
(TEMPOITALIA.IT) Le pennellate di van Gogh in “La Notte Stellata” non sono casuali. Ogni tratto di pennello è studiato per creare un effetto di movimento e dinamismo. Gli studiosi hanno utilizzato tecniche avanzate di analisi delle immagini per esaminare la struttura delle pennellate. Hanno scoperto che queste seguono schemi che possono essere descritti matematicamente, in particolare attraverso le teorie di Kolmogorov sulla turbolenza. Queste teorie, sviluppate negli anni ’40, descrivono come l’energia si trasferisce attraverso diverse scale di moto turbolento, e le pennellate di van Gogh sembrano rispecchiare questi principi.
La luminosità è un altro elemento chiave nell’opera di van Gogh. In “La Notte Stellata”, le stelle e i vortici di luce sembrano emanare una propria energia. Gli studiosi hanno misurato la luminanza del dipinto e hanno trovato che essa varia in modo che può essere descritto dalle leggi della fisica della turbolenza. In particolare, la distribuzione della luminanza segue un modello che è stato descritto da Batchelor, un altro pioniere nello studio della turbolenza. Questo modello descrive come le variazioni di luminosità possono essere correlate con i moti turbolenti in un fluido.
Le scoperte fatte analizzando “La Notte Stellata” non sono solo di interesse artistico, ma hanno anche implicazioni scientifiche. La capacità di van Gogh di catturare la turbolenza in modo così accurato suggerisce che egli avesse una comprensione intuitiva di fenomeni complessi che solo decenni dopo sarebbero stati descritti matematicamente. Questo apre nuove possibilità per l’uso dell’arte come strumento per esplorare e comprendere fenomeni naturali complessi. (TEMPOITALIA.IT)






