• Privacy
mercoledì, 10 Giugno 2026
TEMPO ITALIA meteo news
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Chi Siamo
  • Contatti
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Chi Siamo
  • Contatti
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Tempo Italia
Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
Home A La notizia del Giorno

Neve da record, la Val Padana può battere New York

Luca Martini di Luca Martini
02 Mar 2026 - 13:30
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, Meteo News, Meteo storico
Share on FacebookShare on Twitter

Il Nor’easter di New York: 50 cm di neve in poche ore

(TEMPOITALIA.IT) La precipitazione nevosa che ha colpito il quadrante nord-orientale degli Stati Uniti tra il 22 e il 23 febbraio 2026 è stata definita epocale dalle testate giornalistiche e dalle autorità d’oltreoceano. Si è trattato, nello specifico, di un ciclone dal rafforzamento fulmineo evolutosi in un nor’easter, caratterizzato da un minimo di pressione crollato fino a 965 hPa al largo della Costa Atlantica.

Secondo i dati ufficiali raccolti dal National Weather Service e dalla NOAA, la stazione di Central Park a New York City ha registrato ben 50 centimetri di coltre bianca, conquistando il nono posto tra gli eventi più significativi mai avvenuti al centro della Grande Mela. Spostandosi verso Long Island, precisamente a Islip, gli accumuli hanno toccato i 79 centimetri, mentre in alcune aree del New Jersey, come Lyndhurst, e nello stato del Connecticut i totali hanno superato i 76 centimetri. Le correnti hanno soffiato con raffiche terribili tra i 129 e i 158 chilometri orari nel New England, scatenando veri blizzard con visibilità nulla e cumuli di neve alti diversi metri.

Bisogna sottolineare che il fenomeno americano non è paragonabile per violenza della tempesta a nessun evento noto nella Valle Padana. Nessun ciclone nevoso ha mai colpito il settentrione italiano con venti così furiosi, poiché una simile velocità dell’aria è pressoché impossibile nel bacino padano. In questo contesto analizziamo esclusivamente le quantità di manto bianco in centimetri, pur riconoscendo l’eccezionalità della tempesta statunitense.

Questa manifestazione atmosferica estrema ha paralizzato la metropoli, lasciando oltre 600.000 persone senza elettricità, portando alla cancellazione di migliaia di voli e bloccando la viabilità tra New York e il New Jersey. Eppure, quantitativi di neve fresca tra i 40 e gli 80 centimetri in pianura non rappresentano una rarità assoluta per la Pianura Padana settentrionale, un territorio dove episodi simili o perfino superiori si sono verificati spesso nel secolo scorso e persino in tempi recenti.

 

L’episodio del 6 e 7 gennaio 2009 in Lombardia

Un caso recente e molto studiato è quello del 6 e 7 gennaio 2009. Secondo quanto riportato dalla rivista Neve e Valanghe curata da AINEVA, l’ente di riferimento per le rilevazioni nivometriche, la perturbazione ha colpito quasi tutta la Lombardia. In quei giorni si sono registrati depositi medi tra i 35 e i 50 centimetri nelle province di Pavia, Lodi e Cremona, tra i 30 e i 40 centimetri nel Milanese e valori tra i 25 e i 35 centimetri nella fascia pedemontana che comprende Varese, Como e Lecco.

Nel centro di Milano i sensori hanno misurato circa 40 centimetri di neve fresca, posizionando l’evento al quinto posto tra i più rilevanti degli ultimi settant’anni. Tale dato è superato solo dagli 82 centimetri del febbraio 1947, dai 75 centimetri del gennaio 1985, dai 63 centimetri del gennaio 1954 e risulta a pari merito con l’episodio del gennaio 2006.

L’assetto atmosferico del 2009 ha seguito lo schema classico dello scorrimento, un vortice di bassa pressione sul Golfo di Genova ha favorito il richiamo di aria gelida continentale nei bassi strati, mentre una seconda depressione risaliva dalle Isole Baleari verso la Costa Azzurra. I fiocchi sono caduti con temperature sotto lo zero, risultando leggeri e asciutti. Il manto nevoso è rimasto intatto per oltre due settimane grazie a temperature minime che sono scese sotto i -10°C nella Bassa Padana, confermando il carattere continentale del clima locale.

 

La grande nevicata del gennaio 1985, il primato registrato da ARPA Lombardia

Ancora più incredibile è stata la perturbazione del 13–16 gennaio 1985. Il centro meteorologico di ARPA Lombardia, in un documento del gennaio 2025, ricorda misurazioni vicine ai 90 centimetri a Milano, presso l’osservatorio di Brera, con picchi locali ancora più alti. Nelle province di pianura gli accumuli oscillarono tra i 40 e gli 80 centimetri. A Sondrio la neve raggiunse i 120 centimetri, mentre sulle aree prealpine di Varese, Como e Lecco si superò abbondantemente il metro.

