Fino a Ferragosto nulla cambia: il dominio resta africano
Il quadro meteo di queste ore non lascia margini a equivoci. Un promontorio subtropicale continua a distendersi sul Mediterraneo centro-occidentale e garantisce cieli in prevalenza sereni su tutta la Penisola, con l’unica eccezione dei consueti rovesci pomeridiani lungo l’arco alpino e sulla dorsale appenninica. È lo schema che si ripete ormai da settimane e che, secondo le proiezioni attuali, resisterà almeno fino a metà della prossima settimana: giorno più, giorno meno.
Non si tratta di un problema soltanto italiano. Nell’ultima settimana l’asse di inclinazione dell’anticiclone africano ha penalizzato in modo particolare i settori occidentali e centrali del continente, disegnando un blocco caldo compatto che avvolge Francia, Isole Britanniche, Germania, Svizzera, Austria, buona parte della Penisola Iberica e naturalmente l’Italia. Chi segue quotidianamente i centri di calcolo lo sa: da fine maggio l’onda di calore non si è mai davvero interrotta, e proprio in queste ore i modelli descrivono un’Europa spaccata in due dall’ondata di calore.
Perché i temporali di questi giorni fanno così male
Accanto alla calura, l’altro tema di cronaca meteorologica è quello dei nubifragi che stanno colpendo alcune regioni, spesso accompagnati da grandinate e colpi di vento a macchia di leopardo. In realtà si tratterebbe, si fa per dire, di fenomeni tipicamente estivi: quei temporali di calore che si sviluppano nelle zone montuose e che talvolta riescono a estendersi alle aree limitrofe. Il punto è la benzina a disposizione. L’enorme quantità di energia termica accumulata al suolo e il surplus termico dei mari, che cede all’atmosfera un quantitativo abnorme di vapore acqueo, trasformano un normale rovescio pomeridiano in un fenomeno estremo. È la ragione per cui, in questa fase, l’instabilità in montagna va presa molto sul serio anche quando il cielo del mattino appare limpido.
Da lunedì 17 Agosto la saccatura atlantica prova a rompere l’assedio
Ed eccoci alla data che tutti attendono. Alcuni autorevoli centri di calcolo internazionali continuano a proporre l’intervento di una rapida saccatura nord-atlantica proprio nel corso della prossima settimana, con i primi temporali attesi al nord già da lunedì 17 agosto. Sarebbe il preludio a una fase più perturbata, capace di estendersi anche al centro nei giorni successivi.
Se l’ipotesi venisse confermata, le temperature potrebbero letteralmente crollare, riportandosi verso valori più consoni al periodo. Allo stesso tempo, gli inevitabili contrasti termici darebbero luogo a un peggioramento temporalesco ben più diffuso e violento rispetto ai fenomeni di calore che stiamo registrando in questi giorni. Discorso analogo per l’Europa occidentale, visto e considerato che l’affondo dovrebbe arrivare proprio da ovest: in quella parte del Vecchio Continente potrebbe scatenarsi un’ondata di maltempo particolarmente pesante. Attualmente non tutti i modelli matematici propendono per questa soluzione, e il permanere di divergenze evolutive non consente ancora di confermare il break estivo, un nodo già emerso analizzando le insidie nascoste nelle mappe di pioggia a lungo termine.
Tra il 20 e il 24 agosto il cuore della possibile burrasca
Il periodo compreso tra il 17 e il 24 agosto potrebbe segnare il ritorno della burrasca dimenticata, con accumuli di pioggia localmente notevoli, specie sulle regioni settentrionali e lungo l’alto e medio Tirreno. Il modello ECMWF conferma la possibilità di una saccatura atlantica più decisa proprio tra il 20 e il 24 agosto, in grado di condizionare il tempo su gran parte della Penisola e di spazzare via il caldo anche dal Sud entro il fine settimana. Le due scuole di pensiero, però, non coincidono del tutto: l’elaborazione americana segnala quantitativi di pioggia anche abbondanti al Nord, in particolare lungo le Alpi, e molto meno al Centro, a causa della scarsa penetrazione della saccatura atlantica. Le ipotesi restano tutte al vaglio, come accade sempre quando una struttura anticiclonica così persistente inizia a mostrare le prime crepe.
Le aree più esposte
Secondo le ultime proiezioni modellistiche, le zone più a rischio sono Lombardia, Veneto, Emilia, Liguria, Toscana e Lazio, dove potranno svilupparsi temporali intensi, grandinate e raffiche di vento. Significa attenzione alta lungo l’asse padano, da Milano a Bologna, fino a Venezia, ma anche sulla fascia tirrenica che scende da Genova verso Firenze e Roma. L’instabilità atmosferica potrebbe estendersi anche alle zone interne del centro Italia, con fenomeni localmente forti.
Vacanzieri, prudenza sulle Alpi e sui litorali tirrenici
Chi si troverà in vacanza sulle Alpi, sulle Prealpi e lungo i litorali del Nord e dell’alto e medio Tirreno dovrà prestare la massima attenzione. I temporali potranno risultare improvvisi e violenti, con forti raffiche di vento, grandine e fulminazioni intense. In quota l’instabilità pomeridiana renderà rischiose le escursioni, mentre sulle coste tirreniche si potranno avere mare mosso e rovesci concentrati, specie tra Liguria, Toscana e Lazio. Sarà quindi opportuno monitorare gli aggiornamenti e pianificare le giornate con prudenza, evitando di affidarsi soltanto alla previsione del giorno prima.
Verso fine Agosto: rottura vera o breve parentesi?
A questo punto la domanda è inevitabile: quelle proiezioni che vorrebbero una svolta stagionale nella seconda metà di agosto sono ancora valide? La risposta è sì, anche perché a livello di circolazione atmosferica si cominciano a intravedere i segnali di un graduale declino stagionale a partire proprio dall’Europa occidentale e settentrionale. Un conto, però, è osservare quei segnali alle latitudini superiori; altra cosa è sperare che il cambiamento ci coinvolga direttamente. Anche qualora la saccatura riuscisse a raggiungerci, potrebbe trattarsi di una breve pausa in vista di un ritorno in grande stile dell’anticiclone africano: l’estate mediterranea dura talvolta anche a settembre e, negli ultimi decenni, non è raro osservare condizioni estive persino a ottobre.
Erano da tempo, però che non si prospettava una crisi stagionale intorno a Ferragosto. Negli anni Settanta e Ottanta era quasi un rito: dopo settimane di sole e caldo arrivava puntuale la burrasca di metà agosto, capace di spazzare via l’afa e di regalare giornate fresche e instabili. Nessuno voleva andare al mare dopo il 15, perché si sapeva che il tempo avrebbe cambiato volto, con temporali, venti forti e un calo termico anche brusco. Poi, verso fine mese, il clima si rimetteva e lasciava spazio a un settembre gradevole e stabile, ma ormai le vacanze erano finite.
Oggi il calendario turistico si è allungato e settembre è tornato a essere un mese di ferie, complice una stagione che sembra non finire mai.
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