Cari lettori, in questo articolo abbiamo intervistato Davide Santini, esperto del team di Meteo Giornale, il quale ci spiega che cosa ci aspetta nelle prossime settimane.
Sarà un’ondata di calore eccezionale?
La risposta è sì, e le notizie non sono confortanti. Le proiezioni attuali mostrano una situazione caratterizzata da temperature estremamente elevate, con valori particolarmente critici nelle ore comprese tra sabato 20 e lunedì 22, tre giornate davvero roventi. Secondo le mappe previsionali dei modelli ECMWF e GFS, riferite alle temperature al suolo, si intravedono massime vicine ai 40°C sulla Pianura Padana, una delle zone che rischia di subire maggiormente la calura estrema in arrivo. Ma non è che altrove si stia tanto meglio: temperature molto elevate, comprese tra 37°C e 38°C, sono attese anche nelle aree interne dell’Italia centrale e meridionale. Il tutto lontano dalle coste che, ancora per qualche settimana, riescono a mitigare la calura estrema.
Quanto durerà questa situazione?
Purtroppo a lungo. Il problema principale non sarà rappresentato soltanto dai valori massimi raggiunti, già di per sé davvero elevati, ma anche dalla durata dell’episodio. Il mantenimento di temperature così alte per diversi giorni consecutivi potrebbe creare condizioni particolarmente pesanti per la popolazione, soprattutto per le persone fragili. Quando si ha un quadro atmosferico di questo tipo, la situazione rimane bloccata a lungo. Non a caso, il flusso atlantico e le perturbazioni organizzate sono destinati a restare lontani dalla scena europea almeno fino alla fine del mese di giugno. Questo significa che non sono attese vere svolte con l’arrivo di fronti perturbati capaci di interrompere in modo deciso la fase calda. Potrebbero esserci qualche abbassamento di temperatura, ma si tratterebbe di episodi assai effimeri.
Dobbiamo sopportare tanto, quindi?
Purtroppo sì. Dalle attuali elaborazioni del modello americano GFS emerge la possibilità di infiltrazioni di aria leggermente più fresca provenienti dai quadranti orientali. Questi afflussi potrebbero contribuire a spostare gradualmente verso ovest il nucleo dell’aria rovente associata all’anticiclone, portando qualche temporale in più nelle zone orientali e soprattutto un calo termico di qualche grado. La tendenza prevista tra il 24 e il 25 vede ancora una situazione molto calda e asciutta sull’Europa occidentale, mentre l’Italia potrebbe iniziare a risentire di un maggiore ingresso di aria meno torrida. Il contrasto tra masse d’aria differenti potrebbe favorire la formazione di temporali, soprattutto sulle zone montuose del nord e in parte lungo la dorsale appenninica.
Quindi non ci saranno veri break del caldo?
I fenomeni temporaleschi previsti – o per meglio dire stimati – a cominciare dalla metà dell’ultima decade del mese non sono destinati a cambiare di molto il quadro generale. Potrebbero comunque determinare un temporaneo calo delle temperature nelle aree interessate, offrendo un parziale sollievo, ma la frescura sarà localizzata e limitata soltanto ai momenti di pioggia intensa. Guardando più avanti, verso il 29-30 giugno, gli scenari previsionali suggeriscono la possibile formazione di una debole area di instabilità proprio sull’Italia. Anche in questo caso, ammesso che vada effettivamente così, gli effetti principali sarebbero legati allo sviluppo di temporali locali, più probabili sulle zone montuose ma con possibili sconfinamenti verso le pianure, in particolare al nord. Non parliamo certo di una rinfrescata generale.
Insomma, sarà un giugno bollente
Oramai sembra proprio di sì. Riepilogando, eventuali piogge e temporali avrebbero una distribuzione irregolare e non sarebbero sufficienti a modificare radicalmente il regime termico. La situazione potrebbe quindi restare caratterizzata da caldo persistente, con episodi temporaleschi limitati e prevalentemente concentrati in zone montuose e pianure prospicienti.
Voglio concludere ricordando che giugno è uno dei mesi che più ha subito lo stravolgimento meteo-climatico. Un tempo non era un mese prettamente estivo e, fino a 30-40 anni fa, si indossavano ancora maglie e giacchini fino a metà mese. Ma negli ultimi anni tutto è cambiato e l’impennata termica è ormai evidente sotto gli occhi di tutti, confermata anche dalle rilevazioni internazionali che inquadrano il Riscaldamento Globale come il principale motore di questa deriva stagionale.
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