L’origine di questo evento fu l’arrivo di una massa d’aria artica e russa che mantenne il termometro costantemente in negativo, unita a un flusso umido dal Mar Mediterraneo. La temperatura media del mese di gennaio 1985 a Milano fu di -0,6°C, permettendo una caduta ininterrotta di neve per tre giorni. Gli esperti evidenziano però che dagli anni Cinquanta l’inverno in Lombardia si è scaldato di 0,5°C ogni dieci anni. Questo cambiamento ha spinto la quota neve verso l’alto, facendo sì che oggi molti eventi che un tempo sarebbero stati nevosi si trasformino in pioggia.

 

Le misurazioni storiche di Parma e le tendenze plurisecolari del clima

L’archivio italiano più lungo sulle nevicate appartiene all’Osservatorio di Parma, con dati che partono dal 1777. Gli studi pubblicati sull’International Journal of Climatology mostrano che, dopo il 1897, i giorni di neve annuali sono scesi da una media di 8,3 a 4,5. Anche se lo spessore totale non mostra un calo lineare perfetto, i picchi massimi si concentrano durante la fine della Piccola Era Glaciale, un periodo di forte attività degli anticicloni di blocco legata al minimo di Dalton.

Ricerche condotte sul versante sud delle Alpi indicano una riduzione del 34% della neve fresca tra il 1920 e il 2020, con perdite che sfiorano il 49% sotto i 2000 metri. Anche i dati del bacino del Fiume Po presentati nel 2025 confermano una diminuzione del volume d’acqua stoccato nella neve, causata da una fusione primaverile sempre più anticipata.

 

Ecco perché la pianura padana riusciva a intrappolare la neve

La differenza sostanziale tra il nor’easter di New York e le bufere in Italia risiede nella geografia. Nella metropoli statunitense il gelo arriva da nord-ovest, dal Canada, e l’umidità viene dall’Oceano Atlantico. In Val Padana, invece, si crea il famoso cuscinetto freddo, le masse d’aria artica o siberiana restano intrappolate contro l’arco delle Alpi, mentre i venti caldi e umidi dal Mar Mediterraneo scorrono sopra questo strato gelido.

Questo fenomeno, noto come overrunning o sovrascorrimento, permette nevicate abbondanti anche con temperature al suolo vicine allo zero. Questo meccanismo spiega come possano accumularsi 50 centimetri di coltre con pochissimi millimetri di pioggia equivalente, creando una neve molto farinosa. La capacità di resistenza di questa sacca fredda garantisce che il manto non si sciolga subito, a differenza di quanto accade nelle città costiere oceaniche, dove l’aria mite e la salsedine accelerano la fusione.

  • Pianura Padana: accumuli storici tra 40 e 90 centimetri.
  • New York: record recente di 50 centimetri a Central Park.
  • Alpi: accumuli che superano regolarmente i 100 centimetri in eventi estremi.

 

Credit e fonti autorevoli (TEMPOITALIA.IT)

  • National Weather Service – NOAA
  • International Journal of Climatology – RMetS
  • European Geosciences Union – EGU
  • AINEVA – Associazione Interregionale Neve e Valanghe
  • ARPA Lombardia – Servizio Meteorologico
Seguici su Google News
Tags: ainevaarpa lombardiabufere pianuraclima milanocuscinetto freddometeo neveneve new yorkrecord nevicateStoria meteoVal Padana
CondividiTweet
Articolo precedente

Marzoa soqquadro: dietro angolo coda dell’Inverno

Prossimo articolo

Tornano pioggia e neve

Luca Martini

Luca Martini

Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

Prossimo articolo

Tornano pioggia e neve

Meteo: raffica di temporali al Nord, poi la Svolta

10 Giugno 2026

Riscossa dell’Alta Pressione Africana: Italia nel mirino da Sabato 13, intervista all’esperto

10 Giugno 2026
Estate pronta a decollare

Weekend con svolta anticiclonica, più sole e caldo in aumento

9 Giugno 2026

Tra caldo e rinfrescate, l’ESTATE procede a singhiozzo: l’attesa aumenta

9 Giugno 2026

Saharan Air Layer, il fiume di polvere sahariana in quota e gli effetti imprevisti sui super temporali di Giugno

9 Giugno 2026

Meteo: Ancora temporalesco al Nord, Stabile e Caldo altrove

9 Giugno 2026
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Chi siamo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Contatti
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Meteo Italia
  • Cronaca Meteo
  • Chi siamo
  • Viaggi
  • Magazine
  • Contatti
  • Privacy

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.