Un gruppo di ricercatori di due università cinesi ha stimato con simulazioni avanzate le traiettorie dei chicchi di grandine in diverse condizioni climatiche, analizzando oltre 14.000 eventi reali nel mondo. Uno dei fattori principali riguarda la quota alla quale il ghiaccio inizia a fondere durante la caduta verso il suolo. Con l’aumento delle temperature, questo livello tende a salire: i chicchi devono quindi attraversare uno strato più spesso di aria calda prima di raggiungere la superficie. Durante il tragitto perdono parte della loro massa a causa della fusione, il che può indebolirli. Ecco perché non è sempre detto che l’aumento delle grandinate segua una progressione così lineare quando le temperature estive salgono.
Ma c’è un problema
Questo meccanismo potrebbe non valere per i chicchi più grandi. Poiché contengono una quantità maggiore di ghiaccio, riescono a sopportare meglio il processo di scioglimento e arrivano al suolo ancora abbastanza pesanti da provocare danni importanti. Ne consegue che, da una parte, ci sono le condizioni che favoriscono la crescita della grandine – correnti ascensionali più intense, maggiore disponibilità di acqua all’interno delle nubi e più energia nei temporali. Dall’altra c’è l’effetto della fusione, che tende a ridurre le dimensioni dei chicchi durante la discesa. Insomma, per farla breve: le grandinate stanno sicuramente aumentando di numero, ma non è detto che lo facciano in modo uniforme su tutto il globo e, soprattutto, la correlazione con la dimensione media del chicco non è così scontata.
Uno sguardo alla geografia
Come è facile intuire da quanto appena detto, gli effetti del Riscaldamento Globale sulla grandine variano molto a seconda delle aree del pianeta. Nelle zone temperate e alle alte latitudini, dove il riscaldamento è particolarmente evidente ma l’aumento dell’umidità atmosferica è più moderato, l’instabilità cresce abbastanza da superare l’effetto frenante della fusione. Qui il potenziale di danno della grandine tende quindi ad aumentare. L’Italia è una di queste zone. L’Europa sta vivendo temporali sempre più distruttivi e devastanti.
Diversa è la situazione nelle aree tropicali e monsoniche. In queste regioni il riscaldamento può essere più contenuto, mentre l’aumento dell’umidità non sempre favorisce una crescita efficace dei chicchi. Inoltre, lo strato atmosferico adatto alla formazione della grandine può diventare meno favorevole. Ecco perché, paradossalmente, nelle zone equatoriali grandina sempre di meno.
Il pericolo nascosto: più grandine, ma anche più acqua
C’è poi un altro aspetto spesso sottovalutato, che viene trattato in questo importante studio scientifico. Quando i chicchi attraversano strati più caldi dell’atmosfera, una parte del ghiaccio fonde e si trasforma in acqua. Questo significa che gli stessi temporali capaci di produrre grandine intensa possono anche generare precipitazioni molto concentrate in tempi brevi. Il rischio diventa quindi doppio: dall’alto arrivano chicchi di grandi dimensioni, mentre al suolo aumenta la possibilità di allagamenti improvvisi. Un singolo evento atmosferico può dunque produrre una serie di problemi. Ne consegue che, in un’atmosfera mediamente più calda, cresce la violenza complessiva delle precipitazioni.
Un’altra puntualizzazione
Va ricordato che ogni caso fa storia a sé. Una grandinata della stessa intensità – che sia devastante o intermedia – può avere conseguenze completamente diverse se colpisce un’area agricola oppure una città densamente abitata. Nel primo caso potrebbe causare danni a un’azienda agricola; nel secondo devasta case e automobili. Lo stesso discorso vale, ad esempio, per i tornado. Già oggi, nella Pianura Padana è come se dal 2023 qualcosa fosse cambiato nella stagione estiva, con eventi sempre più frequenti e violenti.
Il punto centrale rimane però chiaro: un’atmosfera più calda e più ricca di umidità crea condizioni meteoclimatiche favorevoli alla formazione di chicchi di grandine più grandi e potenzialmente molto più distruttivi. In un futuro segnato dal Cambiamento Climatico, anche un normale temporale estivo potrebbe diventare un evento da osservare con molta più attenzione.
Credit:
- Nature – Rising global hail damage potential in a warming world (2026)
- Met Office / Newcastle University – Future changes in severe hail across Europe (2025)
- Science News – Large hail climate change (2026)
- NPR – Hail is getting larger due to climate change (2026)
- Research Square – Hail trajectories under climate change (2026)