
Quando l’Atlantico incontra un mare caldo
Le perturbazioni oceaniche che entrano nel Mar Mediterraneo trovano, specie tra fine estate e autunno, una distesa d’acqua che ha accumulato calore per mesi. Aria più fresca e umida, spinta dal flusso occidentale, scorre sopra una superficie marina tiepida. Il contrasto termico tra i bassi strati, riscaldati dal mare, e la quota, raffreddata dall’arrivo atlantico, rende l’atmosfera instabile. Il mare cede vapore acqueo in abbondanza. Quando quel vapore condensa, libera calore latente, cioè l’energia nascosta nell’umidità, che alimenta le nubi e la stessa depressione.
Ecco perché le basse pressioni sui mari italiani tendono ad approfondirsi. Il caso classico è la ciclogenesi sottovento alle Alpi, nel Golfo Ligure. Nuclei depressionari si formano o si rinforzano però anche sul Mar Tirreno e tra Sardegna e Baleari. Più il minimo si scava, più i venti meridionali e occidentali si intensificano, pompando umidità contro i rilievi che salgono dal mare.
I settori esposti: l’ovest e il Nord
Con correnti da ovest o da sud-ovest i primi a ricevere la pioggia sono i versanti occidentali. Le coste tirreniche, dalla Liguria alla Campania, e la Sardegna occidentale ricevono direttamente l’aria umida. Qui entra in gioco il sollevamento orografico: l’aria è costretta a salire lungo i pendii, si raffredda, condensa e scarica precipitazioni spesso abbondanti, a volte persistenti per molte ore sulle stesse aree.
Anche gran parte del Nord Italia resta esposta. Le correnti umide risalgono la Pianura Padana e vanno a sbattere contro l’arco alpino e prealpino, dove cadono le quantità di pioggia più rilevanti. Liguria, Piemonte, Lombardia e il Nord-Est prealpino sono tra le aree che rispondono con maggiore generosità a questo schema.
Le ombre pluviometriche
L’ombra pluviometrica è la zona sottovento a una catena montuosa, dove l’aria arriva dopo aver già scaricato la sua umidità. Scendendo si comprime e si riscalda, le nubi si dissolvono e la pioggia cala in modo netto.
Al Nord il settore più penalizzato è l’Emilia Romagna, al riparo dell’Appennino settentrionale. Con libeccio e garbino il cielo sulla pianura emiliano-romagnola può restare asciutto, perfino ventilato e mite, mentre oltre il crinale piove a dirotto.
Lo stesso meccanismo riguarda tutto il versante adriatico della Penisola, dalle Marche alla Puglia. Qui però l’ombra è irregolare. Se il minimo transita sul Tirreno e poi scivola verso est, i venti ruotano da scirocco o da levante e le precipitazioni raggiungono anche le coste adriatiche, a volte con fenomeni intensi. Tutto dipende dalla traiettoria della depressione.
Nelle Isole Maggiori lo schema si ripete. In Sardegna è il settore orientale a restare in ombra, protetto dal Gennargentu e dai rilievi interni. In Sicilia la protezione riguarda il settore orientale e anche quello meridionale, sottovento alle Madonie, ai Nebrodi e ai monti interni. La costa tirrenica dell’isola raccoglie invece la gran parte delle piogge.
In ombra si trova infine il versante ionico, dalla Calabria alla Basilicata fino al Salento. Con flussi occidentali qui arrivano soprattutto nubi sfilacciate e poca pioggia, ovviamente, questo succede con le correnti oceaniche. Le cose cambiano quando la bassa pressione si sposta sullo Ionio. Le correnti girano da oriente e lo scenario si ribalta, con precipitazioni anche forti proprio sulle zone rimaste all’asciutto fino a poche ore prima.
Credit
- Nature, npj Climate and Atmospheric Science: Mediterranean precipitation paradox during cyclones
- EUMeTrain: case study on Genoa Cyclone