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L’Atlantide australiana: perduta nell’oceano un’antica civiltà

Luca Martini di Luca Martini
18 Gen 2024 - 16:00
in Magazine
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La terra perduta dell’Australia

Un tempo, un vasto arcipelago si estendeva lungo la costa settentrionale dell’Australia, ospitando una popolazione che avrebbe potuto raggiungere le 500.000 persone. Questa antica patria è stata inghiottita dalle acque dell’oceano circa 14.000 anni fa, a seguito di un drastico innalzamento del livello del mare che ha interessato il pianeta.

 

La ricerca sul fondale oceanico

Un gruppo di scienziati dell’Università di Griffith ha condotto uno studio approfondito sulla topografia del fondale oceanico nella piattaforma continentale nord-occidentale dell’Australia. L’obiettivo era ricostruire l’aspetto di questa regione prima che fosse sommersa dalle acque.

I risultati hanno mostrato che l’area, ora coperta dal mare, era un tempo un arcipelago esteso, esistito tra 71.000 e 59.000 anni fa. Successivamente, tra 29.000 e 14.000 anni fa, si è trasformata in una vasta piattaforma emersa, con un mare interno e un grande lago d’acqua dolce, circondati da alte scogliere e profonde gole.

Questo periodo storico è particolarmente significativo, poiché coincide con l’arrivo degli esseri umani in Australia, circa 65.000 anni fa, provenienti dalla regione di Wallacea, nell’odierna Indonesia. I primi insediamenti umani potrebbero quindi essere stati situati proprio in queste terre ora sommerse.

 

La cultura preistorica dell’Australia settentrionale

Nonostante l’archeologia marina sia meno sviluppata in Australia rispetto ad altre parti del mondo, come il Mediterraneo, le evidenze archeologiche indicano che l’Australia settentrionale ospitava culture dinamiche prima dell’ultima era glaciale.

Il periodo di innalzamento del livello del mare è correlato a un aumento della produzione di arte rupestre e manufatti in pietra nelle regioni di Kimberley e Arnhem Land. Questo suggerisce che le popolazioni umane si spostavano verso l’interno, lontano dalle aree che venivano sommerse.

Considerando l’estensione della terra sommersa e il numero di reperti archeologici nel nord dell’Australia, gli scienziati ipotizzano che l’arcipelago perduto potrebbe aver sostenuto popolazioni umane che variavano tra le 50.000 e le 500.000 persone in diversi periodi.

 

L’”Atlantide australiana”

La scoperta di questa terra sommersa è stata soprannominata l’”Atlantide australiana”, ma questa definizione potrebbe essere ingannevole. Infatti, non sono stati ancora trovati insediamenti umani sommersi estesi o resti fisici che attestino la presenza umana in quest’area.

Il mito di Atlantide

La tendenza a etichettare qualsiasi insediamento umano sommerso come “Atlantide perduta” è comune in tutto il mondo, ma spesso non è accurata. Gli archeologi seri dubitano persino che l’Atlantide originale, menzionata nei testi antichi greci, sia mai esistita realmente.

La pubblicazione dello studio

Lo studio condotto dagli scienziati dell’Università di Griffith è stato pubblicato sulla rivista Quaternary Science Reviews, contribuendo a una migliore comprensione della storia preistorica dell’Australia settentrionale e delle sue popolazioni antiche.

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Meteorologo e geoscientist con background in Scienze Naturali, specializzazione in meteorologia e geologia applicata. Mi occupo di modellistica atmosferica, analisi di dati meteo-climatici, nowcasting per eventi estremi e valutazioni geotecniche/geomorfologiche a supporto di infrastrutture e protezione civile. Esperienza in contesti internazionali (UK, Germania). Orientato a risultati, chiarezza dei prodotti previsionali e trasferimento alle decisioni operative. Modellistica numerica; assimilazione dati, downscaling, validazione modelli Python per data analysis (xarray, pandas) GIS (QGIS/ArcGIS Pro) Gestione progetti e divulgazione tecnica

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