagarsi verso il basso, favorendo un ritorno a un’AO negativa e quindi a una circolazione più bloccata e ondulata.
Ciò non significa automaticamente gelo assicurato per le nostre pianure, ma indica che aumenta sensibilmente la probabilità di configurazioni capaci di spingere aria fredda verso latitudini più basse, in funzione di dove si posizioneranno i blocchi di alta pressione e le saccature. Mettendo insieme i dati sul Vortice Polare, la prima parte del periodo appare orientata a un dominio più atlantico e relativamente mite alle medie latitudini europee, ma la seconda metà di Febbraio 2026 potrebbe aprire scenari più dinamici, con un getto meno dritto e maggiore spazio per irruzioni fredde a ondate che potrebbero condizionare anche l’inizio di Marzo.
Credit:
NCEI – National Centers for Environmental Information
ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts







