(TEMPOITALIA.IT) Nel giro di pochissimi giorni l’Italia passerà da temperature invernali a valori quasi estivi. Un salto termico che, a sentirlo descrivere, suona ancora come qualcosa di straordinario, eppure è sempre meno una sorpresa. È la nuova fisionomia della primavera, o almeno di quello che resta di essa.
Un ribaltone che ormai si ripete ogni anno
Passare in pochi giorni da un freddo ostinato, con venti settentrionali e temperature notturne prossime allo zero, a giornate soleggiate con il termometro che scala i 25°C è diventato, anno dopo anno, qualcosa di sempre più ricorrente. L’Anticiclone Subtropicale che si consoliderà tra il 5 e il 6 Aprile ne è l’ennesima dimostrazione. Un robusto campo di alta pressione si distenderà su tutta Italia, portando cieli largamente sereni e un’atmosfera asciutta e cristallina che permetterà al suolo di scaldarsi con efficienza nelle ore centrali della giornata.
Già da ieri (Venerdì) le temperature hanno toccato punte ben oltre i 20°C in buona parte del Nord Italia, raggiungendo 24°C a Genova e in questo weekend pasquale si andrà ancora oltre: la Pianura Padana, la Toscana e il Lazio vedranno valori massimi fino a 25°C, con picchi superiori nelle aree interne e nelle vallate soggette a compressione orografica. Le notti, invece, resteranno decisamente fresche: senza nuvolosità il calore accumulato di giorno si disperde rapidamente, con i termometri che potranno scendere anche sotto i 10°C. Un’escursione termica marcata, tra giorno e notte, che merita attenzione.
Cosa sta succedendo alle stagioni: una lettura climatologica
La domanda che molti si pongono, spesso con una punta di nostalgia, è sempre la stessa: le stagioni non esistono più? La risposta onesta è che qualcosa è cambiato davvero, e non da oggi. Se fino a qualche decennio fa un inizio di Aprile con 25-27°C sarebbe stato considerato un evento raro e degno di nota, oggi capita con una regolarità che non lascia spazio all’equivoco.
Il Riscaldamento Globale non ha eliminato la variabilità primaverile, anzi per certi versi l’ha amplificata. In un contesto climatico mediamente più caldo, gli sbalzi non si attenuano, si accentuano. Le ondate di caldo precoci diventano più frequenti e intense, ma i ritorni di freddo tardivo restano possibili e anzi risultano più stranianti proprio per il contrasto con le temperature raggiunte pochi giorni prima. È questa combinazione di estremi ravvicinati la vera cifra della primavera contemporanea: non più una stagione di transizione graduale, ma un alternarsi di configurazioni opposte che si susseguono con una velocità crescente.
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