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5283232In un’epoca in cui la crisi climatica si fa sempre più pressante, un caso giudiziario in Corea del Sud sta attirando l’attenzione internazionale per il suo approccio innovativo e la sua potenziale portata. Un bambino di un anno, soprannominato “Woodpecker”, è diventato uno dei querelanti più giovani nella storia delle cause legali sul clima. Questo caso non solo mette in luce la crescente preoccupazione per le politiche ambientali insufficienti, ma potrebbe anche stabilire un importante precedente legale in Asia orientale.

 

 

Il governo sudcoreano è attualmente sotto processo per la sua risposta ritenuta inadeguata ai cambiamenti climatici. Circa 200 cittadini sudcoreani, uniti in diverse cause, hanno portato il governo in tribunale, sostenendo che gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra (GHG) sono troppo deboli. Attualmente, il governo mira a ridurre le emissioni del 40% rispetto ai livelli del 2018 entro il 2030, un obiettivo che, secondo il Climate Action Tracker, porterebbe a un riscaldamento globale di 3°C entro la fine del secolo, ben oltre il limite di 1,5°C stabilito dall’Accordo di Parigi.

I querelanti sostengono che il governo non stia proteggendo adeguatamente i loro diritti fondamentali, tra cui il diritto alla vita, alla felicità, alla libertà generale, alla proprietà e a un ambiente sano. Inoltre, accusano lo Stato di non adempiere al suo dovere di proteggere i cittadini dai disastri. Jiyoun Yoo, attivista per la giustizia climatica di Amnesty International Korea, ha sottolineato l’importanza di queste cause per la salvaguardia dei diritti dei cittadini, evidenziando come la crisi climatica colpirà ancor più duramente le generazioni future.

 

 

Il caso sudcoreano si ispira a precedenti cause climatiche in Europa e altrove. Ad esempio, il caso Neubauer contro la Germania ha visto giovani attivisti sfidare la legge tedesca sulla protezione del clima, ottenendo un riconoscimento dell’ingiustizia intergenerazionale e spingendo il governo a fissare obiettivi più ambiziosi. Anche una recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha stabilito un importante precedente, riconoscendo le rivendicazioni di un gruppo di donne svizzere colpite dalle politiche climatiche insufficienti del loro governo.

In Asia orientale, dove il ricorso alle cause legali è spesso visto come un’ultima risorsa, un esito positivo in questo caso potrebbe incoraggiare altri paesi della regione a intraprendere azioni simili. Sejong Youn, consulente legale per il caso, ha espresso la speranza che un precedente favorevole in Corea del Sud possa innescare una tendenza simile in altre nazioni, sottolineando che nessun paese è esente dalla responsabilità di affrontare questa crisi globale.

 

 

Il caso sudcoreano, quindi, non solo mette in discussione le politiche climatiche nazionali, ma solleva anche questioni più ampie sui diritti umani e sulla giustizia intergenerazionale. Con la prossima revisione degli NDC prevista per l’anno prossimo, gli attivisti climatici sperano che questo caso costringa la Corea del Sud a essere più ambiziosa nei suoi futuri piani climatici, che si estenderanno fino al 2035.

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