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Il primo rubino coltivato al mondo

Luisa Bruno di Luisa Bruno
28 Set 2024 - 10:45
in Magazine
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Per la prima volta nella storia un rubino è stato coltivato in situ, piantando un seme di rubino all’interno di un anello di platino. Questo approccio innovativo potrebbe rivoluzionare l’industria della gioielleria, dimostrando che non è più necessario estrarre gemme dalle miniere per ottenere pietre preziose di alta qualità. Il seme di rubino utilizzato per la crescita della pietra può essere creato a partire da materiali di scarto di gemme, che sono già abbondanti.

 

 

(TEMPOITALIA.IT) L’idea proviene da Sofie Boons, una gioielliera diventata scienziata presso l’Università del West of England (UWE). Dopo quattro anni di lavoro, ha sviluppato un processo in grado di trasformare questi scarti in pietre identiche ai rubini estratti. Boons ha dichiarato che questa innovazione potrebbe sfatare la convinzione che le gemme coltivate in laboratorio siano sintetiche o meno preziose. I rubini ottenuti crescono seguendo i modelli naturali, risultando in faccette naturali e uniche ogni volta che un seme viene coltivato.

 

 

Boons spera che la sua ricerca apra le porte a una nuova era di “gemme urbane”, capaci di contrastare i problemi sia delle gemme estratte che di quelle coltivate in laboratorio. L’estrazione mineraria ha un impatto ambientale devastante, causando erosione del suolo, deforestazione e distruzione degli ecosistemi. Anche le gemme create in laboratorio richiedono molta energia. Le gemme urbane, invece, si basano su materiali di scarto come frammenti di gemme o graniglia, che vengono poi coltivati in un forno con una soluzione di flusso. Quest’ultima abbassa la temperatura di fusione dell’ossido di alluminio, il componente principale del rubino, permettendo di ottenere un bellissimo rubino in pochi giorni.

 

 

Il risultato finale è strutturalmente identico ai rubini estratti, con la stessa qualità, ma senza l’impatto ambientale delle miniere. Boons sostiene che esiste già abbastanza materiale di scarto per portare l’industria dei rubini completamente in superficie. Secondo lei, questo metodo non è riservato solo agli scienziati, ma può essere adottato anche dai gioiellieri, poiché il processo è relativamente semplice. È entusiasta all’idea di espandere la ricerca e coltivare gemme di diversi colori in strutture metalliche diverse.

 

 

Questa tecnica innovativa permette ai gioiellieri di utilizzare scarti di gemme per far crescere pietre grandi a piacimento, senza ridurne il valore, come accadeva finora con i frammenti più piccoli. Coltivare rubini in situ potrebbe trasformare radicalmente il modo in cui i gioielli vengono realizzati. Boons vede grandi potenzialità nell’espansione della sua scoperta. La possibilità di coltivare gemme in diversi colori e strutture metalliche potrebbe aprire nuove opportunità per l’industria della gioielleria. (TEMPOITALIA.IT)

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