(TEMPOITALIA.IT) Nel nostro Emisfero settentrionale, si registra una copertura nevosa da record, un aspetto significativo per il clima. Questo fenomeno influenza l’albedo, cioè la capacità della superficie terrestre di riflettere i raggi solari, riducendo l’assorbimento del calore. Una maggiore estensione della neve implica una diminuzione della temperatura rispetto a condizioni prive di neve. Poi c’è una novità che analizzeremo qui nel seguito: la Quasi-Biennial Oscillation (QBO) ha invertito le correnti, da ovest ad est.
Una Madden-Julian Oscillation (MJO) intensa, combinata con il passaggio della oscillazione quasi biennale (QBO) da occidentale a orientale, amplifica il meteo estremo su scala globale. La MJO influenza le precipitazioni tropicali, la corrente a getto e la formazione di tempeste tropicali, mentre la QBO orientale altera la stabilità del Vortice Polare. In Europa, queste dinamiche possono causare anomalie climatiche: ondate di freddo intenso e neve in inverno, piogge torrenziali o periodi di stabilità atmosferica. In estate, possono verificarsi ondate di calore o temporali violenti. La combinazione di questi fenomeni accentua l’incidenza di eventi meteorologici estremi.
Ma torniamo alla copertura nevosa. L’albedo generato dalla neve così diffusa può anticipare eventi di gelo intenso nei prossimi due mesi. Sebbene alcune aree europee, come le Isole Britanniche, abbiano una copertura nevosa minore grazie all’influenza della Corrente del Golfo, altre zone del continente risultano coperte. In regioni come l’Asia alla stessa latitudine dell’Italia, la neve è invece più frequente, favorita dalla presenza di rilievi e altopiani.
Ci troviamo in dicembre, un mese che non segna il picco massimo di copertura nevosa. Tuttavia, si prevede che entro gennaio questa aumenterà ulteriormente, intensificando l’effetto albedo. Un incremento della copertura nevosa potrebbe generare temperature più rigide rispetto a quelle registrate lo scorso anno. Anche se continueranno a verificarsi incursioni di aria tropicale dall’Atlantico centrale verso le Isole Britanniche e la Scandinavia, le perturbazioni previste in queste zone porteranno nevicate consistenti, soprattutto in Russia europea e Scandinavia.
Le alte pressioni che si formano in Europa tendono a deviare le perturbazioni atlantiche verso il Nord Europa, accumulando precipitazioni nevose. Quando queste si spostano a sud, possono provocare nevicate eccezionali in regioni non abituate a simili eventi meteorologici. Tale dinamica climatica suggerisce che gennaio potrebbe essere caratterizzato da ondate di freddo intenso, anche sull’Italia.
Nonostante l’alta pressione attesa nelle prossime settimane, si prevedono irruzioni di aria fredda che potrebbero interessare vaste aree dell’Emisfero settentrionale. Va ricordato che, nel corso del tempo, le previsioni di alta pressione spesso sono state ridimensionate, correggendo l’impressione di inaffidabilità dei modelli matematici. La percezione comune tende a ritenere più precise le previsioni di caldo anomalo rispetto a quelle di ondate di freddo intenso, ma questa visione necessita di una revisione critica.
I modelli stagionali suggeriscono temperature mediamente superiori alla norma di circa 0,5-1°C, un valore modesto e coerente con gli effetti del cambiamento climatico. Tuttavia, la particolare configurazione emisferica di quest’anno potrebbe favorire condizioni più fredde rispetto a gennaio 2024, rendendo il mese prossimo potenzialmente più rigido. (TEMPOITALIA.IT)






