
Di solito il tempo in Europa viaggia da ovest verso est, con le perturbazioni atlantiche che si danno il cambio una dietro l’altra portando piogge, schiarite e poi di nuovo nuvole, ma ci sono periodi in cui questo nastro trasportatore si inceppa e il tempo resta lo stesso sulle stesse zone per giorni, a volte per settimane intere. In gergo si parla di blocco atmosferico, e dietro c’è quasi sempre una vasta area di alta pressione che rimane praticamente immobile nello stesso punto.
Cosa succede quando il tempo si blocca
Un anticiclone di blocco si comporta un po’ come un masso in mezzo a un torrente: i fronti non riescono a scavalcarlo, così scorrono lungo i suoi bordi oppure restano parcheggiati dove si trovano, e in qualche caso il flusso arriva persino a invertirsi, muovendosi da est verso ovest. Chi si trova sotto l’alta pressione vive giornate asciutte e stabili anche per settimane, mentre chi sta ai margini, dove le perturbazioni si accumulano, deve fare i conti con pioggia e vento per molto tempo, ed è proprio questo il meccanismo che a volte lascia il Nord Italia a secco mentre altre zone d’Europa finiscono sott’acqua, come abbiamo raccontato parlando del Jet Stream inceppato.
Il ruolo della corrente a getto
Tutto ruota attorno alla corrente a getto, il fiume di vento che scorre in alta quota e guida le depressioni lungo il loro percorso. La sua forza dipende dalla differenza di temperatura tra le regioni polari e quelle più calde, per cui se questo contrasto si riduce il getto rallenta e l’alta pressione prende il sopravvento, mentre se il flusso si piega troppo una sua porzione può staccarsi, portandosi dietro una bassa pressione isolata e frenando ancora di più lo scorrimento da ovest a est. C’è poi lo Stratwarming, cioè un brusco riscaldamento della stratosfera sopra il Polo Nord che può mettere in crisi il Vortice Polare e favorire venti orientali con l’alta pressione posizionata a est. Qualunque sia l’origine, una volta formato il blocco diventa parecchio testardo, e anche i modelli matematici faticano a coglierne l’inizio e a stimarne bene la durata.
Blocco Omega e blocco diffluente
Le configurazioni principali sono due e si presentano soprattutto in primavera, anche se in casi eccezionali possono durare mesi in piena estate, come nel 1976, o in pieno inverno, come nel 1963, annate rimaste nella memoria di mezza Europa. Il blocco Omega deve il nome alla lettera greca maiuscola Ω che disegna sulle carte in quota: un anticiclone stretto tra due depressioni, una a ovest e una a est, entrambe un po’ più a sud, una figura frequente sul bordo orientale dell’Atlantico e sul Pacifico orientale che, quando si piazza sull’Europa centro-settentrionale, può spingere correnti orientali fino al nostro Paese. Il blocco diffluente nasce invece quando il flusso occidentale si divide in due rami, e i casi più persistenti sono quelli con un anticiclone chiuso a nord e una depressione chiusa a sud, con il maltempo che insiste a lungo sotto il minimo meridionale.
