(TEMPOITALIA.IT) L’anticiclone nordafricano persisterà, alimentando caldo e siccità specialmente nel Sud Italia e nelle Isole Maggiori. Le temperature costantemente alte di luglio hanno ridotto le risorse idriche e queste condizioni estreme persisteranno anche in agosto, con temperature elevate e afa anche dopo metà mese.

Tra il 9 e il 15 agosto, le temperature supereranno i 40°C in molte aree del Centro-Sud e delle Isole Maggiori, coinvolgendo anche il Nord Italia in un’intensa ondata di calore. Il calore e l’alta umidità possono innescare temporali estremi. La Basilicata e l’arco ionico tarantino sono stati recentemente colpiti da temporali violenti con forti venti, grandine e nubifragi. Questi eventi potrebbero diventare più frequenti durante le ondate di calore, minacciando la sicurezza delle persone e causando danni alle infrastrutture e all’agricoltura.
Un cambiamento significativo del meteo, con un ritorno a condizioni più fresche e piovose, è probabile solo nella seconda metà di agosto. Questo periodo potrebbe portare un abbassamento delle temperature e un aumento delle precipitazioni, offrendo finalmente un sollievo dal caldo soffocante che ha caratterizzato l’estate fino ad ora. Gli aggiornamenti futuri forniranno maggiori dettagli su questi possibili cambiamenti meteorologici. Nel frattempo, è importante prepararsi a ulteriori eventi estremi, mantenendo un’attenzione particolare sulle condizioni meteo.
Nord Italia in condizioni ben diverse rispetto al Sud
La primavera e la seconda metà dell’inverno nel Nord Italia sono state segnate da un meteo particolarmente piovoso, con nevicate straordinarie sulle Alpi. A metà giugno, gli strati di neve tra i 2500 e i 3000 metri erano impressionanti, soprattutto rispetto alle stagioni precedenti. Viviamo in un’era di riscaldamento globale e le estati sono diventate torride anche in alta quota.
Nonostante le abbondanti nevicate che facevano presagire una stagione estiva favorevole, il caldo esagerato di luglio ha rapidamente sciolto la neve caduta. In venti giorni, la neve al di sotto dei 3000 metri è quasi completamente scomparsa, lasciando riserve solo alle quote più elevate.
La situazione è allarmante poiché il cambiamento climatico ha trasformato il meteo alpino in un “hot spot climatico”, con effetti più gravi rispetto ad altre aree del mondo. I dati ufficiali saranno pubblicati alla fine dell’estate e le autorità competenti analizzeranno le perdite tra la prima e la seconda decade di settembre. Oltre i 3000 metri, dovrebbe esserci solo neve, permettendo ai ghiacciai di recuperare. Tuttavia, manca ancora un mese e mezzo di potenziali perdite, ma, a meno di un agosto catastrofico, non si prevedono problemi gravi come nel 2015 o nel 2022. (TEMPOITALIA.IT)









