
(TEMPOITALIA.IT) Il vento solare veloce si muove a circa 500 chilometri al secondo. Tuttavia, questa non è la velocità con cui sfugge dalla corona solare, l’atmosfera estremamente calda della nostra stella. La corona e il vento solare hanno temperature di milioni di gradi Celsius e ci si aspetterebbe che si raffreddino man mano che si espandono. Eppure, per il vento solare, il raffreddamento avviene più lentamente.
Da tempo si ipotizzava che queste due caratteristiche peculiari e inspiegabili fossero collegate. Una proposta intrigante era che le onde di Alfvén, grandi oscillazioni nel campo magnetico del Sole, fossero responsabili dell’accelerazione del vento solare. Ora, ci sono prove conclusive che confermano questa ipotesi.
La scoperta è stata possibile grazie agli sforzi combinati di due sonde straordinarie: la Parker Solar Probe della NASA e la Solar Orbiter dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). La Parker Solar Probe ha effettuato un passaggio ravvicinato al Sole, più vicino di qualsiasi altra sonda precedente. La Solar Orbiter, invece, osserva la nostra stella in modo completamente diverso. Insieme, stanno fornendo informazioni rivoluzionarie sull’ambiente solare.
“Non ci siamo resi conto subito che Parker e Solar Orbiter stavano misurando la stessa cosa”, ha dichiarato Samuel Badman, astrofisico presso il Center for Astrophysics e co-leader dello studio. “Parker ha osservato questo plasma più lento vicino al Sole, pieno di onde di ritorno, mentre Solar Orbiter ha registrato un flusso veloce che aveva ricevuto calore e con pochissima attività ondulatoria. Quando abbiamo collegato i due dati, è stato un vero momento ‘eureka’.”
La Parker Solar Probe ha misurato l’energia del flusso e ha scoperto che circa il 10% di essa era nel campo magnetico. Tuttavia, quando il vento solare veloce ha raggiunto la Solar Orbiter, l’energia del campo magnetico era solo l’1%. La conclusione era evidente: l’energia magnetica era stata trasferita al vento solare. I dati mostrano che un fenomeno chiamato switchbacks, un esempio di onde di Alfvén, era responsabile di questo scambio.
“Questo nuovo lavoro unisce abilmente alcuni grandi pezzi del puzzle solare”, ha aggiunto Daniel Müller, scienziato del progetto Solar Orbiter dell’ESA. “Sempre di più, la combinazione dei dati raccolti da Solar Orbiter, Parker Solar Probe e altre missioni ci sta mostrando che diversi fenomeni solari lavorano insieme per costruire questo straordinario ambiente magnetico.” (TEMPOITALIA.IT)






