Basta entrare in acqua a fine Luglio, dalle parti di Ischia o lungo la costa toscana, per accorgersene senza bisogno di boe o satelliti. Non rinfresca più. È tiepida, quasi molle, e resta così anche all’alba, quando un tempo il primo bagno faceva rabbrividire. Diciamolo: chi frequenta il mare da trent’anni, questa differenza la sente sulla pelle prima ancora di leggerla in un grafico.
E i grafici, in effetti, dicono cose piuttosto serie. Tra il 1982 e il 2019 la temperatura superficiale del Mediterraneo è salita di 1,3°C, contro appena 0,6°C di aumento medio dell’oceano globale. Non un dettaglio statistico. Un divario che vale il doppio, e che ha spinto l’IPCC a etichettare questo bacino come hotspot del Riscaldamento Globale, con conseguenze che vanno ben oltre la meteorologia.
Un catino stretto, con una sola porta
La spiegazione parte dalla geografia, non dalla chimica dell’atmosfera. Il Mediterraneo è un mare semichiuso: comunica con l’Oceano Atlantico solo attraverso lo Stretto di Gibilterra, largo una quindicina di chilometri nel punto minimo e sbarrato in profondità da una soglia che non arriva ai 300 metri. Un collo di bottiglia, insomma. Ne consegue che il ricambio d’acqua è lento – si parla di scale temporali dell’ordine di un secolo per il rinnovo completo – e che il calore accumulato in superficie non ha molte vie di fuga verso ovest.
Aggiungiamo il volume. Il bacino contiene poco meno di quattro milioni di chilometri cubi d’acqua, con una profondità media attorno ai 1.500 metri: tanto per un mare regionale, pochissimo per un oceano. Minor massa d’acqua significa minore inerzia termica. Scaldare una pentola richiede meno energia che portare a temperatura una vasca, ed è esattamente questo il punto.
Il bilancio energetico raccontato senza formule
Ogni metro quadrato di superficie marina fa i conti con quattro voci. Incassa radiazione solare a onde corte. Restituisce energia infrarossa. Cede calore latente evaporando, che è di gran lunga la voce più pesante da queste parti. E scambia calore sensibile con l’aria sovrastante.
Storicamente il Mar Mediterraneo perdeva calore attraverso la superficie – una manciata di watt per metro quadrato in negativo – e compensava incamerando acqua atlantica relativamente tiepida da Gibilterra, restituendone di più salata e più fredda in profondità. Un motore termoalino che funzionava da millenni. Quel bilancio si sta spostando: l’aria sopra il bacino è più calda, la copertura nuvolosa estiva sempre più scarsa, e le ondate di calore africane fanno il resto.
Poi c’è il fattore che spiega gran parte delle anomalie estreme degli ultimi anni, e cioè lo spessore dello strato rimescolato. D’estate, con venti deboli e sole a picco, la colonna d’acqua si stratifica: il calore resta intrappolato nei primi dieci-venti metri. Concentrare la stessa energia in uno strato sottile invece che in cinquanta metri di colonna produce un salto termico molto più violento. L’anomalia eccezionale registrata nel 2024, per esempio, è stata attribuita proprio a intensi flussi di calore aria-mare che hanno agito su uno strato rimescolato insolitamente sottile, amplificando l’accumulo negli strati superiori. Ecco perché un’estate con l’anticiclone subtropicale bloccato sul bacino può fare più danni termici di due anni normali messi in fila.
I mari italiani, ciascuno col suo carattere
L’Italia siede in mezzo a questo catino, e ogni suo mare reagisce a modo suo. L’Adriatico settentrionale è il caso limite: fondali che spesso non superano i 35 metri, poca acqua da scaldare, riscaldamento fulmineo in primavera e altrettanto rapido raffreddamento quando arriva il vendo dela Bora. Il Tirreno, più profondo e più ampio, immagazzina calore in modo più lento ma poi se lo tiene fino a Novembre inoltrato. Lo Ionio scende oltre i 5.000 metri nella fossa Calypso e mantiene un comportamento più “oceanico”. Il Canale di Sicilia, invece, fa da corridoio tra i due grandi sottobacini, e lì le acque levantine, calde e salate, si fanno sentire eccome.
Quando il maestrale o la tramontana soffiano con decisione, rimescolano la colonna e portano in superficie acqua più fredda dal basso. Sollievo temporaneo. Nelle estati recenti, però, le fasi ventilate si sono fatte più rare e più corte: mancando il mescolamento, il tepore superficiale si consolida per settimane.
Quando il calore scende sotto la superficie
Il dato che ha colpito di più gli addetti ai lavori non riguarda la pelle del mare, ma quello che sta sotto. Il sesto rapporto del progetto “Mare Caldo” di Greenpeace Italia, pubblicato il 28 luglio 2026 e basato sui rilevcamenti del 2025, mostra che le ondate di calore marine raggiungono ormai i 30-40 metri di profondità, con valori che in certi casi toccano i 25°C. L’anomalia superficiale più marcata, pari a +3,5°C sopra la soglia climatologica, è stata misurata in Sardegna tra fine Maggio e Luglio 2025, nell’Area Marina Protetta dell’Isola dell’Asinara, durante un episodio durato oltre quaranta giorni.
Provate a immaginare cosa significhi per una gorgonia, organismo che vive attaccato alla roccia e non può traslocare. E non è l’unico effetto biologico: acque più calde stanno ridisegnando anche la microbiologia dei nostri mari.
Il 2026 non ha invertito la rotta, tutt’altro. Il bollettino di metà anno del Copernicus Marine Service segnala che le ondate di calore marine si sono estese progressivamente fino a interessare circa l’82% dell’Oceano globale, con il Mediterraneo tra le aree più colpite. E il 29 giugno 2026 i satelliti hanno rilevato anomalie termiche superficiali che in alcune zone superavano di 8°C la media 1991-2020, con i massimi al largo della Francia meridionale, attorno a Corsica e Sardegna e lungo la penisola italiana.
Un mare più caldo non resta un problema dei pesci. Restituisce all’atmosfera vapore acqueo e calore latente, alimenta le notti tropicali sulle coste, carica di energia i sistemi temporaleschi autunnali. Chi vive in Liguria o in Romagna sa bene cosa può succedere quando una perturbazione di Settembre trova sotto di sé acqua a 27°C.
Credit
- Copernicus Marine Service – Mid-year Ocean Bulletin 2026
- European Space Agency – Mediterranean Sea breaks June surface heat record
- MedECC – What climate change means for the Mediterranean Sea
- GEOMAR Helmholtz Centre for Ocean Research Kiel
- Frontiers in Marine Science – Unprecedented Mediterranean Sea warming in 2024