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L’animale estinto vissuto milioni di anni prima degli umani nell’arte rupestre africana

Daniele Rossi di Daniele Rossi
21 Ott 2024 - 11:38
in Magazine
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(TEMPOITALIA.IT) Introduzione: l’enigma della pittura rupestre nel Karoo Basin

Nel Karoo Basin, una regione arida e ricca di fossili in Sudafrica, una pittura rupestre realizzata dai San tra il 1821 e il 1835 ha suscitato grande interesse tra gli archeologi. Questa antica raffigurazione mostra un animale con zanne rivolte verso il basso, suscitando diverse interpretazioni sulla sua origine e significato. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che fosse una creatura mitologica, ma recenti ricerche suggeriscono una teoria più concreta: potrebbe rappresentare un dicinodonte, una specie estinta vissuta milioni di anni fa, molto prima dell’arrivo degli esseri umani.

 

Descrizione del dipinto: il pannello del Serpente Cornuto

La pittura rupestre, nota come pannello del Serpente Cornuto, rappresenta un animale dal corpo allungato e con zanne che si curvano verso il basso. A prima vista, l’immagine può far pensare a un tricheco, ma questi animali vivono nell’Artico, molto lontano dal Sudafrica. Un’altra ipotesi iniziale è che si trattasse di una creatura del mondo degli spiriti nella mitologia dei San. Tuttavia, le figure mitologiche di questo popolo erano spesso ispirate alla realtà fisica e naturale, il che ha portato gli studiosi a cercare una spiegazione più razionale.

 

La teoria del dicinodonte: un legame preistorico

Secondo Julien Benoit dell’Evolutionary Studies Institute presso l’Università del Witwatersrand, il dipinto potrebbe essere ispirato dal fossile di un dicinodonte, un grande erbivoro dal corpo massiccio e dalle caratteristiche zanne rivolte verso il basso. Questo animale preistorico visse nella regione del Karoo fino a circa 200 milioni di anni fa. Se la teoria di Benoit fosse corretta, suggerirebbe che i San fossero a conoscenza di queste creature molto prima che venissero descritte scientificamente dagli studiosi occidentali, risalenti solo agli anni ’40 del XIX secolo.

 

L’importanza dei fossili nella cultura San

I San non solo conoscevano i fossili, ma li trasportavano su lunghe distanze, come dimostrato dal rifugio roccioso di Bolahla, dove fu trovata una falange di dinosauro. Questo comportamento conferma l’importanza dei fossili nella loro cultura e come questi potessero ispirare l’arte e i miti. Benoit sottolinea che animali estinti trovano spesso spazio nella mitologia dei San, e diversi miti raccontano di grandi animali scomparsi che vagavano per la regione. Un resoconto del 1905, ad esempio, descrive come gli antenati dei San avessero incontrato “grandi mostri, più grandi dell’elefante o dell’ippopotamo”.

 

Miti e cerimonie: l’animale della pioggia

Il dipinto con le zanne verso il basso potrebbe anche essere legato alle cerimonie per la pioggia praticate dai San. Durante queste cerimonie, gli sciamani entrano in uno stato di trance per avventurarsi nel regno dei morti e catturare animali che poi portano nel mondo dei vivi per invocare la pioggia. Il dicinodonte, essendo una specie estinta e quindi legata al mondo dei morti, avrebbe potuto rappresentare una creatura particolarmente potente per questa funzione spirituale.

 

Conoscenza indigena dei fossili: un sapere antico

La scoperta che i San potrebbero aver conosciuto i fossili molto prima degli scienziati occidentali rientra in una tendenza più ampia documentata da storici come Adrienne Mayor. Ella ha dimostrato che molte culture, come gli Indiani d’America, avevano una conoscenza approfondita dei fossili e li interpretavano in modi complessi, spesso comprendendo che appartenessero ad animali estinti da tempo.

 

Conclusione: rivalutare la conoscenza indigena

L’analisi della pittura rupestre del Karoo Basin suggerisce che la conoscenza indigena dei San sia stata spesso sottovalutata. La loro capacità di identificare e trasportare fossili, insieme alla loro rappresentazione artistica e mitologica di animali estinti, indica una profonda comprensione del mondo naturale e preistorico. Queste scoperte non solo ampliano la nostra comprensione della cultura San, ma gettano anche nuova luce sull’interazione tra arte, mitologia e scienza nelle culture indigene di tutto il mondo. (TEMPOITALIA.IT)

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