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Meteo Val Padana, la più forte nevicata. Resto d’Italia, sommersa

Federico De Michelis di Federico De Michelis
02 Gen 2025 - 09:45
in A La notizia del Giorno, A Prima Pagina, A Scelta della Redazione, Meteo News, Zoom
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(TEMPOITALIA.IT) In questi giorni, siete sicuramente bombardati da notizie che parlano della possibilità di avere freddo nei prossimi giorni, con nevicate previste in alcune aree. Tuttavia, il tempo verbale al condizionale indica che si tratta di una probabilità e non di una certezza, poiché le previsioni meteo, come suggerisce la parola stessa, non garantiscono mai una totale affidabilità. La loro precisione aumenta nei primi giorni di validità e si riduce progressivamente col passare del tempo. In occasione di ondate di freddo, l’affidabilità delle previsioni cala ulteriormente, ma le proiezioni a lungo termine restano indispensabili per affrontare e comprendere gli eventi meteo estremi.

 

Nel frattempo, abbiamo commesso errori nella formazione culturale legata al clima: le fonti di informazione che istruiscono i nostri ragazzi, in particolare nei libri di geografia, spesso riportano elementi sul clima del passato, spacciandoli per quelli che ci si dovrebbe attendere oggi. La geografia, materia già spesso trascurata in Italia, rischia così di trasmettere informazioni non aggiornate. Si tende a descrivere il nostro clima come se fosse immutato, ma la realtà è che il nostro clima si sta tropicalizzando, con temperature elevate che persistono per oltre sei mesi all’anno. D’inverno, viene ancora descritto il clima del Nord Italia, specialmente della Pianura Padana, come caratterizzato da nebbie dense, gelate e nevicate ricorrenti.

 

Tuttavia, eventi meteorologici di questo tipo non si verificano più da molti anni. Un episodio significativo è stato quello del 28 dicembre 2020, che colpì solo il settore centro-occidentale, sebbene con nevicate abbondanti. Del resto, ciò che viene riportato nei libri di geografia, pur essendo strumenti utilissimi per la formazione culturale generale, non rispecchia più la realtà climatica odierna. Sarebbe auspicabile che i libri del futuro fossero sempre più collegati a Internet, per offrire aggiornamenti costanti sul clima globale e su ciò che accade al nostro pianeta. Questo è particolarmente importante perché saranno le nuove generazioni a dover affrontare un clima molto diverso, non solo rispetto al passato, ma anche rispetto al presente.

 

Il contesto climatico attuale mostra un quadro chiaro e preoccupante: nelle regioni settentrionali d’Italia, la temperatura media è aumentata di circa 2 °C rispetto agli anni ’70. Nel resto d’Italia, l’aumento è stato meno marcato, ma comunque superiore a 1 °C. Anche se questi valori possono sembrare modesti, rappresentano un cambiamento significativo. In alcune stagioni, le anomalie climatiche, ovvero le differenze rispetto alla media di riferimento, superano i 5 °C per periodi prolungati. Assistiamo regolarmente a ondate di calore, non solo in estate, che rendono insopportabili le giornate e ci obbligano a installare impianti di climatizzazione sempre più diffusi.

 

Inoltre, si stanno verificando ondate di calore anche durante l’inverno. Attualmente, ad esempio, è in corso un periodo di bel tempo e clima mite, che tuttavia non dovrebbe essere considerato normale per la stagione.

 

I nostri 2 °C di aumento della temperatura media contrastano in maniera evidente con quanto accaduto nel resto del pianeta, dove l’incremento medio dalla metà degli anni ’70 è stato di circa 0,7 °C. In alcune regioni del mondo, tuttavia, l’aumento della temperatura è stato persino maggiore di quello registrato in Italia.

