Due settimane, tanto copre l’orizzonte delle mappe di precipitazione che i centri di calcolo aggiornano ogni giorno, ed è su questo orizzonte che proviamo a capire se l’Italia rivedrà finalmente la pioggia. La domanda non è banale, dopo un’estate dominata da un Anticiclone Subtropicale che ha lasciato le briciole, come raccontato analizzando il caldo record in Europa e ciò che potrebbe cambiare dopo il 24 agosto. Mettiamo quindi a confronto i due riferimenti mondiali della modellistica: l’americano GFS, gestito dalla NOAA, e il modello europeo ECMWF, elaborato dal Centro Europeo per le Previsioni a Medio Termine.
Un’avvertenza necessaria, prima dei numeri
Va detto subito, senza giri di parole: i quantitativi che seguono sono indicativi. Nessun modello, a queste distanze temporali, è in grado di dire con esattezza quali aree verranno colpite da un temporale e quali no, perché la convezione estiva lavora a macchia di leopardo e sposta gli accumuli anche di pochi chilometri. Parliamo dunque di una veduta d’insieme, di una linea di tendenza, non di previsioni puntuali. E c’è un secondo paletto: oltre il quinto giorno l’affidabilità cala progressivamente, e dopo tale soglia le mappe vanno lette come scenari possibili, utilissimi per fiutare la direzione ma da confermare a ogni aggiornamento.
La finestra dei primi cinque giorni
Fino a martedì 18 – mercoledì 19 agosto i due modelli raccontano una storia simile. Le correnti oceaniche scorrono alte, lambendo appena l’arco alpino, e l’Italia raccoglie poco: fenomeni concentrati sulle Alpi di confine, in particolare tra Piemonte, Valle d’Aosta e i settori a ridosso della Francia, con sconfinamenti sulla fascia prealpina. Il GFS disegna già in questa fase accumuli ragguardevoli sulle Alpi occidentali francesi e sui Pirenei, dove localmente si supererebbero i 60-100 millimetri, mentre la Pianura Padana, il Centro e il Sud restano ai margini, salvo qualche rovescio sull’Appennino meridionale e sulla Sicilia interna. Roba da temporali di calore, nulla di organizzato, in linea con quanto già visto in questi ultimi tempi.
Italia: piogge quasi solo a nord del Po, ma i modelli si dividono
Qui arriva il punto centrale dell’analisi, e anche la divergenza più interessante. Il modello europeo ECMWF è piuttosto avaro con le nostre regioni: nella proiezione fino a venerdì 28 agosto non vede precipitazioni abbondanti a sud del fiume Po, e concentra quasi tutto sul versante alpino e prealpino. In pratica, per il Centro Europeo la pioggia vera resterebbe confinata a nord del grande fiume, con la fascia pedemontana lombardo-veneta e l’alto Piemonte come aree privilegiate e accumuli che sulle Alpi salirebbero fino a 60-100 millimetri in quindici giorni. Sotto il Po poca roba, forse qualche temporale sbucato d’improvviso.
Molto diversa l’opinione del modello americano. Il GFS, nelle sue ultime emissioni, distribuisce precipitazioni abbondanti – non eccessive, ma degne di questo nome – un po’ su tutto il Nord Italia, comprese ampie porzioni di pianura, con una ripresa copiosa dei fenomeni sull’intera fascia a nord del Po tra il 20 e il 29 agosto. Città come Milano e Brescia rientrerebbero in pieno in questo scenario, con episodi temporaleschi ripetuti. Saranno piogge prevalentemente sotto forma di temporale, va sottolineato: fenomeni rapidi, violenti, localmente accompagnati anche da grandinate, perché l’energia in gioco è notevolissima. Chi ha ragione? Presto per dirlo. Ma quando due modelli concordano sulla cornice e divergono sui dettagli, l’esperienza insegna che la verità sta spesso nel mezzo.
Alpi, Svizzera e Austria: il serbatoio d’agosto
C’è un aspetto climatologico che aiuta a leggere queste mappe. Sulla regione alpina e prealpina agosto è un mese piuttosto piovoso, anzi: qui si toccano i picchi massimi di precipitazione dell’anno. Non deve sorprendere, quindi, che entrambi i modelli carichino accumuli importanti su Svizzera e Austria, sui settori elvetici al confine con la Francia e lungo tutta la catena fino al Tirolo. Il GFS spinge oltre i 100-150 millimetri in dieci-quindici giorni su vaste porzioni del versante nordalpino; l’ECMWF è più cauto ma conferma la sostanza. Le perturbazioni di natura oceanica, insomma, entreranno davvero in Europa, scorrendo dalla Francia verso l’Europa centrale e scaricando il grosso proprio sulla barriera alpina con instabilità e temporali. No a piogge continue e direi, benefiche.
Francia meridionale, Pirenei e Mediterraneo occidentale
Occhio anche al bacino occidentale del Mar Mediterraneo. I Pirenei e l’entroterra della Spagna nord-orientale, tra Aragona e Catalogna, figurano tra le aree più bersagliate nei primi dieci giorni, con nuclei temporaleschi capaci di accumuli localmente superiori ai 100 millimetri. La Francia meridionale parte defilata e poi, nella terza decade, verrebbe raggiunta in pieno dal flusso atlantico: il GFS dipinge sul Massiccio Centrale e sul Sud-Est francese quantitativi davvero rilevanti entro fine mese. Sono segnali coerenti tra loro, e raccontano di una porta oceanica che si riapre da ovest.


Un mare rovente che carica i temporali
Perché tanta enfasi sulla grandine e sulla violenza dei fenomeni? Il Mar Mediterraneo è caldissimo, su alcuni bacini ben oltre la norma, e un mare così produce una quantità imponente di umidità atmosferica. Quel vapore è carburante puro: rinforza sensibilmente qualsiasi impulso di aria instabile in arrivo dall’Oceano Atlantico, esattamente la dinamica descritta parlando dei temporali violenti attesi con il calo del caldo. Contrasti forti, correnti ascensionali vigorose, chicchi di grandine anche di dimensioni rilevanti: uno scenario già sperimentato più volte in questa estate, come nei recenti episodi con punte di 42°C e temporali isolati ma violenti.
Il raffreddamento slitta: una tendenza da confermare
Un ultimo tassello, doveroso. Entrambi i modelli matematici hanno rallentato il raffreddamento atteso dopo Ferragosto, spostandolo addirittura di alcuni giorni rispetto alle emissioni precedenti, in linea con le novità sul refrigerio emerse negli ultimi aggiornamenti. Il decadimento della stagione estiva, quindi, va atteso con prudenza: qualche riduzione delle temperature potrebbe palesarsi, ma non è oggetto di questa analisi e resta una linea di tendenza tutta da confermare. Quel che si evince con maggiore chiarezza è altro: non ci sarà un rientro generalizzato delle piogge abbondanti sull’Italia, bensì fasi temporalesche concentrate sulla regione alpina e prealpina, con il resto del Paese a guardare. Almeno per ora. E in un’estate così anomala, ogni aggiornamento può riscrivere il finale.
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