Le strategie energetiche e climatiche di Bulgaria e Polonia sono state giudicate insufficienti dalla Commissione Europea per contribuire equamente agli obiettivi dell’Unione Europea di contrastare il riscaldamento globale e garantire una transizione equa verso un’economia a emissioni zero. Entrambi i Paesi, nonostante alcuni progressi, mostrano lacune significative nei rispettivi Piani Nazionali Integrati per l’Energia e il Clima (NECP).
I NECP della Bulgaria e della Polonia sono stati sottoposti a revisione dalla Commissione Europea, che ha riscontrato diverse carenze strutturali. Entrambi i Paesi non hanno rispettato la scadenza di fine 2023 per la presentazione delle bozze iniziali, successivamente ritenute insufficienti nelle raccomandazioni pubblicate il 26 aprile. Le principali criticità includono:
- Mancanza di un’analisi chiara degli impatti socio-economici della transizione verde sull’occupazione.
- Assenza di misure adeguate per garantire una transizione giusta dal carbone verso altre fonti energetiche.
- Inadeguata considerazione della vulnerabilità ai cambiamenti climatici e dei rischi connessi al raggiungimento degli obiettivi climatici.
In entrambi i Paesi, il carbone continua a essere una fonte predominante di energia, e i piani preliminari non hanno delineato soluzioni concrete per superare questa dipendenza.
La Commissione ha però elogiato i due Paesi per le misure volte a:
- Incrementare la sicurezza energetica.
- Sviluppare ulteriormente l’energia rinnovabile.
Nonostante questi progressi, permangono preoccupazioni. Christophe Jost, funzionario della rete di ONG CEE Bankwatch Network, ha criticato i piani della Polonia che prevedono di sostituire il carbone con il gas come combustibile di transizione. Ha sottolineato che tale approccio potrebbe bloccare il Paese in una dipendenza dai combustibili fossili per anni, a dispetto degli obiettivi europei di vietare le caldaie a combustibili fossili entro il 2040.
Un’analisi pubblicata dal collettivo di ONG Climate Action Network (CAN) Europe ha evidenziato gravi lacune nei piani della Bulgaria. Tra le principali criticità:
- Mancanza di impegni ambiziosi per la decarbonizzazione degli edifici, con solo il 20% del patrimonio edilizio previsto per la ristrutturazione entro il 2050.
- Carenza di un’iniziativa governativa ‘Net-Zero’ per spingere le amministrazioni pubbliche verso la neutralità climatica.
L’ONG bulgara Za Zemiata ha definito questi sforzi “largamente insufficienti” e ha chiesto un aumento dell’efficienza energetica come priorità strategica.
La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile in Polonia ha esortato il nuovo governo Tusk a:
- Accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili nei settori dell’elettricità e del riscaldamento.
- Gradualmente eliminare l’uso di carbone e gas per il riscaldamento.
- Promuovere una dismissione più rapida dei combustibili fossili.
Tuttavia, permangono riserve sull’ampliamento delle infrastrutture per il gas e sull’aumento delle importazioni. Questa scelta potrebbe rappresentare un ostacolo per il raggiungimento degli obiettivi climatici a lungo termine.