Questo riscaldamento è stato rilevato soprattutto negli ultimi 12 anni ed è attribuibile principalmente a due fattori. Il primo è la diminuzione delle irruzioni di aria fredda provenienti dalla Russia durante l’inverno, fenomeno che ha contribuito a innalzare le temperature invernali. Il secondo fattore è legato alla crescente persistenza delle alte pressioni africane durante l’estate, che causano ondate di caldo prolungate, contribuendo così al riscaldamento complessivo.

 

Con un aumento di 2 °C, qualcuno potrebbe pensare che, invece di neve, oggi cada pioggia a temperature sopra lo zero. Tuttavia, il clima e la meteo non sono lineari, ed è caratterizzato da una caoticità intrinseca. Il dato dei 2 °C rappresenta una media; in alcuni periodi invernali si osservano anche 5 °C sopra la norma, e in determinate località il divario può essere ancora maggiore. Inoltre, le precipitazioni durante l’inverno nelle regioni settentrionali italiane si sono sensibilmente ridotte, trasformando l’inverno in una stagione secca, con gravi ripercussioni sull’industria del turismo invernale. Le Alpi, un tempo coperte di neve, oggi spesso ne sono quasi prive. Le elevate temperature in quota, molto superiori a quelle delle pianure, rendono complicata persino la produzione di neve artificiale. Fortunatamente, il basso tasso di umidità in alcune zone consente alla neve caduta di conservarsi più a lungo.

 

Nonostante ciò, la scienza meteorologica prevede che in futuro torneranno le nevicate, ma saranno legate a eventi meteorologici estremi. Il rischio è chiaro: le ondate di freddo saranno meno frequenti ma molto più intense, accompagnate da nevicate eccezionali. L’aumento del vapore acqueo nell’atmosfera, causato dal riscaldamento globale, crea le condizioni ideali per nevicate straordinariamente abbondanti. Un esempio recente è rappresentato dalle nevicate natalizie sugli Appennini, dove alcune località scarsamente popolate hanno registrato in 72 ore accumuli di oltre 200 cm di neve, accompagnati da venti fortissimi, interruzioni nell’energia elettrica e isolamento delle comunità.

 

Tuttavia, affermare che la neve non tornerà più è un errore. In Pianura Padana, ad esempio, è vero che le nevicate non saranno più frequenti come in passato, poiché il clima e le stagioni sono cambiati. Oggi, per avere neve in pianura, sono necessari fenomeni meteo estremi. La presenza di barriere naturali, come l’arco alpino a nord e gli Appennini a sud, influisce ulteriormente, ostacolando l’arrivo di aria fredda o umida nelle regioni settentrionali. Negli ultimi anni, le nevicate in Emilia-Romagna sono state sporadiche, anche se non del tutto assenti.

 

Anche le stagioni intermedie hanno risentito di questi cambiamenti. La primavera è caratterizzata da gelate tardive, che causano danni significativi all’agricoltura. Gli agricoltori proteggono i vigneti e gli alberi da frutto con metodi innovativi: in Valtellina e nelle vallate del Trentino, ad esempio, si irrora acqua per evitare che i frutti si congelino. In autunno, invece, la prima parte della stagione somiglia sempre più a un’estate tardiva, con temperature elevate.

 

In Valpadana, dove un tempo gli inverni erano caratterizzati da abbondanti nevicate, queste sono oggi eventi eccezionali. La configurazione delle correnti atmosferiche, come la “porta dell’est”, condiziona le nevicate. Perché queste tornino con frequenza, sarebbe necessaria una ripresa della circolazione atmosferica fredda dalla Russia, ma tale fenomeno appare sempre meno probabile, mentre altre regioni del mondo, come il Nord America, sperimentano ondate di gelo più violente.

 

Infine, il ruolo del Vortice Polare e delle alte pressioni tra Islanda e Groenlandia resta cruciale. Se tali configurazioni atmosferiche favorissero il gelo sull’Europa, l’Italia potrebbe essere interessata solo marginalmente, evitando i rigori estremi che colpiscono altre nazioni vicine. (TEMPOITALIA.IT)

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Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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