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Rischio Medicane nel Mediterraneo.

Un’Italia divisa tra siccità e mare bollente

La siccità che da mesi colpisce ampie porzioni d’Europa, dalla Francia all’intero comparto orientale del continente, non risparmia l’Italia. Non è una crisi improvvisa: si trascina da tempo, sedimentandosi in modo disomogeneo tra aree già in forte sofferenza idrica e altre ancora in equilibrio precario. Il quadro di questi giorni mostra il Paese nuovamente esposto a un trend che sembrava essersi attenuato nelle ultime settimane e che invece torna a manifestarsi con evidenza.

Ad aggravare la situazione contribuisce il parallelo surplus termico del mar Mediterraneo, le cui acque superficiali hanno raggiunto quest’estate valori mai registrati prima. Le due dinamiche, deficit idrico al suolo e bacino marino anomalamente caldo, si alimentano a vicenda e condizioneranno l’evoluzione meteorologica delle prossime settimane, fino a Novembre.

 

Perché l’anticiclone blocca le piogge

Il motivo dietro la persistenza del deficit idrico resta lo stesso da mesi: una protezione anticiclonica solida, ostinata, che torna a farsi invadente su gran parte del continente a partire dal 27 Settembre, come conferma la media degli scenari del modello matematico GFS-ECMWF, e condivisa peraltro da tutti i modelli matematici internazionali. L’anticiclone domina la scena meteorologica europea, impedisce l’ingresso di perturbazioni organizzate e relega le precipitazioni a episodi isolati, generati da anse depressionarie di passaggio.

Finora sono stati soprattutto i temporali a permettere al Nord Italia di recuperare parte del deficit accumulato nei mesi precedenti; le stesse speranze, nelle prossime settimane, riguarderanno soprattutto il Centro-Sud. Ma la stagione avanza, la frequenza dei fenomeni convettivi diminuisce progressivamente, e il loro contributo si sposterà sempre più verso le regioni meridionali.

 

Cosa prevedono i modelli matematici per fine mese

Una parentesi di instabilità è attesa tra il 23 e il 26 Settembre, quando il medio Adriatico e il Sud potranno beneficiare di precipitazioni sparse, anche temporalesche, secondo quanto emerge dal modello matematico ECMWF e tutti gli altri. Si tratterà di fenomeni irregolari, ma forse anche piuttosto significativi.

Sul resto del Nord, sulle regioni centrali tirreniche e sulla Sardegna, invece, non è attesa alcuna pioggia significativa: un’assenza che rischia di aggravare ulteriormente una situazione già compromessa. Anche le proiezioni più a lungo termine restano estremamente incerte per la parte finale del mese, con l’anticiclone che minaccia di prolungare il caldo anomalo fino in autunno. Qualche modello matematico ipotizza un indebolimento della struttura anticiclonica durante la prima decade di Ottobre, ma l’attendibilità di queste proiezioni, alla luce della distanza temporale è tutta da valutare.

Se l’anticiclone non collasserà in modo netto, il rischio è di dover attendere non tanto Ottobre, quanto addirittura Novembre, per vedere piogge diffuse e realmente significative. Una prospettiva che, per quanto preoccupante, non sorprende più di tanto: gli ultimi anni hanno abituato a un’estate che si prolunga ben oltre i confini tradizionali, con un autunno spesso tardivo e poco incisivo dal punto di vista pluviometrico, come confermano anche le tendenze stagionali elaborate per l’autunno 2026, che prevedono un avvio con il freno tirato e un recupero delle piogge solo più avanti nella stagione.

 

Le regioni più colpite dalla siccità

Le regioni più penalizzate restano quelle che da tempo registrano precipitazioni scarse o del tutto assenti. La Sardegna vive una condizione critica (non sono i temporali come quelli di ieri, domenica a risolvere la crisi piovosa). La Valle d’Aosta e l’ovest del Piemonte non stanno meglio: qui la pioggia manca da settimane, e le poche incursioni instabili non hanno inciso sul deficit accumulato. La Lombardia si mantiene invece su valori prossimi alla norma, senza eccessi né episodi realmente risolutivi. Ma non credo che ci sia una situazione, come dire, allettante.

Il Ponente della Liguria continua a soffrire, mentre sul resto del Centro e del Sud la situazione è ancora peggiore: Abruzzo, Umbria, Lazio e l’intero meridione mostrano segnali di stress idrico ormai consolidato, con un deficit che in molte aree si trascina da diversi mesi senza soluzione di continuità.

 

Il rischio Medicane e le prospettive per l’autunno

Proprio il surplus termico del mar Mediterraneo apre un secondo fronte di attenzione, distinto dalla siccità ma strettamente collegato a essa: le acque anomalamente calde forniscono l’energia necessaria all’innesco di vortici ciclonici dalle caratteristiche tropicali, i cosiddetti Medicane, uragani mediterranei che in media si formano una o due volte l’anno, generalmente tra Settembre e Gennaio.

Da alcuni giorni i principali centri di calcolo internazionali stanno peraltro seguendo con attenzione un profondo vortice di bassa pressione in isolamento sull’Europa orientale, sostenuto da aria fredda in quota, cercando di capire se sia in grado di raggiungere il Mediterraneo centrale. Se questo dovesse accadere, le regioni italiane sarebbero direttamente coinvolte, con effetti tutt’altro che scontati da valutare caso per caso.

Alcuni modelli matematici rilasciati nelle ultime ore ipotizzano con relativa facilità la formazione di profondi vortici ciclonici nel bacino, un segnale che non va sottovalutato: sottostimare le temperature record del Mediterraneo, come pure qualcuno ha fatto di recente, rappresenterebbe un errore. Il calore immagazzinato nel mare richiede tempo per essere smaltito, e questo potrebbe favorire condizioni propizie alla formazione di vortici intensi non solo nell’ultima decade di Settembre, ma anche a Ottobre e persino a Novembre, come approfondito nella nostra analisi dedicata al rischio Medicane.

Il trend di fondo, del resto, è ormai chiaro: stagioni sempre più dilatate, anticicloni più resistenti, perturbazioni meno frequenti e meno efficaci. In questo contesto ogni episodio piovoso diventa prezioso, ma raramente risolutivo, mentre la siccità smette di essere un evento occasionale per diventare un fenomeno strutturale con cui l’Italia e l’Europa devono ormai fare i conti.

 

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