Le malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson sono strettamente legate alla capacità del cervello di eliminare i rifiuti, una funzione che tende a diminuire con l’età. Recenti studi hanno dimostrato che l’uso di un farmaco già esistente può ripristinare questo processo di eliminazione dei rifiuti nei topi anziani, offrendo nuove speranze per trattamenti futuri. I ricercatori sono riusciti a invertire l’accumulo di rifiuti cerebrali legati all’invecchiamento nei topi, utilizzando un farmaco clinicamente approvato per migliorare la rimozione dei rifiuti e potenzialmente trattare i disturbi neurologici.
L’Alzheimer, il Parkinson e altre malattie neurologiche sono spesso considerate malattie del “cervello sporco”, dove il cervello fatica a eliminare i rifiuti nocivi. L’invecchiamento aumenta significativamente il rischio di queste condizioni perché, con il passare degli anni, la capacità del cervello di eliminare l’accumulo tossico diminuisce. Tuttavia recenti ricerche sui topi suggeriscono che potrebbe essere possibile invertire questi cambiamenti legati all’età e ripristinare i processi di eliminazione dei rifiuti del cervello.
Il sistema glinfatico, descritto per la prima volta da Maiken Nedergaard e colleghi nel 2012, è il processo unico di eliminazione dei rifiuti del cervello che utilizza il liquido cerebrospinale (CSF) per lavare via le proteine in eccesso generate dai neuroni e da altre cellule cerebrali durante l’attività normale. Questa scoperta ha aperto la strada a nuovi approcci per trattare malattie comunemente associate all’accumulo di proteine nel cervello, come l’Alzheimer (beta-amiloide e tau) e il Parkinson (alfa-sinucleina). Nei cervelli sani e giovani, il sistema glinfatico svolge un buon lavoro nel rimuovere queste proteine tossiche, ma con l’invecchiamento, questo sistema rallenta, predisponendo il cervello a queste malattie. Una volta carico di rifiuti proteici, il CSF nel cranio deve raggiungere il sistema linfatico e, i reni, dove viene processato insieme agli altri rifiuti del corpo. La nuova ricerca combina tecniche avanzate di imaging e tracciamento delle particelle per descrivere per la prima volta in dettaglio il percorso attraverso i vasi linfatici cervicali nel collo, attraverso i quali metà del CSF sporco esce dal cervello.
