(TEMPOITALIA.IT) Le piogge torrenziali si sono placate, il cielo si sta aprendo e l’alta pressione sta prendendo possesso della Penisola. Per molti è una notizia attesa e benvenuta, dopo giorni di maltempo che hanno lasciato una scia pesante di danni tra il basso Abruzzo, il Molise e la Puglia settentrionale, con fiumi esondati, terreni allagati e accumuli pluviometrici tra i 100 e i 150 millimetri su territori vastissimi dal Salento all’Abruzzo. Per alcune aree montane, però, il ritorno del bel tempo non è affatto una buona notizia. Anzi.
Il problema della neve in quota e il caldo in arrivo
Mentre l’attenzione si è concentrata giustamente sui danni delle alluvioni in pianura e in collina, sull’Appennino centrale si è accumulata una quantità di neve eccezionale. Tra Abruzzo e Molise, al di sopra dei 1500 metri di quota, gli accumuli superano abbondantemente i due metri e mezzo, depositati in pochi giorni da un evento di eccezionale intensità. Un manto nevoso consistente, ma anche poco compatto e stratificato in modo instabile, frutto dell’alternanza tra fasi di neve asciutta e momenti più umidi durante l’evento perturbato.
Ebbene, l’Anticiclone Subtropicale in arrivo porta con sé aria tiepida in quota. Le temperature a 1500 metri saliranno fino a circa 8°C sopra lo zero, un’impennata termica che andrà a destabilizzare rapidamente tutto quel manto nevoso accumulato.
Valanghe e fusione rapida: i due rischi concreti
Quando aria più mite raggiunge un manto nevoso fresco e poco consolidato, la trasformazione è rapida e pericolosa. La neve si appesantisce, perde coesione interna e può scivolare lungo i pendii nelle ore più calde della giornata, innescando valanghe anche di grandi dimensioni, capaci di raggiungere fondovalle e infrastrutture. Sull’Appennino, dove i versanti sono spesso ripidi e soggetti a forti accumuli da vento, il rischio è concreto e non va sottovalutato.
L’acqua di fusione alimenta fiumi già in piena
C’è però un secondo rischio, forse ancora più insidioso sul medio termine, e riguarda il rischio idrogeologico. Tutta l’acqua contenuta in quel manto nevoso, sciogliendosi in tempi molto brevi, andrà ad alimentare fiumi e torrenti già gonfi dopo giorni di piogge torrenziali. I terreni di Abruzzo, Molise e Puglia sono ancora completamente saturi, incapaci di assorbire ulteriori quantità d’acqua. Il deflusso superficiale aumenterà di conseguenza, con il rischio concreto di nuove esondazioni e allagamenti diffusi, anche in assenza di ulteriori precipitazioni.
Il periodo più critico: tra il 6 e il 9 Aprile
Le temperature più elevate in quota sono attese tra il 6 e il 9 Aprile, proprio nel cuore del weekend pasquale e nei giorni immediatamente successivi. Sarà in questa finestra temporale che la fusione del manto nevoso procederà più rapidamente, con il picco di apporto idrico verso i corsi d’acqua già sotto pressione. Il rischio idrogeologico per Abruzzo, Molise e Puglia settentrionale, insomma, non è ancora archiviato. Il bel tempo cambia lo scenario in superficie, ma in quota il lavoro più delicato è appena cominciato.
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