
(TEMPOITALIA.IT) Cari lettori, vi ricordate quando parlavamo del termine Final Warming? In campo meteorologico non è altro che l’evento che sancisce in modo definitivo la chiusura della stagione invernale a livello della stratosfera.
Esso segna l’effettiva agonia e il conseguente collasso strutturale del Vortice Polare. Questo imponente smantellamento introduce un regime atmosferico radicalmente diverso: il vortice si disgrega, si frammenta in più lobi e non è più in grado di alimentare o sostenere un flusso zonale lineare e vigoroso alle alte latitudini – si tratta delle normali correnti da ovest verso est. Il risultato è un getto polare che perde la sua naturale tensione e inizia a ondeggiare in maniera particolarmente marcata.
Cosa ne consegue?
Quando il Vortice Polare va incontro a questo irreversibile indebolimento primaverile, la corrente a getto inizia a ondulare profondamente, quasi come fosse un serpente. Nascono così ampie sinuosità atmosferiche che favoriscono un aumento dei cosiddetti scambi meridiani – spostamenti di vaste masse d’aria lungo i meridiani terrestri, da nord verso sud e viceversa.
In questo contesto diventano molto più probabili le risalite di possenti anticicloni verso latitudini insolite, spingendosi fino alla Groenlandia e alla penisola scandinava. Tali blocchi anticiclonici costringono l’aria gelida di origine artica o polare a scivolare lungo i loro bordi orientali, aprendo veri e propri corridoi per l’arrivo di masse d’aria molto fredde, in primo luogo sui Balcani e, in secondo luogo, su parte del bacino del Mediterraneo.

Lo scenario per fine mese
Ed è qui che entra in gioco il colpo di scena. È esattamente questa instabile dinamica che i principali modelli matematici di previsione stanno iniziando a inquadrare per l’ultima fase di Aprile. Analizzando le ultime proiezioni, soprattutto quelle del modello europeo ECMWF – il più affidabile in senso stretto sul nostro continente – emergono risultati davvero sorprendenti.
Tra Martedì 21 e Sabato 25 potremmo assistere a una massiccia discesa di aria molto fredda di estrazione scandinava, o forse addirittura russa. Questa colata gelida sarebbe pilotata da un anticiclone anomalo sbilanciato verso l’Islanda, il quale spingerebbe un lobo residuo del Vortice Polare ad allungarsi in modo minaccioso verso l’Europa centrale. Arriverà da noi? Oppure ci prenderà di striscio?

Le possibili conseguenze
Chiariamo subito il concetto, gentili lettori. Non stiamo facendo una vera e propria previsione meteo, bensì delineando una tendenza. Questi scenari andranno rigorosamente confermati nei prossimi giorni. Ciò non toglie che, se tutto si verificasse effettivamente in questi termini, le ripercussioni sarebbero di quelle toste, con un vero e proprio tracollo termico sul nostro Paese.
A titolo di esempio, assisteremmo a un calo termico estremamente marcato, con i termometri che potrebbero perdere anche fino a 10°C nel giro di pochissime ore – un tuffo improvviso verso condizioni quasi invernali. Parallelamente, si innescherebbero condizioni marcatamente perturbate, caratterizzate da piogge diffuse, temporali e rovesci anche di una certa intensità. L’aria preesistente risulterebbe molto più calda e, sebbene le masse in arrivo siano tendenzialmente secche, lo scontro con quelle umide già presenti potrebbe dar vita a situazioni convettive assai vivaci.
Inoltre, potremmo assistere a un rinforzo notevole della ventilazione dai quadranti settentrionali o nord-occidentali, che acuirebbe la sensazione di freddo percepito dal corpo; il cosiddetto wind chill. Occhio, quindi, a questi sbalzi davvero forti!
Concludiamo parlando della neve. I fiocchi bianchi potrebbero tornare a imbiancare le Alpi e la dorsale appenninica a quote eccezionalmente basse per l’avanzato periodo primaverile, spingendosi localmente persino al di sotto dei 1000 metri di altitudine. Imbiancate scenografiche, ma comunque molto notevoli.
I rischi che corriamo
Come sempre accade in questi casi, uno dei pericoli maggiori è rappresentato dalle gelate fuori stagione. Se, a seguito del passaggio dell’irruzione fredda, i cieli notturni dovessero rasserenarsi e i venti cessassero del tutto, le valli interne del Centro-Nord potrebbero registrare temperature sotto lo zero, con danni gravissimi per le colture in piena fioritura. Si parla, ovviamente, solo di scenari potenziali, senza addentrarsi in ulteriori dettagli.

Un evento notevole, ma quanto probabile?
Sebbene il mese di Aprile ci abbia storicamente abituati a colpi di scena invernali di tutto rispetto, una discesa atmosferica così ben strutturata, alimentata da un ramo diretto del Vortice Polare verso le Alpi, rappresenta un evento davvero notevole. Il turbolento contesto che segue un Final Warming aumenta statisticamente la probabilità di assistere a dinamiche ben fuori dall’ordinario – ed è esattamente quello che potrebbe accadere. Non sarebbe la prima volta, nemmeno in epoca di Riscaldamento Globale, che si registrassero ondate fredde di questo tipo sul finire di Aprile.
Detto questo, vista la distanza temporale, stiamo analizzando un’ipotesi che va tenuta in considerazione ma che è lungi dall’essere certa. Gli ingredienti sinottici di base ci sono tutti, ma quando si tratta di tendenze meteo è fondamentale ricorrere al condizionale. Basta lo spostamento di poche centinaia di chilometri per cambiare tutto in un colpo solo.
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