
Si parla di un evento “senza precedenti” nella Stratosfera: ecco spiegato cosa sta succedendo sopra l’Artico e perché non c’è motivo di allarmarsi. Va detto, però, che si tratta comunque di un fenomeno estremamente rilevante, capace di innescare ondate di gelo vaganti nel nostro Emisfero a inizio inverno meteorologico.
Parliamo di un grande anello di venti che soffia sopra l’Artico
Negli ultimi giorni sui social e sui siti web, compreso il nostro, si legge di tutto riguardo al Vortice Polare e a un possibile Stratwarming in arrivo, con parole come “storico” o “senza precedenti” che rimbalzano da una pagina all’altra; guardando solo alcune mappe, però, è difficile capire cosa ci sia di realmente possibile. Insomma, mettiamo un freno all’entusiasmo per il grande freddo, perché c’è tempo per averlo, semmai.
Il Vortice Polare è un anello di venti che d’inverno gira da ovest verso est molto in alto sopra l’Artico e, finché resta compatto, tiene il freddo confinato in quell’area. Quando perde forza può mostrarsi ondulato, ma non è il Vortice Polare stratosferico, per intenderci, a causare direttamente le ondate di gelo, come per esempio quelle che hanno colpito il Nord America negli ultimi due eccezionali inverni.
In alcuni anni questi venti si indeboliscono temporaneamente o addirittura si invertono: l’aria fredda scende molto velocemente e la temperatura della Stratosfera sale di 50°C, a volte anche oltre, in pochi giorni. Da qui il nome di Riscaldamento Stratosferico Improvviso, che in inglese diventa la sigla SSW. Io preferisco l’italiano.
Quando lo Stratwarming diventa ufficiale
Per gli scienziati l’evento vero e proprio, quello chiamato Major, scatta quando i venti a circa 30.000 metri di quota lungo il 60° parallelo (più o meno all’altezza della Scandinavia meridionale) si fermano o girano al contrario. Sulle previsioni non c’è ancora la certezza che ai primi di Novembre l’evento si realizzi, ma considerare trascurabile ben l’86% delle simulazioni del Centro Europeo ECMWF inizia a diventare superficiale. Ebbene, quell’86% prevede l’inversione dei venti del Vortice Polare Stratosferico entro il 10 Novembre.
Perché si parla di record
La maggior parte degli Stratwarming avviene tra Gennaio e Febbraio, quando il Vortice è nel pieno delle sue forze. Guardando il primo evento di ogni stagione, i casi più precoci mai osservati risalgono al 28 Novembre, nel 1968 e nel 2025, e dal 1959 non si è mai visto un evento Major prima di quella data. Se l’inversione arrivasse nei primi giorni di Novembre, il primato verrebbe battuto di almeno tre settimane, ed è proprio la data, più di qualunque anomalia di temperatura, a rendere questo episodio così fuori dal comune.
Sullo sfondo c’è poi un El Niño molto intenso nel Pacifico equatoriale: secondo la NOAA continua a rafforzarsi ed è probabile che resti da forte a molto forte almeno fino a Gennaio-Marzo 2027. Probabilmente non si tratta di una coincidenza, perché un Pacifico così caldo tende a inviare più spinte verso la Stratosfera, come avevamo raccontato parlando dei segnali di Stratwarming invernali.
Cosa cambia per noi
Uno Stratwarming non significa gelo automatico. Il riscaldamento avviene così in alto che non lo percepiamo, e gli effetti sulla corrente a getto (Jet Stream) si vedono di solito qualche settimana dopo, senza influenzare sempre il tempo al suolo.
Molto dipenderà da dove andrà a finire l’aria fredda: per il Nord Italia, come per il Centro e il Sud, è quindi presto per trarre conclusioni, come spiegato anche nell’approfondimento sul Vortice Polare in frenata già a Novembre. Di sicuro sarà una stagione interessantissima da seguire, e per capire meglio il ruolo di questo gigante dell’atmosfera vale la pena rileggere come il Vortice Polare decide l’inverno.
Credit
- NOAA Climate Prediction Center – ENSO Diagnostic Discussion
- NOAA Climate.gov – Frequency of major sudden stratospheric warming events
- Met Office – Sudden Stratospheric Warming
- EMS Annual Meeting 2026 – Late-autumn sudden stratospheric warmings over the Arctic
