(TEMPOITALIA.IT) Più di trent’anni fa, durante il primo Congresso mondiale di erpetologia a Canterbury, in Inghilterra, gli scienziati hanno evidenziato un fenomeno allarmante: la misteriosa scomparsa delle rane in natura. Negli anni ’90, il veterinario australiano Lee Berger ha identificato la causa principale: un fungo parassita, il Batrachochytrium dendrobatidis (Bd), che si trasmette attraverso l’acqua.
Impatti devastanti del Bd
Originario dell’Asia orientale, il Bd si è diffuso globalmente a causa delle attività umane, rivelandosi altamente contagioso e letale. Questo fungo ha portato alla chitridiomicosi, una malattia che ha causato il declino o l’estinzione di circa 200 specie di rane. La malattia ostacola l’assorbimento di elettroliti attraverso la pelle delle rane, provocando insufficienza cardiaca, spesso fatale. Nonostante decenni di ricerche, non esiste una cura definitiva.
Segnali di speranza
Recentemente, alcuni progressi offrono nuove prospettive. Alcune rane stanno sviluppando una resistenza naturale al fungo. Inoltre, gli scienziati stanno sperimentando strategie innovative, tra cui:
- Creazione di habitat privi di Bd o trasferimento delle rane in aree più calde, dove il fungo fatica a sopravvivere.
- Utilizzo di virus specifici che attaccano il Bd per ridurne la virulenza.
- Saune per rane, ovvero rifugi termici costruiti per sfruttare la vulnerabilità del Bd al calore.
L’adattamento delle rane
Un esempio concreto di adattamento naturale è la rana corazzata della nebbia, ritrovata nei Tropici umidi del Queensland, in Australia. Questa specie, ritenuta estinta, vive in zone più calde e soleggiate, dove le alte temperature (>30 °C) riducono l’aggressività del fungo. Il biologo Conrad Hoskin sta trasferendo queste rane in habitat simili per studiarne la salute e la resistenza.
Rifugi termici e genetica
Il biologo Anthony Waddle ha sviluppato rifugi termici per creare ambienti più caldi e ridurre le infezioni da Bd. Questi rifugi, paragonati a “saune per rane”, hanno mostrato risultati positivi in uno studio pubblicato su Nature nel 2024. Parallelamente, la biologa Tiffany Kosch sta esplorando approcci genetici. Sequenziando il genoma di specie vulnerabili, come il corroboree meridionale, sta cercando geni associati alla resistenza al Bd. Questa ricerca potrebbe portare alla creazione di rane geneticamente modificate resistenti al fungo.
Una battaglia in corso
Nonostante le difficoltà, l’ottimismo è cruciale per i ricercatori impegnati nella conservazione delle rane. La ricerca prosegue per sviluppare strategie efficaci contro il Bd, con l’obiettivo di salvare le specie minacciate e prevenire ulteriori estinzioni. (TEMPOITALIA.IT)





