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Che cos’è il Vortice Polare e perché conta tanto

Ogni anno, quando la notte polare cala sull’Artico, l’aria sopra il Polo Nord si raffredda fino a formare un’ampia area di bassa pressione circondata da venti occidentali molto intensi, che soffiano tra 10 e 50 chilometri di quota. Questo anello di venti è il Vortice Polare e funziona un po’ come il coperchio di una pentola: finché tiene, il gelo resta confinato alle alte latitudini, mentre quando cede l’aria artica trova la strada verso sud.

 

Vortice compatto, inverno mite e umido

Quando il Vortice Polare resta forte e compatto, sull’Europa dominano le correnti occidentali, che spingono dall’Atlantico una perturbazione dopo l’altra. Per l’Italia questo si traduce spesso in un inverno mite e umido, con piogge frequenti e poche discese gelide, uno schema che negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere fin troppo bene.

 

Vortice indebolito, la porta per l’aria artica

Il quadro cambia quando il vortice si indebolisce, talvolta per effetto di uno Stratwarming, cioè un riscaldamento improvviso della stratosfera che può far salire la temperatura in quota anche di 50°C in pochi giorni. In questi casi la circolazione rallenta e si deforma, così l’aria artica può scivolare verso l’Europa centrale e, in alcune configurazioni, raggiungere anche l’Italia. Va detto che non ogni indebolimento si traduce in gelo al suolo, perché molto dipende da dove si piazzano gli anticicloni di blocco, quelle alte pressioni che deviano il flusso delle correnti.

 

Quali zone d’Italia sono più esposte

Con le irruzioni fredde da nord-est, i settori più esposti sono il Nord Italia, il medio Adriatico e le zone interne appenniniche, dove l’aria gelida arriva diretta dai Balcani senza ostacoli importanti. Il versante tirrenico, protetto dalla dorsale appenninica, vede invece la neve solo quando si forma una depressione ben posizionata, capace di richiamare umidità sopra l’aria fredda già presente.

 

Quando arrivano i primi segnali

Chi spera di sapere già oggi come andrà l’inverno deve armarsi di pazienza, perché i modelli matematici stagionali offrono soltanto tendenze di lungo periodo e i primi segnali utili sullo stato del vortice non arrivano prima di Novembre. È in quelle settimane che la stratosfera comincia a mostrare se il motore polare girerà compatto oppure perderà colpi, e solo da lì si potrà ragionare con solidità sulle reali possibilità di un inverno freddo tra Dicembre e Gennaio.

 

Credit e letture utili

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